Bob McAdoo, il campione dei due mondi

Bob McAdoo, il campione dei due mondi

Compie 70 anni il primo ed unico cestista della storia a militare nella Serie A italiana dopo aver vinto il premio di MVP Nba

Valerio Ciaccio/Edipress

25 settembre

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Se il fisico gli avesse permesso di giocare con la palla a spicchi in mano a questa età, probabilmente Bob McAdoo sarebbe ancora lì a battagliare sotto canestro per un rimbalzo. Prima di essere deliziati dalle fantasticherie di Michael Jordan, i tifosi dei Tar Hills furono spettatori di una stagione memorabile nel 1972 che portò il college di North Carolina fino alle Final Four della Ncaa. La superstar di quella squadra era proprio lo statuario ragazzotto che cercava di portare in alto la squadra dei suoi conterranei. Bob guidó il suo team a un record di 29 vittorie e 5 sole sconfitte, dimostrando fin da subito le sue straordinarie doti offensive che lo porteranno ad essere il miglior marcatore della Regular Season Nba per 3 stagioni consecutive dal 1973 al 1975.

McAdoo in NBA


Nell’estate del ‘72 viene chiamato dai Buffalo Braves con la seconda scelta assoluta al draft e al suo primo anno si consacra come Rookie dell’anno, onorificenza che raggiunge risultando per distacco il miglior giovane nella stagione regolare. Il coach dei Braves Jack Ramsey, riportando McAdoo al centro dell’area difensiva avversaria, segnó la vera svolta della sua carriera. La stagione seguente, l’originario di Greensboro vince la classifica marcatori con 30.6 punti di media e porta la squadra di Buffalo ai playoff per la prima volta nella storia della franchigia. Nel 1974-75, al suo terzo anno da professionista, Bob tocca il suo apice personale firmando 34.5 punti di media e trascinando letteralmente i suoi al terzo posto in graduatoria prima dei playoff oltre a garantirsi così il titolo di MVP. Nonostante i suoi 37.4 nella postseason, i Braves si fermano solo nel finale di gara 7 della semifinale di Conference contro Washington. Dopo questa stagione inizia una parte buia della carriera di McAdoo: uno zigzag tra più franchigie, dove però non riesce a lasciare il segno e permette ai più scettici di sottolineare il fatto che ci sia stata tanta precocità nei traguardi personali della sua carriera quanta nella picchiata della sua parabola discendente. Quando si inclinano i rapporti con i Braves, i primi a bussare alla porta di Bob sono i Knicks, che dopo averlo tanto voluto non riescono a mantenere un equilibrio di squadra a casa del suo dualismo con Haywood, l’altra superstar del team. Dopo quasi tre stagioni dove a regnare è l’altalenanza, New York lo cede e lui viene a conoscenza del trasferimento solo leggendo un quotidiano. Con l’umore discretamente basso, Bob si avvia verso una nuova avventura a Detroit dove però passerà 2 anni costellati di infortuni. Viene scambiato ancora una volta e tenta la fortuna nell’altra sponda della New York cestistica. Ai Nets però rimane per pochi mesi prima di ricevere il tanto atteso regalo di Natale il giorno della vigilia del 1981: la chiamata da parte dei Los Angeles Lakers. In gialloviola McAdoo ha l’umiltà di reinventarsi gestendo il suo fisico ed essendo parte integrante delle 4 finali consecutive della squadra dal 1982 al 1985. Vince la prima e l’ultima, risultando decisivo con il suo apporto partendo dalla panchina e spaccando le partite con il suo ingresso. Quando i Lakers iniziano il loro processo di svecchiamento a fine ciclo, si trasferisce a Philadelphia. Scontento dopo appena un anno ma, ancora voglioso di giocare, decide di volare oltreoceano diventando così il primo e tuttora unico MVP Nba a militare nella massima serie italiana. 

McAdoo in Italia

 

Con Milano trionfa fin da subito, conseguendo quello che in gergo calcistico al giorno d’oggi si chiama “triplete” nella prima e magica annata del 1987. Chiude la carriera a 41 anni giocando qualche match a Fabriano dopo 2 anni a Forlì. Nel cuore dei tifosi italiani, e soprattutto della allora Tracer Milano, rimarrà scolpita l’immagine del prodigioso recupero in gara 5 a Livorno che permise ai meneghini di vincere l’ennesimo campionato nel 1989. L’emblema di Bob McAdoo, divenuto Hall of Famer nel 2000, è proprio questo: una carriera non convenzionale passata prima a stupire con la sua classe, poi riadattata in mezzo alla mischia a sporcarsi nel fango. 

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