Il cuoio

Monza 1971: quella volata che ha fatto storia

Il 5 settembre di cinquant’anni fa il finale più spettacolare di sempre, con cinque monoposto al traguardo racchiuse in soli 61 centesimi

Difficile che in futuro si possa rivedere in F1 una corsa come il GP di Monza 1971, uno dei più spettacolari di tutta la storia. Mai dire mai, ovviamente. Ma è anche vero che la vittoria clamorosa di Peter Gethin, arrivata il 5 settembre di cinquant’anni fa, è una gara figlia del suo tempo, di una F1 diversa, romantica, velocissima e pericolosissima. È l’ultima corsa disputata nella vecchia configurazione, quella classica, del Tempio della Velocità: quattro lunghi rettilinei e le curve Lesmo, Ascari e Parabolica. Niente chicane, che sarebbero arrivate dall’anno dopo per aumentare la sicurezza dei piloti diminuendo la velocità; basti pensare che quel 5 settembre le macchine andarono a una media di 242,615 km/h. Numeri pazzeschi, così come pazzesco fu il finale, con l’arrivo in volata più famoso della storia della F1, con Gethin a vincere di qualche centesimo di secondo dopo gli ultimi giri da brividi.

La vigilia della gara

Quella domenica, a Monza, non ci si gioca il titolo mondiale, già saldamente in mano a Jackie Stewart (Tyrrrell). Qualche scuderia vede la prova di Monza come l’occasione per effettuare qualche test, altri piccoli marchi vogliono cogliere l’attimo e stupire. Tra di essi, la Matra di Chris Amon e la BRM, in griglia con addirittura quattro vetture, per Gethin, Siffert, Marko e Ganley. Non c’è invece la Lotus. È infatti passato solo un anno dal terribile incidente che ha tolto la vita a Jochen Rindt, primo e unico campione del mondo postumo nella storia della F1. Il patron del team inglese, Colin Chapman, è inseguito dalla legislatura italiana, e in Lombardia non si presenta, ma manda solo una 56B dal motore a turbina con Emerson Fittipaldi al volante. Per la Surtees corre Mike Hailwood, il campionissimo delle due ruote.

Le qualifiche e il colpo di scena

Sta per iniziare un weekend a suo modo storico. Lo si intuisce già dal sabato, con le qualifiche che vedono primeggiare Amon e la sua Matra, miglior tempo, seguito dal ferrarista Ickx e da Siffert. In pratica, tutte monoposto spinte da un motore a 12 cilindri, avvantaggiate dalla presenza dei rettilinei. E la prima macchina a non avere un V12, bensì è un V8, è la Tyrrell di Cévert, quinta. Dominerà la velocità, ma anche l’imprevedibilità. Al via, a partire meglio è subito la Ferrari di Clay Regazzoni. Nessuno ha però fatto i conti con Ronnie Peterson e la sua March, che prendono il comando, seguiti da Stewart e ancora Regazzoni. È soltanto l’inizio, perché a fine gara la posizione di testa cambierà ben 25 volte. Vanno tutti incredibilmente forte e incredibilmente veloci. Si sfiorano i 250 orari. Con una concorrenza simile, a far la differenza possono essere gli imprevisti e i guasti tecnici. I primi a “cadere” sono Stewart, Ickx, Regazzoni e Siffert. Amon passa in testa e sembra poter tagliare il traguardo per primo. Ma accade qualcosa di clamoroso: il pilota neozelandese tenta di sistemare la sua visiera a strappo, ma finisce col rimuoverla completamente. Quando capisce di star correndo a oltre 240 orari senza protezione al viso, rallenta vistosamente e abdica. Chiuderà sesto.

Il terzo incomodo

Anche Hailwood partecipa alla conta dei leader della gara. Poi, ecco Gethin e la sua BRM. Ma appena inizia l’ultimo dei 55 giri previsti ecco il sorpasso apparentemente definitivo di Peterson. E qui entra in gioco anche François Cévert. Il francese dagli affascinanti occhi azzurri si porta al comando dopo il rettilineo centrale, prima della Parabolica. Intende farsi superare apposta da Peterson per poi prendergli la scia in volata. Entra in Parabolica prendendo l’esterno; Peterson, stupito dalla manovra, è costretto a frenare per andare all’interno. Ma c’è il terzo incomodo: è Gethin, che ha preso la scia di Peterson, sorpassando Hailwood, e vola lungo il rettilineo finale corpo a corpo proprio con lo svedese; Cévert, beffato anche lui, fatica a rientrare dall’esterno. Cinque monoposto si fiondano sul traguardo quasi contemporaneamente, tutte racchiuse in 61 centesimi. I giudici ricorrono al fotofinish e decretano Peter Gethin vincitore del Gran Premio di Monza 1971 per 1/100 di secondo su Peterson. È inutile specificare che si tratta del distacco più breve della storia e anche la vittoria arrivata dopo la posizione di qualifica più bassa di sempre (l’inglese era partito 11°). Il Peterson furioso darà la colpa al musetto della BRM, secondo lui più lungo di quello della sua March. Dettagli; perché sul podio, a sorridere, ci va Gethin. È la sua prima (e rimarrà l’unica) vittoria in F1.