Il cuoio

Concetto Lo Bello, il “fischietto d'oro” italiano

Intransigente, brillante, galantuomo, il direttore di gara siracusano detiene il record di arbitraggi in Serie A: 328. Aneddoti e retroscena di una carriera straordinaria 

Rude, severo, onesto. Basterebbero, o forse no, questi aggettivi per descrivere Concetto Lo Bello, arbitro italiano che ha segnato un’epoca del calcio. Abbandonate le speranze di una carriera da atleta dopo aver praticato discipline come lancio del peso, del giavellotto e del martello negli anni studenteschi, il “tiranno di Siracusa”, come venne scherzosamente ribattezzato, decise di dedicarsi al calcio, ma non da giocatore bensì da intransigente direttore di gara. In realtà tentò di guadagnarsi da vivere scorrazzando sulla fascia sinistra dell’Archia di Siracusa, ma ben presto capì che la sua vera vocazione era l’arbitraggio. La sua grandissima personalità gli permise di mettersi subito in mostra e nel giro di un decennio, a soli 30 anni, iniziò ad arbitrare in Serie A facendo il suo esordio il 9 maggio 1954 in un Atalanta-Sampdoria finito 1-1. Sarà la prima di una serie interminabile di partite che lo porterà a stabilire un record pazzesco: 328 gare in A. Ben presto divenne un’icona del mestiere e nel 1958 venne designato come arbitro internazionale, dirigendo 93 gare, tra cui una finale delle Olimpiadi del 1960, una semifinale del Mondiale 1966, le finali di Coppa dei Campioni 1968 e 1970 e due finali di Coppa delle Coppe. 20 anni dopo la prima volta, Lo Bello appende il fischietto al chiodo dirigendo la finale di Coppa Uefa tra Feyenoord e Tottenham vinta per 2-0 dagli olandesi. In mezzo un’antologia sterminata di aneddoti, storie, accadimenti nei quali Lo Bello recitava sempre il ruolo di protagonista. Dotato di una personalità debordante, il fischietto siracusano segnò in maniera indelebile il modo di arbitrare una gara, tanto da parlare di un vero e proprio lobellismo. 

Concetto Lo Bello, il primo arbitro a parlare in tv

Mentre da anni si discute di dare la possibilità agli arbitri di parlare davanti alle telecamere per spiegare le proprie decisione, Lo Bello lo fece già quasi 50 anni fa. Era infatti La Domenica sportiva del 20 febbraio 1972 quando, commentando un rigore non concesso durante Milan-Juve, disse: “Non si aspetterà che io le dica che in questa occasione il giocatore è stato più furbo di me che, d’altra parte, non avevo la moviola e, quindi, non ho potuto vedere che era stato commesso il fallo…”. Sulla panchina rossonera quel giorno sedeva Nereo Rocco. E fu proprio il Paron a inchinarsi dinanzi all’arbitro siciliano dopo che questo lo aveva espulso, in una scena rimasta negli annali del calcio. È la vigilia della Pasqua 1973, 21 aprile, e all’Olimpico di Roma va in scena Lazio-Milan, gara valida per la 26ª giornata del campionato di Serie A. I padroni di casa sono avanti 2-0, ma a inizio ripresa Rivera accorcia. Il Diavolo si gioca lo scudetto con la Juve (chiuderà secondo a un solo punto di distanza dai bianconeri), pertanto cerca fino alla fine il pari. Lo trova con Chiarugi, ma Lo Bello annulla. Dalle immagini del tempo si vede un disperato Albertino Bigon che chiede spiegazioni all’arbitro, mentre Rocco è incontenibile a bordo campo. Il tecnico triestino avvicinandosi al guardalinee urla “ladri, ladri”, accorre Lo Bello e con calma dice Qualcosa non va signor Rocco?. E allora si accomodi fuori”. Il Paron si inchina e lascia il campo. Lo Bello era “la prima donna” dei 23 in campo. Nel 1966 fece quasi scoppiare un incidente diplomatico l’espulsione di Cislenko per un fallo di reazione nella semifinale mondiale tra Germania Ovest e URSS (2-1). 

Concetto Lo Bello: ombre e aneddoti sul fischietto siracusano

Concetto Lo Bello era un uomo e un arbitro tutto d’un pezzo, intransigente, incorrompibile. Nel 1945, quando aveva iniziato da appena un anno la carriera di arbitro, tentarono di comprarlo con un sacco di frumento, ma disse di no. Così come rifiutò i cinque milioni di lire che Totò Villardo, presidente del Bari, gli offrì per un pareggio contro il Cosenza nel 1963. Il fischietto siracusano aveva una personalità tanto carismatica quanto discussa: il 5 febbraio 1967, durante uno Spal-Napoli valido per la 19ª giornata di Serie A, concesse ben tre calci di rigori ai campani mandando su tutte le furie l’allora Ministro delle Finanze Luigi Preti, tifoso dei ferraresi e socialdemocratico, che, per tutta risposta, gli mandò a casa gli ispettori fiscali. Poi ancora il rapporto “speciale” con Rivera, quella volta in cui durante un Roma-Napoli del 29 ottobre 1972 afferrò un tifoso che aveva tentato l’invasione di campo e lo consegnò alle forze dell’ordine a calci sulle terga, o ancora quando allo Stadio Collana al Vomero, tranquillo e con la sicurezza di un “domatore”, portò a termine la partita Napoli-Juve con 5000 tifosi a bordo campo. La sua straordinaria personalità lo portò a dover rinunciare ai Mondiali del 1970 in Messico. Come ammesso dallo stesso Guillermo Canedo, numero uno dell’organizzazione della competizione iridata: “Lo Bello è troppo bravo. Ma con la sua personalità annienta i giocatori e il gioco. Diventa il protagonista del match ed è quello che noi non vogliamo”. 

La carriera politica

Il direttore di gara siciliano era uno da prima pagina, insomma, ragion per cui si dedicò alla politica sia durante la sua carriera arbitrale, ricoprendo il ruolo di consigliere comunale e assessore allo sport, al turismo e alla cultura a Siracusa, che dopo aver appeso il fischietto al chiodo. Il suo impegno politico proseguì poi anche a livello nazionale in Parlamento con la trionfale elezione, 64mila voti di preferenza, nel 1972; una scelta confermata, sempre con la D.C., per altre tre legislature. Fino all’elezione a sindaco di Siracusa nel 1986, ruolo che ricoprì solo per pochi mesi. Il 9 settembre 1991, dopo una lunga malattia, Concetto Lo Bello si è spento all’età di 67 anni presso la sua abitazione di via Senatore Di Giovanni.