Il cuoio

Calciomercato: il gran rifiuto di Riva alla Juve

Nel 1973 bianconeri pronti a strappare Rombo di Tuono ai rossoblù, ma i tifosi spinsero la società a rinunciare alle avances della Vecchia Signora

Impossibile, per il Cagliari Calcio, trovare figure più rappresentative di Gigi Riva. L’indimenticabile bomber rossoblù, che seppe portare la città e la Sardegna in Italia, come affermò Gianni Brera dopo che il Cagliari vinse lo scudetto nel 1970, di quella squadra era l’alfiere indomito, l’uomo di sfondamento, la garanzia di successo. Personaggio peculiare, forgiato senza grazia da un’adolescenza insolitamente difficile, Rombo di Tuono - soprannome, anch’esso, ideato dalla penna di Brera - era arrivato sull’isola non ancora ventenne, quasi spaventato e con un’irrefrenabile voglia di andare in un luogo diverso che non fosse quello segnato da una natura selvaggia il cui fascino non era di immediata percezione. Seppe resistere, andare avanti, trovare spazi e tempi per mettere radici che poi lo legarono a un territorio dal quale niente riuscì più a staccarlo. Nemmeno le sirene del calciomercato, che con le sue voci più o meno veritiere ogni estate proiettava sulle prime pagine dei giornali la stagione successiva di Riva lontana dall’abbraccio maliardo di una terra avara solo in apparenza. 

Il giocatore più desiderato

A contendersi le sue conclusioni devastanti, le sue sbracciate a contatto coi difensori, la sua voglia di riscatto erano le grandi squadre del Nord: la Juventus, l’Inter, il Milan. Facendo leva sulle loro capacità economiche, a turno si facevano avanti per provare a strappare l’attaccante di Leggiuno da quello che era diventato il suo habitat naturale, facendo affidamento sul potere quasi irresistibile che sa esercitare il denaro. Ogni anno una scommessa sulle capacità persuasive di milioni di lire che avrebbero foraggiato le casse della società e soddisfatto le pretese più capricciose di qualsiasi campione. Non di Riva che, avendo conosciuto da ragazzo l’aridità di una vita spogliata dei sentimenti, sapeva dare ai soldi il valore che meritano. Non che dubbi, nel corso di tredici anni di militanza rossoblù, non ci siano stati. Ma alla fine Rombo di Tuono non lasciò mai il Cagliari anche perché, quando sembrava che quel momento fosse arrivato, fu la piazza a sollevarsi per reclamare la sua permanenza nell’isola. 

Simbolo di fedeltà al Cagliari

Avvenne nell’estate del 1973, quando la Juventus, per metterlo sotto contratto, si rese disponibile a fare una vera follia, arrivando a offrire 400 milioni di lire oltre al trasferimento di quattro giocatori di primo livello: Bettega, Gentile, Cuccureddu e Musiello. In altre parole, un’offerta complessiva da 2 miliardi e 300 milioni di lire. Una somma pazzesca, che probabilmente avrebbe avuto l’effetto sperato dalla Juventus ove non fossero insorte circostanze, che consigliarono i vertici bianconeri a soprassedere, legate ai tumulti di piazza che si sollevarono quando il passaggio di Riva alla corte degli Agnelli sembrò arrivare a concretizzarsi. Minacce di bombe e di attentati nonché l’eventualità del rapimento del presidente cagliaritano Arrica dissuasero la Juventus dall’andare avanti in quella trattativa diventata ormai insostenibile. Senza considerare, poi, la posizione dello stesso Riva che, deluso dalle modalità con cui la società aveva portato avanti la negoziazione - senza interpellarlo direttamente - si era sentito trattato come un oggetto e non come un uomo sul quale pesava la rappresentatività di un’intera regione. Lo spargersi della notizia del suo mancato trasferimento scatenò caroselli di giubilo per tutta la città mentre vessilli rossoblù andarono ad ornare le finestre delle sedi dei club dei tifosi organizzati. Riva non se n’era andato nemmeno in quell’estate del 1973 e, a quel punto, era evidente ai più che, ormai alla soglia dei trent’anni, avrebbe terminato la carriera nel Cagliari, diventando per sempre un simbolo di fedeltà da ostentare orgogliosamente verso il continente.