Il cuoio

Calciomercato: estate 1991, alla Lazio arriva Paul Gascoigne

Nonostante il grave infortunio la trattativa con il Tottenham viene chiusa già a maggio, ad agosto l’arrivo a Fiumicino:  è delirio generale biancoceleste

«È colpa mia, solo Dio può sapere che cosa mi sia passato per la testa quando ho commesso quel fallo su Charles. Di sicuro c’è solo una cosa: non farò più interventi del genere. Purtroppo il giorno della finalissima contro il Nottingham ero ancora più carico di quando è iniziata la semifinale Mondiale con la Germania. Sentivo troppo un appuntamento importante per me e, soprattutto, per i tifosi del Tottenham. Mi dispiace». Sono le tristi parole espresse da Paul Gascoigne ai microfoni del Sun, pochi giorni dopo la finale di FA Cup giocata il 18 maggio 1991. Il dispiacere, però, non coinvolge solo l’estroso fantasista inglese: oltre a Gazza, che dovrà restare fermo ai box per l’intera stagione successiva, coinvolge anche tifosi e dirigenza della Lazio. Proprio in quel periodo Gianmarco Calleri, con la solita stretta collaborazione del ds Carlo Regalia, sta definendo il passaggio in biancoceleste del centrocampista. Sul fallo senza senso ai danni del terzino del Forest – dal quale scaturirà il vantaggio della squadra di Brian Clough, prima della vittoriosa rimonta degli Spurs – Gazza ha la peggio, compromettendo in primis la carriera, ma anche la sua imminente esperienza in Serie A. Cambiano così, repentinamente e inaspettatamente, le sfumature di una trattativa che comunque andrà in porto. Il Tottenham è in crisi, ha bisogno di cedere, mentre la Lazio non vuole rinunciare a un campione, un po’ pazzo sì, ma pur sempre un calciatore che porterebbe un entusiasmo senza precedenti sotto i riflettori di una piazza che vuole tornare alla ribalta. 

La lunga trattativa

Gascoigne è tra i calciatori più forti al mondo. Solo pochi mesi prima è stato un fenomeno come Diego Armando Maradona a incoronarlo pubblicamente come suo successore. Il gravissimo infortunio influisce sulle cifre dell’operazione tra Lazio e Tottenham, ma ai tifosi importa poco: sognano lo sfrontato fuoriclasse inglese. A conferma di ciò, uno striscione esposto all’Olimpico il 26 maggio ’91, in occasione dell’ultima gara di campionato contro la Samp fresca scudettata: “Happy birthday Gazza!”. Il giorno dopo quella partita, infatti, Gascoigne avrebbe soffiato su 24 candeline. Sono proprio quelle le ore in cui la dirigenza biancoceleste chiude i discorsi con gli Spurs, assicurandosi, a partire dalla stagione 1992-93, uno dei più forti in circolazione. L’accordo viene raggiunto da Carlo Regalia e Maurizio Manzini: la Lazio verserà nelle casse del Tottenham una prima tranche che si aggira intorno agli otto miliardi di lire (la seconda arriverà nell’estate successiva con Sergio Cragnotti al timone). Questa transazione consente al club inglese di tappare il buco con l’esigente Midland Bank. Inoltre, viene pattuito che Gascoigne si curerà in Italia: «Noi paghiamo ma vogliamo la responsabilità del recupero fisico del giocatore». Un altro snodo fondamentale riguarda il contratto del calciatore: partirà ufficialmente dal 1° luglio 1992, consentendo alla Lazio di non occupare lo slot per lo straniero senza poterne beneficiare. Sarà proprio questo tassello, una volta ceduto definitivamente Pedro Troglio, a consentire l’acquisto di un altro grandissimo come Thomas Doll.  

L’arrivo a Roma e le prime parole 

Gascoigne sbarca a Fiumicino accolto da una marea di tifosi il 22 agosto 1991. Il giorno dopo ecco le prime parole: «Sono qui per prendere la tintarella e guidare la Lazio a ritmo di rap. Una cortesia: chiamatemi Gazza. Paul è un’esclusiva delle donne che mi invitano a letto». Gazza si presenta nella sala dell’Hilton così, accolto dal presidente Calleri e dai tifosi vip Sandra Milo ed Enrico Montesano, con buffi occhiali, scoppoletta degli Irriducibili e sciarpetta biancoceleste al collo: è uno spettacolo. Le risposte ai giornalisti sono tutto un programma, ma c’è anche un messaggio: «Per combattere gli Hooligans è necessario educare le nuove generazioni, recuperare antichi valori, imporre una filosofia diversa. Il calcio è allegria, ironia, divertimento: una poesia di emozioni». Dell’Inghilterra gli mancheranno i giornalisti, che lo seguivano ovunque. Alla domanda del perché ha scelto la Lazio risponde: «Per amore. Proprio così. E non è retorica. A Fiumicino mi sono commosso. Tanta gente, un’accoglienza fantastica. Indimenticabile. Trascinerò la Lazio…». La sera stessa si reca all’Olimpico per assistere all’amichevole di lusso tra biancocelesti e Real Madrid. 40mila spettatori tutti per lui. La Curva Nord gli dedica tre disegni – una pinta di birra, un dolce, una ragazza senza veli – e uno striscione che recita: “Noi ti vogliamo così”. Giro di campo di rito ed entusiasmo alle stelle: nonostante manchi ancora un anno al suo debutto ufficiale, la Gazza-mania è già contagiosamente scoppiata.