Il cuoio

Calciomercato: quando Antognoni portò Rui Costa a Firenze

Cruijff lo aveva già scelto per il suo Barcellona, le elezioni presidenziali del Benfica cambiano lo scenario: e il fantasista sbarcò alla Fiorentina

Ci sono centrocampisti d’attacco che il ruolo di trequartista lo ricoprono; ce ne sono altri, molto più rari, che lo incarnano. Manuel Rui Costa è appartenuto a questa cerchia ristretta, tecnicamente elitaria, esteticamente deliziosa. Lo aveva capito prima di tutti gli altri un signore che a Lisbona gli aveva spalancato le porte delle giovanili del Benfica, dopo averlo visto in una partitella. Rui Costa doveva compiere ancora sei anni, quel signore si chiamava Eusebio.

 

Cruijff lo voleva al Barcellona 

Qualche anno più tardi, un’altra leggenda gli aveva messo gli occhi addosso, con molte più referenze a suffragio e con la certezza di averlo a disposizione di lì a qualche settimana: Johan Cruijff lo aveva scelto per il suo Barcellona. L’affare era dato per concluso al punto tale che tanto in Portogallo quanto in Spagna stavano già circolando sue foto con addosso la maglia del club catalano. Affare “concluso” per il corrispettivo di nove miliardi di lire. In quegli stessi giorni, però, si verificava l’avvicendamento ai vertici del Benfica, le cui casse societarie languivano e il presidente appena eletto, Manuel Damasio, si riserva di non giudicare bastevole quell’offerta, chiedendo due miliardi in più. In quello stesso periodo, un dirigente della Fiorentina aveva messo gli occhi addosso a Rui Costa durante l’Europeo Under 21; un dirigente non casuale, che risponde al nome di Giancarlo Antognoni, uno che può giudicare un calciatore, in particolare per quel ruolo, da un solo passaggio filtrante. 

La mossa di Antognoni e lo sbarco a Firenze

Qualche giorno dopo, si concretizza l’offerta della Fiorentina, mentre i dirigenti del Barcellona si sono indispettiti; c’è soltanto uno scoglio, non di natura economica ma riguardante le ambizioni del giocatore: come convincerlo ad accettare il trasferimento a Firenze quando si è già visto con la maglia blaugrana addosso? E’ qui che arriva la “giocata”, dal punto di vista dirigenziale, da parte di Antognoni, che punta sull’appeal dei propri trascorsi da fuoriclasse più che su quello rappresentato dalla maglia viola: «Sogno di consegnarti la mia maglia numero 10…»; come a dire che ha già visto, non semplicemente intravisto, in lui il suo degno erede. Rui Costa si convince, anche in ragione di quei due miliardi in più che rappresentano una maggiore boccata di ossigeno per il Benfica e per il suo dissesto finanziario; lo fa anche per quello che considera il club della sua vita. Non può ancora sapere che un’altra vita calcistica lo attende già, sotto la Cupola di Brunelleschi.