Il cuoio

Calciomercato: quando il Milan beffò tutti e comprò Sheva

Con 41 miliardi di lire i rossoneri strapparono a una nutrita concorrenza l’attaccante della Dinamo Kiev dopo una trattativa condotta in segreto

Fax da Barcellona, 5 novembre 1997: Italo Galbiati, osservatore del Milan, ha appena visto Barcellona-Dinamo Kiev di Champions League, partita finita 4-0 per gli ucraini al Camp Nou. Scrive, riferendosi a uno dei due attaccanti della squadra ucraina, autore di una tripletta quella sera: “Giocatore fortissimo fisicamente, veloce, rapido nel dribbling, calcia bene con entrambi i piedi“. Galbiati conclude: “Superfluo aggiungere altro: è da Milan”. Quel calciatore si chiama Andriy Shevchenko e di lì a un anno e mezzo farà le valigie da Kiev in direzione Milano, pagato “soli” 41 miliardi. Nemmeno tanto, visto che nella stessa sessione di mercato Christian Vieri ne verrà valutato 92. Diventerà uno dei più grandi nella storia recente rossonera. 

Il colpo di Silvio Berlusconi 

Naturalmente Sheva non è solo sul taccuino di Galbiati, in quei mesi. L’attaccante ucraino è uno dei pezzi pregiati del calciomercato europeo, quindi ci vuole un tempismo non indifferente per portare a casa l’affare al prezzo e alle condizioni ideali. Il Milan lavora sottotraccia, ancora di più quando l’anno successivo la Dinamo Kiev viene trascinata in semifinale sempre da un Shevchenko sontuoso, capocannoniere del torneo con 8 gol a pari merito con Dwight Yorke. L’accordo tra i rossoneri e gli ucraini, in compenso, viene concluso già all’inizio del 1999, ma viene tenuto nascosto fino alla fine della stagione, circa, quando il Milan nel frattempo ha vinto lo scudetto. Intanto buona parte delle altre big d’Europa è beffata e Sheva, nato peraltro lo stesso giorno del presidente Silvio Berlusconi, è del Milan.

Il ringiovanimento della rosa del Milan 

Shevchenko arriva a metà giugno del 1999 e nei piani rossoneri rappresenta l’ingresso nel nuovo millennio con una ventata d’aria fresca. Sta per compiere 23 anni e si ritrova in una rosa invece abbastanza in là con gli anni a partire dai suoi due compagni d’attacco: Bierhoff, infatti, ne ha 31, mentre Weah va per i 33. «Gli abbiamo fatto un contratto per cinque stagioni, il massimo possibile; naturalmente speriamo che rimanga con noi di più», sottolinea l’amministratore delegato del Milan, Adriano Galliani. Lo scudetto vinto in rimonta sulla Lazio ha un po’ scombussolato i piani, nel senso che questo titolo inaspettato costringerà da subito ad alzare l’asticella a una squadra che nel complesso ha bisogno di essere rifondata più a fondo. Atterra da solo a Malpensa con un volo proveniente da Zurigo: la famiglia è rimasta in Ucraina. È fatto così, Sheva, che si presenta senza parlare mezza parola d’italiano, ma mettendosi fin da subito a studiare la nostra lingua in maniera intensiva. Per Andriy è come se fosse un altro di quegli allenamenti durissimi di Valeri Lobanovski, il suo ex allenatore alla Dinamo e padre putativo, “il Colonnello” che tanto aveva dato al calcio sovietico prima e ucraino in seguito. Sarà un’avventura indimenticabile, quella del “Re dell’Est”, come diventerà Shevchenko in uno degli striscioni più celebri della curva dei tifosi del Milan: uno scudetto, un Pallone d’Oro, e soprattutto la Champions del 2003 oltre a una Coppa Italia, una Supercoppa Italiana e una Supercoppa Europea. Tutto da protagonista, tutto da campione. Sì, aveva ragione Galbiati: era veramente uno da Milan.