Calciomercato: Giugno 1984, Napoli milionaria con Maradona

Calciomercato: Giugno 1984, Napoli milionaria con Maradona

Una battuta di Ferlaino, un sondaggio di Juliano, poi la prima offerta e la trattativa col Barcellona, fino al miracolo: e Diego sbarca sotto il Vesuvio

Paolo Marcacci/Edipress

13 agosto

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Il solo fatto che fosse plausibile fare il suo nome per una squadra italiana senza maglia a strisce, rende l’idea di come e quanto la Serie A della prima metà degli anni Ottanta fosse il regno del possibile e di come ogni ipotesi di calciomercato, quando non ancora vera, potesse avere da subito perlomeno il crisma della verosimiglianza. Lui, peraltro, già un anno prima, intervistato dal Corriere dello Sport-Stadio durante un passaggio a Fiumicino, aveva già detto, di fronte a un piatto di spaghetti fumante, che se un giorno fosse venuto a giocare in una squadra italiana, avrebbe scelto Napoli senza esitare. Lui era Diego Maradona; l’altro, se così si può dire, il presidente del Napoli Corrado Ferlaino, che nella sua metodologia dirigenziale univa gli slanci quasi poetici di una sognante ambizione a una praticità operativa cinica e smaliziata, per questo efficacissima.

Oltre il calcio

Che il solo accostamento del nome di Maradona alla città di Napoli, prima che venisse intavolato alcunché, fosse una questione che travalicava la sfera calcistica per investire in senso lato quella culturale, è testimoniato da due elementi: quando iniziò a circolare l’ipotesi, Ferlaino riscosse il consenso di quasi tutti i politici della città, senza distinzione ideologica o di schieramento; al tempo stesso, dovette prendere atto del dissenso degli intellettuali partenopei, per una questione prevalentemente morale, salvo poi ritrovarli a vario titolo, nel corso degli anni a seguire, a celebrare le gesta del dio pagano destinato a dar vita a una nuova iconografia cittadina, a circoli pseudo ellenici come il “Te Diegum”, a una idolatria che sarebbe sopravvissuta al Maradona calciatore prima, all’uomo poi, purtroppo.

La trattativa per portare Maradona a Napoli

Già, ma...come fece, alla fine, Ferlaino? Beh, potremmo affermare, anzi, lo ha ricordato lui stesso, che la prima volta che lo disse, maggio 1984 nella serata di Italia-Germania a Zurigo, stava facendo soltanto una battuta. Profetica, perché quando il direttore generale del Napoli, Antonio Juliano, aveva contattato il Barcellona per un’amichevole, si era sentito rispondere che Maradona non ci sarebbe stato, causa infortunio. Dopo un paio di sondaggi, Juliano venne a scoprire che si trattava di una versione di comodo per coprire una voce imbarazzante per il club catalano, ossia che l’argentino era già da qualche tempo in rotta con il Barça. A quel punto, la battuta di qualche settimana prima subisce una mutazione genetica, evolvendo in ipotesi: Ferlaino inaugura un sondaggio ufficiale, sentendosi rispondere dalla dirigenza che ci sarebbero voluti tredici miliardi di lire, soprattutto perché nessuno a Barcellona pensa che il Napoli possa stanziare una cifra simile, a maggior ragione se per un solo giocatore, sia pure il migliore e più appetibile al mondo. E se lo pensano, in quel momento, hanno pure ragione. Quello che nemmeno gli smaliziati dirigenti catalani possono supporre è che da quel momento in poi vari poteri, a Napoli, si mobilitano per far sì che la risposta possa diventare affermativa: il sindaco Scotti funge da intermediario tra Ferlaino e il presidente del Banco di Napoli Ferdinando Ventriglia. A quel punto i soldi ci sono, con tutta la riprovazione di una parte di opinione pubblica che non si fa pregare per esternare tutta la sua disapprovazione dal punto di vista morale. Non per questo, diventa semplice la trattativa, anche perché i tempi sono strettissimi e a Ferlaino serve un ulteriore, risolutivo guizzo a livello di inventiva. Quest’ultimo segmento d trattativa va scandito con tempi cinematografici: ultimo giorno di trattativa, il presidente del Napoli vola in Lega, a Milano, dove consegna una busta. Vuota. Segue un altro volo, a Barcellona, dove fa firmare Maradona per poi tornare a Milano in piena notte, precipitandosi in Lega dove ottiene la comprensione e la cortesia di una guardia giurata alla quale dice di aver sbagliato una procedura e di dover integrare una documentazione. Sale negli uffici, porta via la busta vuota che nessuno aveva ancora aperto e la sostituisce con quella contenente il contratto più fantasmagorico nell’intera storia del calciomercato in Italia. Il 30 giugno del 1984 Diego Armando Maradona diventa ufficialmente un giocatore del Napoli, con l’eco di un clamore planetario. Che tipo di afflato sentimentale abbia istantaneamente preso il via tra un calciatore e una città intera si capisce al primo atto, non tanto ufficiale quanto popolare, di Maradona a Napoli: la presentazione del 5 di luglio allo stadio “San Paolo”, dove la gioia che trabocca dalle tribune sembra più esplosiva ancora di quella che seguirebbe (e che seguirà, in più occasioni) alla conquista di un trofeo. Il perché ha una spiegazione sentimentale, poetica, se volete anche sociologica: il migliore di tutti ha scelto Napoli, ogni miserabile l’indomani avrà un motivo per svegliarsi signore. Il resto è storia, ma ci piace chiudere con una citazione cinematografica quanto mai contestualizzata, dal film “Così parlò Bellavista” di Luciano De Crescenzo: “San Gennà, non ti crucciare, tu lo sai ti voglio bene, ma ‘na finta e Maradona squaglia ‘o sanghe dint ‘e vene”

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