Olimpiadi Atlanta 1996 e Sydney 2000: i due argenti di Fiona May

Olimpiadi Atlanta 1996 e Sydney 2000: i due argenti di Fiona May

La lunghista britannica naturalizzata italiana è salita due volte sul secondo gradino del podio ai Giochi Olimpici

Redazione Edipress

2 agosto

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Nativa di Slough, una cittadina della contea inglese del Berkshire, Fiona May ha gareggiato in cinque edizioni dei Giochi Olimpici (1988, 1992, 1996, 2000 e 2004): due in rappresentanza della Gran Bretagna, tre per il tricolore italiano. Stiamo parlando senza dubbio di una delle atlete più rappresentative del nostro Paese, che detiene tutt’oggi il record italiano del salto in lungo (ha migliorato la sua prestazione addirittura in sette occasioni). Tre volte campionessa Mondiale della disciplina (due outdoor, una indoor), proprio con la divisa azzurra è riuscita in due occasioni a salire sul podio alle Olimpiadi.

L’argento ad Atlanta 1996

 

La ventisettenne italo-inglese arriva all’ultimo atto delle Olimpiadi americane di Atlanta ’96 da grande favorita e in forma smagliante. La temibilissima tedesca Heike Drechsler è costretta a dare forfait a causa di un infortunio, mentre la padron di casa Jackie Joyner partecipa ma a mezzo servizio. Nel primo dei sei salti arriva subito la sorpresa: a mettersi in luce è la nigeriana Chioma Ajunwa, che raggiunge un incredibile 7,12. Proveniente da un passato nel calcio femminile, dotata di un fisico completamente diverso dalla nostra atleta – brevilineo e dalla muscolatura più strutturata – dopo questo primo incredibile salto sembra quasi impossibile privarla di un posto sul podio. La gara si protrae, Fiona è l’unica delle 10 partecipanti alla finale a completare tutte e sei le esibizioni. Il suo miglior salto è il secondo, quando la lunghista azzurra, in seguito alla solita imponente falcata, raggiunge i 7,02 scrivendo il nuovo record italiano (sarà proprio lei a migliorarlo raggiungendo i 7,11 in occasione degli Europei di Budapest del 1998). Il primato italiano però non basta: l’oro va alla nigeriana, mentre la May deve accontentarsi della medaglia d’argento. 

La medaglia a Sydney 2000

 

Ai Giochi Olimpici australiani la batteria delle finaliste è più agguerrita: non c’è più la campionessa in carica Chioma Ajunwa (ritiratasi nel ’99), ma rientra l’oro olimpico di Barcellona grande assente ad Atlanta, la tedesca Drechsler, rivale storica della nostra azzurra. La prima esibizione premia Fiona May, che parte meglio di tutte raggiungendo i 6,76. Fiona si migliora ancora e sembra non poter più trovare ostacoli verso la medaglia dal metallo più prezioso. Ma dopo un 6,48 e un nullo, nonostante il 6,92 in crescendo della May, la Drechsler tira fuori tutto il suo orgoglio: sul tabellone si legge 6,99, distanza che basta per l’oro olimpico. Negli ultimi tre salti, infatti, le prestazioni di tutte le atlete calano vertiginosamente senza cambiare gli equilibri della gara. La graduatoria verrà poi stravolta nel 2009, quando il CIO revocherà per doping il bronzo olimpico della terza classificata, la statunitense Marion Jones, assegnandolo alla quarta classificata, la lunghista russa Tatiana Kotova. Nonostante il rammarico per non essere riuscita a ripetere le sue migliori prestazioni, che gli avrebbero permesso di portare a casa la medaglia d’oro, alla fine della prova Fiona May lascia comunque trasparire la sua soddisfazione: "Questa Olimpiade è stata molto dura,  è il secondo argento che vinco e viene dopo un anno difficile. E poi sono stata battuta dalla Drechsler: quando alla fine ci siamo abbracciate, lei mi ha detto ‘ti lascio tutto’. Sono arrivata a tanto così dall'oro ma un argento così è bello”.

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