Il cuoio

Andrea Fortunato: l'angelo della Juve volato in cielo troppo presto

L'indimenticato terzino bianconero nasceva a Salerno il 26 luglio 1971, un destino crudele se lo portò via a soli 23 anni

«A 23 anni era già il terzino sinistro titolare della Juventus e aveva debuttato in Nazionale. Uno di quelli che guardi alla tivù o sui giornali e pensi: "Ha tutto". E anche: "Non gli si può togliere niente". Invece gli si può togliere tutto: prima il gioco, poi la vita» (Gabriele Romagnoli). Andrea Fortunato si era elevato prepotentemente verso la ribalta del calcio che conta: un instancabile faticatore della fascia sinistra, un angelo che arava il campo su e giù, che aveva realizzato il sogno di indossare la maglia bianconera, quella per cui tifava da bambino. Arrivò alla Juve con tutte le carte in regola per diventare un grande: 10 miliardi nelle casse del Genoa e il più polivalente terzino del futuro a disposizione di Giovanni Trapattoni. Iniziò al meglio la sua avventura, affermandosi come titolare fisso nell’undici del Trap. Poi tutto cambiò: la sua corsa cominciò a rallentare, quella sfrontatezza con cui un giovane vuole spaccare il mondo venne meno. I tifosi non potevano sapere, nessuno poteva sapere che quell’inspiegabile calo era dovuto a un fattore non poco rilevante. Presto le critiche nei sui confronti si trasformarono in aggregazione verso un giovane che doveva giocare, a soli 23 anni, la sua partita più importante: quella per la vita. Una leucemia se lo portò via: fu uno strazio per la famiglia, per tutta l’Italia del pallone e non solo. Fu un’ingiustizia, una di quelle a cui spesso la vita ci condanna. La Juventus vinse lo scudetto 1994-95 in suo nome, nel nome del terzino che doveva essere l’erede di Cabrini, nel nome di un indimenticato angelo bianconero. Quest’angelo nasceva a Salerno il 26 luglio del 1971, e quindi, a 50 anni di distanza, mandiamo un bacio al cielo per Andrea Fortunato.