Mauro Tassotti, dalla scuola Lazio al Milan campione del mondo

L’attuale vice di Shevchenko sulla panchina dell'Ucraina si è reso protagonista di una carriera formidabile, inizata in biancoceleste e proseguita con i successi in rossonero 

Mauro Tassotti, dalla scuola Lazio al Milan campione del mondo

Redazione EdipressRedazione Edipress

Pubblicato il 3 luglio 2021, 16:02

Dici Tassotti e pensi subito al Milan. Potenza dei 36 anni passati a Milanello, dal 1980 al 2016, quando Shevchenko lo chiama come suo vice sulla panchina della Nazionale ucraina. Quello che magari i più giovani non ricordano è che Tassotti, romano classe 1960, è un prodotto del settore giovanile della Lazio

Le giovanili e l’esordio con la Lazio

Ha quasi 19 anni quando esordisce in serie A, il 5 novembre 1978. Causa infortuni, Lovati lo piazza in difesa (più da centrale che da terzino), attingendo nuovamente al vivaio dal quale erano usciti i talenti migliori di quella squadra: Agostinelli, Manfredonia e Giordano, all’epoca poco più che ventenni. Tassotti viene confermato anche la settimana successiva, nel derby, dove colpisce addirittura un palo. Poi fa la spola tra la prima squadra (13 presenze) e la Primavera, con la quale vince una Coppa Italia. L’anno dopo diventa titolare, giocando 27 partite e conquistando la salvezza. Esplode però lo scandalo del calcioscommesse e la Lazio viene retrocessa. 

Le vittorie con il Milan 

Tassotti finisce tra i cadetti, ma con l’altra squadra coinvolta nell’inchiesta, il Milan, diventandone subito titolare. Altri tre anni tra B e A, il primo gol nella massima serie contro la Sampdoria (febbraio 1984), e poi l’incontro con Nils Liedholm, che sottopone quel terzino grezzo e roccioso a ore di addestramento, affinandone la tecnica e insegnandogli la zona. È il trampolino di lancio verso la gloria: con Sacchi, Tassotti va a comporre lo storico quartetto con Maldini, Baresi e Galli prima, Costacurta poi, vincendo uno scudetto, due Coppe Campioni e due Intercontinentali. Poi, nel 1991 arriva Fabio Capello e Tassotti, con i suoi compagni, entra nella leggenda. L’anno di grazia è il 1994: il Milan vince il terzo scudetto consecutivo subendo solo 15 gol e batte il Barcellona 4-0 nella finale di Champions League. È proprio Tassotti ad alzare la Coppa, al posto dello squalificato Baresi. Passa qualche settimana e il “Tasso” parte per un altro viaggio da sogno: quello verso i Mondiali americani. In panchina c’è il suo vecchio mentore, Sacchi, che lo ha fatto esordire in Nazionale due anni prima, a quasi 33 anni. Parte titolare nella prima contro l’Irlanda, poi tante panchine fino ai quarti con la Spagna. In pieno recupero, il terzino rifila in area una gomitata a Luis Enrique. Anni dopo dirà che fu un gesto istintivo: ma la Fifa utilizza per la prima volta la prova tv e lo squalifica per otto giornate. 

Il ritiro e la carriera di allenatore

Il tempo di vincere un altro scudetto nel 1996 e poi, a 37 anni, si ritira, giocando l’ultima partita a San Siro contro il Cagliari da centrocampista centrale. Resta nel Milan, da allenatore delle giovanili. Vince due tornei di Viareggio, l’ultimo nel 2001, pochi giorni prima di sostituire Zaccheroni, insieme a Cesare Maldini, sulla panchina della prima squadra. Raggiunge un posto in Uefa e torna nei ranghi, come vice di Terim, Ancelotti, Leonardo e Allegri. Nel 2012, Tassotti arriva vicinissimo a un clamoroso ritorno alla Lazio. Viene infatti contattato da Lotito per sostituire il dimissionario Reja, ma non se la sente di accettare a campionato in corso e resta al Milan. Dopo l’esonero di Allegri, torna in panchina per una partita (ottavi di Coppa Italia contro lo Spezia), per poi affiancare Seedorf. A fine anno passa dietro la scrivania, come osservatore. Poi, a luglio 2016, l’addio al Milan, che lo saluta con un lunghissimo comunicato, che gronda riconoscenza e finisce così: “E’ un grazie, ma non è solo un grazie. Ebbene sì, è anche commozione. Tasso, è stato e sarà sempre un piacere”.

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