Serginho, il "Concorde" del Milan compie 50 anni

Serginho, il "Concorde" del Milan compie 50 anni

Nato a NiIopolis il 27 giugno 1971, il brasiliano ha trascorso 9 stagioni in Italia vincendo tutto con i rossoneri allenati da Carletto Ancelotti 

Jacopo Pascone/Edipress

27 giugno

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La maggior parte dei bambini brasiliani cresce con un pallone tra i piedi sognando di poter diventare calciatore. Non Sergio Claudio dos Santos, per tutti Serginho. Il laterale sinistro verdeoro che abbiamo apprezzato in Italia negli anni d’oro del Milan, diventa calciatore quasi per caso. Durante l’età scolare pratica infatti svariati sport raggiungendo eccellenti risultati con l’atletica. In questa disciplina il giovane brasiliano mette in luce quella che poi si dimostrerà la sua grande qualità sul rettangolo verde: la corsa. L’assenza di uno studente nella squadra di calcio della scuola, porta il giovane atleta a sostituirlo… Serginho inizia la sua carriera professionistica tardissimo, a 21 anni, nel 1992, con la modesta Itaperuna. Le falcate devastanti sulla fascia sinistra cominciano a mettere il brasiliano nei radar di club di categoria superiore: sbarca al Bahia, prima di vestire le maglie di Flamengo e Cruzeiro. La svolta con l’arrivo al San Paolo nel ‘96. Qui trova continuità di rendimento e titolarità. Serginho gioca esterno alto, ma lì c’è Denilson, per questo viene arretrato sulla linea dei difensori. Con l’arrivo in Europa dell’ambito dribblomane carioca, riprende la sua posizione avanzata. La sua avventura nella Tricolor Paulista dura solo un’altra stagione: nell’estate ’99 si scatena l’asta europea. La prima a smaniare per lui – come successo l’anno prima con Denilson, che alla fine approdò al Betis per 63 miliardi di lire – è la Lazio di Cragnotti. Anche in questo caso non se ne fa nulla: sono Juventus e Milan ad andare in fondo. A scegliere è lo stesso calciatore che, come da lui dichiarato, è cresciuto seguendo le gesta del Milan di Sacchi e Capello.

L’arrivo a Milano

 

18 miliardi nelle case del club paulista e una nuova freccia per l’arco rossonero di Zaccheroni. Accelerazione devastante, unita a una tecnica da brasiliano che gli permette di arrivare sul fondo e mettere cross al bacio per i compagni. Con grande entusiasmo – visto il trionfo in Copa America con il Brasile, che per giunta resterà il suo unico acuto nella breve carriera con la Seleçao – , si presenta così a San Siro nel giorno del suo esordio: inserimento sulla sinistra a tagliar fuori la difesa e assist vincente per il 2-1 di Sheva (Milan-Perugia 3-1). Nella giornata successiva è ancora titolare e trova subito la prima rete, scavalcando l’indimenticato Franco Mancini con un tocco sotto che vale l’1-1 sul campo del Bari. La Milano rossonera ha trovato il suo nuovo jolly sulla fascia sinistra. Serginho la ricoprirà tutta, dalla difesa all’attacco, guadagnandosi l’appellativo di Concorde, l’aereo da trasporto supersonico che attraversa i cieli di tutto il mondo. In difficoltà se si tratta di difendere, ma devastante nelle manovre offensive, quando spicca il volo tra le difese avversarie. Indimenticabile, un po’ meno per i tifosi dell’Inter, la serata dell'11 maggio 2001, quando Serginho distrugge la difesa nerazzurra sfornando una prestazione di livello assoluto: tre assist e un gol nel celebre derby del 6-0.

Il Milan di Ancelotti

 

Mentre le romane si dividono gli scudetti con la Juve sempre presente, Berlusconi e Galliani stanno costruendo un Milan stellare. Negli anni arrivano calciatori come Nesta, Pirlo, Seedorf, Rui Costa, Inzaghi, Rivaldo e tanti altri. Arriva anche il capitano della Seleçao Cafu dalla Roma, che si posiziona dalla parte opposta rispetto a Serginho. In panchina, in seguito agli esoneri di Zaccheroni e Terim, inizia il ciclo di Carlo Ancelotti. Un ciclo fantastico in cui il brasiliano, da titolare o a gara in corso, da difensore o da centrocampista, si toglierà le più grandi soddisfazioni della sua carriera. Il 28 maggio 2003 trasforma il rigore che apre la serie rossonera nella finale dell’Old Trafford, prima dell’apoteosi milanista sul quinto e decisivo penalty calciato da Shevchenko. Il 2003 è un anno d’oro, oltre alla Champions League arrivano Coppa Italia, Supercoppa Italiana e Supercoppa Uefa. Lo scudetto è solo questione di tempo: Serginho lo vince nel 2004, dividendo lo spogliatoio con tantissimi brasiliani (il baby fenomeno Kakà si aggiunge a Dida, Roque Junior, Cafu e Rivaldo). Sono anni gloriosi per il Milan, ma con una macchia: la finale di Istanbul del 2005, quando i rossoneri perdono contro il Liverpool una coppa che sembrava già vinta. Il brasiliano questa volta stecca, fallendo il penalty che apre la beffarda serie. Una delusione in parte cancellata nel 2007 grazie al successo di Atene sempre contro i Reds. Serginho è ormai impiegato con il contagocce, gli anni avanzano e gli infortuni si fanno sentire: dopo 284 presenze e 24 reti con la maglia del Milan, il Concorde rossonero lascia il calcio sul finire della stagione 2007-08, insieme al Pendolino Cafu.

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