Il cuoio

7 giugno 1971, cambia la storia della Lazio: inizia l'era Maestrelli

Cinquanta anni fa il Maestro firmava il suo contratto con i biancocelesti: accolto con scetticismo, pose fin da subito le basi per lo scudetto del 1974

Nel giugno del ’71 non si respira un clima sereno in casa Lazio. La squadra allenata da Juan Carlos Lorenzo è appena retrocessa in Sere B. Il presidente Umberto Lenzini chiude dopo tre stagioni il rapporto con il tecnico argentino per intraprendere una nuova avventura che possa riportare in alto la Lazio. Il patron biancoceleste individua in Tommaso Maestrelli il profilo giusto per rilanciare la squadra. È il direttore sportivo Antonio Sbardella a curare la trattativa con l’ex tecnico del Foggia, che il 7 giugno 1971 sbarca nella Capitale per firmare il nuovo contratto.

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Maestrelli arriva a Roma al termine di una stagione sfortunata, culminata con la retrocessione in Serie B del suo Foggia. Era stato sempre lui nell’annata precedente a riportare i pugliesi in Serie A, ma una stagione beffarda, terminata con una sola sconfitta allo Zaccheria, li condanna alla retrocessione, nonostante avessero concluso il campionato a pari punti con Sampdoria e Fiorentina, salve grazie alla differenza reti. Prima del Foggia – guidato per tre stagioni – Tommaso si era seduto sulle panchine di Lucchese, Bari e Reggina, compagine con la quale aveva vinto il campionato di Serie C nel 1965, mantenendo poi la categoria fino al 1967-68, anno del suo addio. Da calciatore, Maestrelli si era legato principalmente al Bari, ma, udite udite, oltre ai due anni passati a Lucca, il buon Tommaso aveva vestito per tre campionati la maglia degli acerrimi rivali biancocelesti, quella della Roma, prendendo parte nel 1950-51 all’unico torneo della storia giallorossa concluso con la retrocessione in Serie B.

Nasce la Lazio dello scudetto

 

Per via del basso profilo, il suo arrivo nella Capitale è vissuto con assoluto scetticismo. L’ex tecnico Lorenzo punta il dito, accusandolo di non essere all’altezza. I tifosi si fanno influenzare e protestano. Perfino colui che diventerà il suo figlio adottivo, Giorgio Chinaglia, vive l’arrivo di Tommaso quasi infastidito. Pragmatico all’inverosimile, Maestrelli non si cura dei veleni che scuotono l’ambiente e si mette a lavoro per rilanciare la Lazio. «Senza Chinaglia non posso garantire nulla», dirà, andando oltre le riserve di Long John. È questo il primo passo che, con la collaborazione sempre fondamentale del mitico Bob Lovati, compie per articolare la nuova Lazio. Trascinati in campo dal loro bomber e da Pino Wilson (scelto come nuovo capitano), i biancocelesti di Maestrelli tornano subito in Serie A. È qui che il presidente Umberto Lenzini, grazie alle sapienti scelte del suo allenatore, completa la “Banda Maestrelli”. Arrivano sulla sponda biancoceleste del Tevere cinque uomini fondamentali: il portiere Felice Pulici, il difensore Sergio Petrelli, i centrocampisti Luciano Re Cecconi e Mario Frustalupi, e l’attaccante Renzo Garlaschelli. “L’Angelo Biondo” è prelevato dal Foggia, voluto fortemente dal tecnico che già lo aveva allenato durante l’esperienza pugliese, mentre Garlaschelli è una vera e propria intuizione del Maestro: la Lazio lo pesca dal Como, in Serie C. La “Banda Maestrelli” è completa.

Lo spogliatoio si dividerà, si creeranno i clan, ma durante quelle sedute d’allenamento a Tor di Quinto, grazie a Maestrelli, nascerà un’alchimia magica, tradotta in campo con un calcio spettacolare, fatto di tecnica, corsa e tanto cuore. Perché quella squadra che ha scritto la storia vincendo poi il tricolore del ’74 aveva un cuore gigante, come quello del suo allenatore, che più che un mister per quei calciatori è stato un vero e proprio Maestro. La mente, la guida, il padre di un’impresa unica e irripetibile.