70 anni di Bruscolotti, l’amicizia con Maradona e i successi a Napoli

70 anni di Bruscolotti, l’amicizia con Maradona e i successi a Napoli

Il roccioso difensore campano, soprannominato Palo e ‘fierro,  è stato protagonista di tante vittorie con gli azzurri

Redazione Edipress

1 giugno

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Il soprannome, spesso, dice tutto. Palo e’fierro. Palo di ferro. Difficile, quasi impossibile spostarlo. Beppe Bruscolotti, simbolo del Napoli che dava l’assalto alle superpotenze del nord Italia. Quello della rivincita di un popolo, del primo scudetto azzurro, della Juventus annichilita. Di un record battuto soltanto un anno fa da un’altra leggenda come Marek Hamsik. Bruscolotti, oggi, ha 70 anni, ma segue il Napoli come se non avesse mai smesso di giocare. D’altronde, 16 anni non si possono dimenticare. Sedici anni con la stessa maglia sono una promessa di fedeltà eterna. Niente dopo l’azzurro: prima del Napoli, invece, Bruscolotti aveva rodato la sua carriera in Serie C e in Serie B, con la maglia del Sorrento. Squadra non distante da Sassano, dove nacque il 1° giugno del 1951. 

L’arrivo a Napoli 

Arrivò al Napoli nell’estate del 1972: l’esordio in Serie A avvenne il 24 settembre dello stesso anno in una partita vinta 1-0 contro la Ternana. Con la maglia azzurra ha disputato 511 partite, indossando a lungo la fascia di capitano (prima di cederla a Diego Armando Maradona) e realizzando 11 gol. Due, quelli da ricordare: quello contro l’Anderlecht nell’andata della semifinale di Coppa delle Coppe 1976-77, comunque non sufficiente al Napoli per superare il turno, e quello nella gara di ritorno della finale della Coppa di Lega Italo-Inglese del 1976, che il Napoli vinse contro il Southampton. Quello è stato uno dei quattro trofei vinti da Bruscolotti con il Napoli: gli altri sono stati uno scudetto nel 1986-87, il primo nella storia del club, e due Coppe Italia, nel 1976 e nel 1987. Contro la Juventus, Bruscolotti ha giocato 29 volte. La prima a 21 anni; l’ultima, a 36, ma la più memorabile resta quella del 9 novembre 1986, quel 3-1 per gli azzurri che fu il segnale: era l’anno buono per il tricolore. Una partita raccontata così, tanti anni dopo: «È stato sempre il Nord contro il Sud: noi meridionali contro il potere e cent’anni di storia vittoriosa. Se riuscivi a batterla, ti sentivi il più grande di tutti. Ogni giorno dell’anno il tifoso ti chiedeva di sconfiggere la Juventus, non pensava ad altro. Poi, arrivò la svolta e capimmo che quello non doveva essere l’unico scopo della stagione. Perché per diventare grandi dovevamo battere tutti, non solo la Juventus. E ci riuscimmo». Ma Bruscolotti ricorda come se fosse ieri anche la prima partita: «Nel 1973. Mi trovavo davanti a dei mostri. Noi eravamo dei ragazzini, loro facevano paura e per la prima volta giocavano contro due ex come Zoff e Altafini che a Napoli avevano amato tantissimo. Era un sabato ed era un evento allora non giocare di domenica: Capello sbaglia un rigore che gli para Carmignani e noi uscimmo imbattuti. Erano tutti contenti alla fine». 

Gli aneddoti e l’amicizia con Maradona

Ci fu un anno in cui Bruscolotti fu vicino a lasciare Napoli, ma non per andare alla Juve, bensì alla Roma. Estate del 1976, ma il club giallorosso non si convinse, a causa di una calcificazione alla caviglia. «Meno male», dice Bruscolotti, ben consapevole che all’epoca i calciatori non potevano mettersi in mezzo nelle trattative tra due società. I duelli contro la Juve, quelli con Platini: Bruscolotti gli si mise addosso. «Lo marcavo io, Marchesi ci diceva che anche fare fallo al limite dell’area era pericoloso. Aveva ragione. Perdemmo 2-0, andammo in ritiro, ma Maradona non venne. Si presentò solo il venerdì prima della gara successiva, quella contro l’Udinese». Tra Maradona e Bruscolotti, il rapporto era splendido: ogni incontro, un abbraccio. Maradona promise lo scudetto a Bruscolotti, e così fece. «Presto chiuderò con il calcio e voglio essere campione d’Italia - disse Beppe a Diego -. Mi rispose: vedi, sto mantenendo la promessa. Vincere a Torino, nel mio Juve-Napoli, è stato il coronamento di un sogno». Bruscolotti considerava la Juventus nemica, ma solo sul campo: «Tra i miei avversari, ho ammirato Scirea. All’occorrenza anche uno che non tirava la gamba se era necessario ma un grande signore. Un difensore elegante e tecnicamente superiore a tutti. Mi piaceva invece incrociare Bettega. Le prendeva e le dava senza lamentarsi più di tanto»

La vita dopo l’addio al calcio

Nel 1985, assieme a Maradona, a San Sebastiano al Vesuvio ha fondato la scuola calcio Maradona-Bruscolotti, poi diventata solo Bruscolotti. È stato proprietario di un ristorante intitolato come la data del primo scudetto del Napoli, 10 maggio 1987, chiuso nel 2014. Tra le altre attività della sua seconda vita, quella dopo il campo, la proprietà di un punto scommesse a Fuorigrotta e le tante apparizioni nelle tv e nelle radio napoletane come opinionista. Sempre tra i più apprezzati, e mai dimenticato. 

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