Il cuoio

I sardi che hanno fatto grande il Cagliari in 101 anni di storia

La società rossoblù, fondata il 30 maggio 1920, vanta una lunga tradizione di calciatori nati e cresciuti in Sardegna

Uomini, simboli, bandiere e anche campioni. Centouno anni di storie, un grande romanzo e molte delle pagine più belle ed emozionanti sono state scritte proprio da chi con la Sardegna ha un legame indissolubile.

Amore eterno alla maglia rossoblù

È facile partire da chi il calcio lo ha nel DNA. Gianfranco Zola, numero 10 per eccellenza, che partito da Oliena, e dopo aver conquistato l'Inghilterra a suon di magie, è tornato a casa. Un ritorno per chiudere in bellezza una carriera fantastica. Due anni con la fascia al braccio, una promozione in Serie A e un popolo innamorato di ogni suo gesto. Da un Gianfranco a un altro, da un capitano a un altro. All'inizio degli anni '90 tutti erano innamorati di quel Cagliari arrembante guidato da un sardo doc (da molti considerato tra i più forti di tutti i tempi) come Matteoli. Aspetto tipicamente sardo – ricci folti e bruni –, velocità di pensiero e di esecuzione. Il suo è un sogno tipicamente sardo: giocare nel Cagliari. Lo corona con Ranieri in panchina e nel 1993-94 guida la “sua” squadra fino alla semifinale di Coppa Uefa. In campo in quella doppia sfida contro l'Inter non era l'unico sardo, c'erano anche Pusceddu e Sanna. 

Bomber di Sardegna 

L'isola vanta una buona tradizione di bomber. Il primo gol della storia del Cagliari non poteva essere realizzato da chi in quella città ci è nato. Alberto Figari “Cocchino” segnò una tripletta alla Torres l’8 settembre del 1920. L'ultimo grande bomber Made in Sardegna è Marco Sau (49 reti). Nei 101 anni di gol sardi trova spazio anche Daniele Ragatzu autore del gol “più giovane” in maglia rossoblù. Poi come dimenticare l'incredibile coppia Piras-Virdis nata e cresciuta in casa? Uno di Selargius e l’altro di Sindia, hanno raccolto la pesante eredità di Riva. Un tandem assortito perfettamente che ha continuato a far battere i cuori rossoblù. 

Nella storia  del Cagliari

A proposito di Rombo di Tuono e della sua eterna maglia numero 11, prima di lui fu indossata da un vero sardo doc, Tonino Congiu. “Su Sirboni”, ala piccola e incontenibile, giocò 70  partite in rossoblù, di cui una in Serie A. Terminata la carriera da calciatore rimase nello staff del club, prima come allenatore della Primavera e poi come secondo di un altro monumento sardo, Mario Tiddia. Un viaggio lungo 10 anni per il difensore di Sarroch che con il Cagliari ha giocato tra la C e la A. “Cincinnato” – soprannome che indicava la sua capacità di sdoppiarsi sia nel ruolo di giocatore che di allenatore – è anche nella ristretta cerchia dei sardi protagonisti in rossoblù prima in campo e poi in panchina.