Il cuoio

Stella Rossa: 30 anni dalla storica Coppa dei Campioni

Il 29 maggio 1991 gli slavi conquistarono il trofeo contro il Marsiglia, la finale fu giocata al San Nicola di Bari e decisa ai calci di rigore 

La Jugoslavia vive gli ultimi attimi di vita, inizierà la sua dissoluzione soltanto un mese più tardi con le dichiarazioni di indipendenza da parte di Croazia e Slovenia; è passato un anno dal calcio di Boban al poliziotto durante gli scontri avvenuti nel corso della sfida tra Dinamo Zagabria e Stella Rossa. In questo periodo storico, che porterà a guerre, eccidi, separazioni e indipendenze, si colloca la più grande impresa sportiva di una squadra jugoslava. La "Generazione d'oro della Stella Rossa" è un mix di talento incredibile; sono talmente forti che sembra di vederli giocare sul velluto. A centrocampo la palla scorre che è una meraviglia: l’assetto centrale è composto da Jugovic e Mihajlovic, mentre sulle fasce agiscono Prosinecki e Savicevic, quattro calciatori dai piedi d’oro.

Il cammino in Coppa dei Campioni

 

Mentre in campionato domina – vincerà il titolo con quattro giornate d’anticipo, trascinata dai 34 centri di Darko Pancev – la Stella Rossa inizia il suo cammino europeo contro il Grasshoppers. Se l’andata al Marakana termina 1-1, il ritorno in Svizzera si risolve in scioltezza, con un 4-1 per gli slavi firmato da Prosinecki (doppietta), Pancev e Radinovic. Negli ottavi ecco il Rangers, che viene castigato a Belgrado con un netto 3-0 (splendida la punizione di Prosinecki per la seconda rete). La serata di Glasgow viene invece illuminata dal gesto tecnico del futuro interista Pancev, che controlla di petto e trafigge Woods con una splendida sforbiciata. L’1-1 manda avanti gli uomini di Petrovic, attesi dal confronto con la Dinamo Dresda. Qui sale in cattedra Savicevic: 3-0 all’andata, con sigillo del Genio accompagnato dall’ennesima pennellata su punizione del numero 7 Prosinecki e dal gol di Binic; il match di ritorno viene sospeso sul 2-1 per disordini sugli spalti. Qui Savicevic segna un altro gol fantastico, saltando gli avversari come birilli e scaricando in rete una fucilata.

La semifinale contro il Bayern Monaco

 

La semifinale regala una supersfida contro il Bayern Monaco di Jupp Heynckes. Il 10 aprile ’91 all’Olympiastadion, la Stella Rossa si presenta con un elegantissimo abito bianco. I tedeschi passano al 22’ con Wohlfarth, ma Pancev pareggia in spaccata al 45’, finalizzando una ripartenza perfetta, architettata dal numero 7 e rifinita da Binic. Non può che essere il più elegante in campo a 20 dalla fine a regalare il sorpasso agli ospiti: Savicevic scappa via in contropiede e batte Aumann. Nella bolgia del Rajko Mitic due settimane più tardi si gioca il ritorno, partita stappata da una punizione da lontano di Sinisa Mihajlovic. Ma Il Bayern è una grande squadra e riesce a riportare la qualificazione in parità ribaltando il punteggio. All’ultimo minuto, quando i supplementari sembrano cosa fatta, nel tentativo di allontanare il cross di Mihajlovic, Augenthaler segna un rocambolesco e drammatico autogol. Tutti corrono in campo a esultare, i tedeschi si accasciano a terra, il boato del Marakana è assordante: la Stella Rossa è in finale di Coppa dei Campioni.

La finale al San Nicola di Bari

 

È il nostro Paese a ospitare l’ultimo atto, con il San Nicola di Bari teatro della finalissima tra gli slavi e l’Olympique Marsiglia. Arbitra l'italiano Tullio Lanese. Il pubblico assiste alla contesa che termina senza reti dopo 120’ di gioco. La 36esima finale della Coppa dei Campioni si decide dal dischetto. È Prosinecki il primo a calciare e segnare. Capitan Stojanovic para subito il rigore dei francesi, calciato da Amoros in seguito a una lunga rincorsa. Non sbaglia più nessuno: Binic, Belodedici e Mihajlovic per i belgradesi, Casoni, Papin e Mozer per i francesi. Il quinto tiro di Pancev sancisce una vittoria storica, che a trent’anni di distanza resta ancora il punto più alto in assoluto raggiunto dal calcio balcanico.