Il cuoio

Dino Zoff: «Nell'Europeo '68 un successo incredibile!»

L’ex portiere ricorda il primo e unico trionfo dell’Italia agli Europei: «Non fu semplice battere URSS e Jugoslavia. Valcareggi il primo a fare turnover» 

La prima volta non si scorda mai. Se poi per decenni rimane anche l’ultima, diventa impossibile da dimenticare. La vittoria dell’Italia agli Europei del 1968 resta ancora oggi uno dei momenti più alti della storia della nostra Nazionale. Il primo, e purtroppo ancora ultimo, successo nella manifestazione continentale. Arrivato davanti al pubblico italiano e al termine di un cammino costellato da grandi vittorie, rimonte eccezionali e vittorie fortunose. L’Europeo del rischio e del coraggio di Valcareggi, della monetina di Giacinto Facchetti contro l’URSS, della doppia finale contro i temibili jugoslavi; dei gol di Domenghini e Anastasi e delle parate di Dino Zoff. Il leader della difesa, capace di garantire un rendimento costante e prestazioni super. «Fu una vittoria indimenticabile per tutta l’Italia. L’Europeo si disputò in casa e noi giocammo a Roma e Napoli e ci fu grande entusiasmo. Ricordo la semifinale contro la Russia; allo Stadio San Paolo c’erano novantamila spettatori che ci sostennero in maniera incredibile».

Che Nazionale era quella del 1968??

«Era una buona squadra sotto tutti gli aspetti, fatta di gente di qualità e di lotta. C’erano giocatori del calibro di Rivera, Riva, Domenghini. Eravamo una buonissima formazione e affrontammo avversari di livello assoluto. Basti pensare che la Russia era formata da giocatori di sedici repubbliche, che giocavano tutte in un’unica squadra. Stessa cosa per la Jugoslavia. La nostra fu una grande impresa. Non fu facile, ma alla fine portammo a casa la coppa».?

In panchina c’era Valcareggi...

«Una persona a modo che sapeva fare benissimo il suo lavoro. Un ottimo allenatore. Il primo a fare quello che poi è stato definito il turnover. Tra la prima finale con la Jugoslavia e la seconda passarono due giorni e Valcareggi fu molto bravo a fare delle sostituzioni che ci permisero di essere più freschi. L’allenatore jugoslavo non lo fece».

Si inizia con i quarti di finale contro la Bulgaria. Una doppia gara in cui rischiaste molto.

«Perdemmo la gara d’andata 3-2, ma quella partita io non la giocai. Fui titolare invece nella sfida di ritorno e vincemmo 2-0. In quella partita parai un tiro di Asparuhov molto insidioso. Fu un intervento decisivo per il risultato finale».

La famosa semifinale contro la Russia si disputò a Napoli.

«Il pubblico fu meraviglioso. Più di novantamila persone ci sostennero dall’inizio fino alla fine. Fu una gara molto dura perché noi dopo pochi minuti restammo in dieci per l’infortunio di Rivera. In quegli anni si poteva sostituire solo il portiere e noi resistemmo in maniera quasi eroica. Il pubblico ogni volta che la Russia si avvicinava la fischiava in maniera assordante. Non ho mai sentito niente di simile. La gara finì in parità, poi ci fu la monetina di Facchetti. Aspettammo tutti con trepidazione l’esito del sorteggio».

La prima finale contro la Jugoslavia.

«Ci misero sotto, andammo in svantaggio e soffrimmo tanto. Poi a dieci minuti dalla fine arrivò, provvidenziale il pareggio di Domenghini. Nella seconda sfida invece non ci fu storia: dominammo e portammo a casa la vittoria. Una gioia incredibile. Una grande vittoria, contro una squadra fortissima».

Ricorda qualcosa dei festeggiamenti??

«Fu tutto molto spontaneo. Ricordo che la gente sugli spalti organizzò una piccola fiaccolata».

Che effetto le fa pensare che a distanza di 53 anni, quello resta ancora l’ultimo successo agli Europei?

«Che vincere un Europeo non è semplice. Noi ci riuscimmo, poi io ci andai vicino nel 2000 da allenatore, arrivando a venti secondi dalla coppa. Purtroppo quella volta non siamo stati fortunati».