Sentimenti, la famiglia nel pallone: da Bomporto alla Serie A

Su cinque fratelli ben quattro giocarono ai massimi livelli del nostro calcio tra Napoli, Lazio, Torino e Juve

 

Sentimenti, la famiglia nel pallone: da Bomporto alla Serie A

Redazione EdipressRedazione Edipress

Pubblicato il 24 maggio 2021, 18:03

La tribù del calcio italiano. Quattro sorelle e cinque fratelli, tutti calciatori. Il pallone, per i Sentimenti, è evasione innocente da un presente e da un futuro di povertà dignitosa, da una vita contadina che non concede sogni a Bomporto, piena Emilia, tra vigne di lambrusco, campi, un unico stradone, il ponte sul Panaro e la pianura che si stende senza illusioni. La tribù si riunisce ogni estate, per la squadra del bar Otello, nei tornei a San Giovanni in Persiceto o a Bologna. Arnaldo è il secondo dei fratelli Sentimenti, è apprendista calzolaio e portiere della Pro Calcio a Bomporto.

Una grande tradizione di portieri e Vittorio, grande goleador

Il secondogenito, che a Napoli allenerà spesso i portieri azzurri, fra cui Zoff, ha giocato nove volte contro i fratelli. A parte il primogenito Ennio, che non andò oltre la prima divisione con la maglia del Nonantola, gli altri arrivano tutti in Serie A. Vittorio, il terzo, è capocannoniere in B con 24 gol al Modena nel 1940-41, ma vive il periodo più luminoso alla Juventus tra il 1941 e il 1949. Negli ultimi anni si riunisce alla Lazio con i due fratelli più giovani, che giocano insieme tra il 1950 e il 1952. Lucidio, “Cochi”, o Sentimenti IV, rimane il più leggendario. È il primo portiere goleador della Serie A, l’unico dei suoi fratelli che sia arrivato in nazionale. L’11 maggio 1947, quando l’Italia di Pozzo batte l’Ungheria 3-2, è il solo azzurro in campo a non giocare nel Grande Torino. In nazionale giocherà la Coppa Internazionale 1948-1953 e il Mondiale del 1950: Ferruccio Novo lo schiera titolare in occasione della sconfitta con la Svezia. Gianni Brera lo descrive freddissimo, astuto, luciferino, capace di presa ferrea e senso della posizione. Regala interventi acrobatici, pur non essendo altissimo, si fa notare anche per uscite a piedi uniti al limite del consentito. Difende la porta della Juventus negli anni del Grande Torino, poi ritrova una seconda giovinezza alla Lazio. Nel 1954 si prende anche una rivincita personale: para un rigore a Boniperti salvando lo 0-0, la Juve perderà lo scudetto per un punto. 

Primo, il più giovane dei fratelli, jolly del centrocampo

La famiglia, non senza ironia, chiama Primo il più giovane dei figli maschi, Sentimenti V, nato sei anni dopo Lucidio. Non è un fuoriclasse, ma un buon jolly di centrocampo che inizia al Modena e il 4 gennaio 1948 firma la vittoria dei gialloblù sul campo della Juventus. In porta, fra i bianconeri, c’è Lucidio, che non è l’unico fratello scontento. Arnaldo Sentimenti, infatti, ha messo X sulla schedina della Sisal: è l’unico risultato che sbaglia. Sfuma così, a dieci minuti dalla fine, un dodici che avrebbe pagato 13 milioni. Una cifra che poteva cambiare la vita.

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