Il cuoio

Daniele Massaro, un jolly per Fiorentina, Milan e Nazionale

Compie 60 anni "Provvidenza": consacratosi con la Viola, vinse tutto con i rossoneri risultando spesso l'uomo decisivo. Fu campione del mondo nel 1982

Veniva chiamato così Daniele Massaro dai tifosi del Milan, "Provvidenza", perché spesso risolveva partite complicate nei minuti finali. Si è sempre fatto trovare pronto, ricoprendo svariate posizioni in campo, risultando spesso un jolly per gli allenatori. Un uomo in più per il Milan, per la Nazionale, ma anche per la Fiorentina, squadra con la quale ha conosciuto il grande calcio e sfiorato uno scudetto.

La consacrazione con la Fiorentina

Parte con il Monza, che lo lancia in Serie B nel 1979. Due buone annate condite da 10 reti, lo portano a giocare in Serie A. È la Fiorentina a puntare su di lui, in una campagna di rafforzamento che porta a Firenze anche un altro giovane prospetto del calcio italiano: Pietro Vierchowod. Con la viola Massaro gioca principalmente a centrocampo. Nella prima stagione segna un solo gol contro l’Avellino, ma sfiora subito lo scudetto e, soprattutto, si guadagna l’inaspettata chiamata di Bearzot per i Mondiali spagnoli. Passa in Toscana cinque stagioni belle e intense, che lo consacrano definitivamente come calciatore. Come ricorderà lui stesso, a Firenze Massaro capisce che ormai il calcio non è più un sogno.

Le vittorie al Milan

Arriva al Milan nel 1986 per quasi 7 miliardi e in rossonero diventerà una bandiera. Otto le stagioni trascorse a Milanello. Tanti i momenti epici: a partire dal gol segnato al 102’ dello spareggio Uefa contro la Samp nel 1987. Dopo un anno di prestito alla Roma il suo ritorno in pianta stabile chiamato spesso da Sacchi a sostituire gli infortunati Gullit e Van Basten. Al suo primo anno dopo il ritorno risultò il secondo giocatore per presenze (48), ed il secondo cannoniere della squadra con 15 reti. In questa stagione nasce il Massaro bomber nonostante venisse impiegato come ala sinistra. Con l’avvento di Fabio Capello nel 1991 Provvidenza si sposta al centro al fianco di Van Basten o Papin. È il Milan degli Invincibili, quello che non perde mai. Quello che nel campionato 1993-94 riuscirà a vincere uno scudetto subendo solo 15 gol e segnandone appena 36: di questi ben 11 li metterà a segno Massaro. Indimenticabile quello del 2-1 segnato a Zenga nel derby all’89’ con un gran sinistro dal limite. Massaro fu protagonista assoluto pure nella conquista della Coppa dei Campioni. Segnò nella semifinale in gara unica a San Siro contro il Monaco di Wenger e soprattutto realizza una doppietta nella finale contro il Barça di Cruijff. La stagione successiva fu l’ultima disputata dal 34enne Massaro. Gioca poco ma segna ancora gol pesantissimi. Un esempio? Quello che valse la conquista della Supercoppa Europea contro l’Arsenal. Si trasferirà poi per due stagioni in Giappone, allo Shimizu. Il bilancio al Milan è spaventoso: 306 presenze (69 gol), 4 scudetti, 2 Coppe dei Campioni, 2 Intercontinenali, 3 Supercoppe Europee e 3 Supercoppe Italiane.

L’avventura in Nazionale

Campione del mondo, senza giocare ma pur sempre campione del mondo. L’avventura di Daniele Massaro in azzurro inizia nel 1982 quando Bearzot decide di portarlo in Spagna nonostante la giovane età (21 anni) e una sola partita in Nazionale. Alcune sue dichiarazioni nei confronti dei compagni («Non mi aiutano») gli costarono la panchina perpetua. La sua esperienza azzurra, però, è legata soprattutto al Mondiale del 1994. L’attaccante, assente sia nel 1986 che nel 1990, è chiamato da Sacchi a 33 anni e diventa uno dei protagonisti della cavalcata verso la finale di Pasadena. L’unico gol della sua carriera azzurra arriva contro il Messico (1-1). E non è un gol qualsiasi perché vale l’accesso agli ottavi di finale dopo un girone discutibile. Disputò da titolare anche la finale persa ai rigori contro il Brasile, ma stavolta fu decisivo in negativo: con Baresi e Baggio sbagliò uno dei calci di rigore decisivi. Sarà l’ultima partita di Massaro in Nazionale.