Il record del Grande Torino con la Nazionale: 10 granata su 11

Il record del Grande Torino con la Nazionale: 10 granata su 11

L’11 maggio 1947 Vittorio Pozzo schierò in campo 10 giocatori del Toro per l'amichevole vinta dall'Italia 3-2 contro l’Ungheria di Puskas

Jacopo Pascone/Edipress

11 maggio

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Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Ossola, Loik, Gabetto, Mazzola, Ferraris II. È questo l’undici del Torino che, il 4 maggio 1947 (esattamente due anni prima di Superga), allo Stadio Comunale di Livorno regola per 2-0 i labronici. Una settimana più tardi, ci si ritrova ancora al Comunale, questa volta a Torino. Sentimenti, Ballarin, Maroso, Grezar, Rigamonti, Castigliano, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ferraris II. Una formazione praticamente identica, se non fosse che in campo ad allietare il pubblico torinese, non ci siano i granata, bensì gli azzurri. La Nazionale italiana che scende in campo l’11 maggio 1947 per sfidare l’Ungheria, è composta da 10/11 del Grande Torino. Dovrebbe giocare titolare anche Carlo Parola, ma è impegnato a Glasgow per la sfida tra Gran Bretagna e Resto del Mondo, definita l’incontro del Secolo e disputata per celebrare il ritorno delle quattro nazionali britanniche nella FIFA (erano assenti dal 1920). Lo juventino Parola viene sostituito dal granata Rigamonti. Il portiere bianconero Lucidio Sentimenti è quindi l’unico intruso: anche Romeo Menti – al quale l’allenatore granata Luigi Ferrero aveva preferito Franco Ossola per la sfida al Livorno – è un calciatore del Toro. Il ct Vittorio Pozzo non può rinunciare a Menti, che nella gara giocata due settimane prima ha debuttato in azzurro segnando tre gol alla Svizzera (5-2). In quel caso, i giocatori del Torino in campo si erano fermati a nove. Le scelte del ct Pozzo – giunto quasi al termine della sua leggendaria epopea sulla panchina azzurra – fanno registrare un record storico: mai nessuna squadra è riuscita a regalare 10 undicesimi in campo alla Nazionale. Una circostanza che, vista anche la massiccia presenza di stranieri presenti oggi nel nostro calcio, sembra impossibile da ripetere. Sarà solo il beffardo destino a porre fine al ciclo più incredibile che il calcio italiano abbia mai visto sorgere. In seguito alla tragedia di Superga del 1949, anche la Nazionale perderà la sua spina dorsale, ricadendo in una crisi nera che contraddistinguerà gli anni ’50 del nostro calcio, facendolo incappare in una depressione di risultati senza precedenti e successivi. Gli azzurri non andranno oltre il primo girone nei Mondiali 1950, 1954, 1962 e 1966, addirittura non qualificandosi per quelli svedesi del ’58. Sarà la fine degli anni ’60 a restituire il dovuto prestigio alla Nazionale che, grazie all’avvento di una nuova generazione di campioni, tornerà a trionfare nell’Europeo casalingo del ’68. Assurdo pensare che una squadra leggendaria come il Grande Torino non abbia mai potuto fornire uomini alla Nazionale per un Mondiale: nel ’38 il ciclo non era ancora iniziato, negli anni ’40 la guerra blocca la manifestazione iridata, mentre nel ’50 i giocatori del Grande Torino, purtroppo, non ci saranno più. 

 

L’ItalTorino contro l’Ungheria di Puskas

 

È la 20esima sfida tra Italia e Ungheria. I precedenti vedono in netto vantaggio gli azzurri che, dopo le bastonate subite negli anni ’10 e ’20, hanno saputo ribaltare il trend, arrivando a battere l’Ungheria nel più importante dei 19 incroci: la finale del Mondiale 1938, vinta dall’Italia per 4-2. C’era già Vittorio Pozzo in panchina, mentre tra i magiari non c’era ancora Ferenc Puskas. Il futuro attaccante del Real Madrid ha solo 20 anni, gioca nell'Honved e segna già a ripetizione. Si gioca alle 16.00, con 65mila spettatori sugli spalti nonostante il caroprezzi dei biglietti. È un piccolo aeroplanino al dare il via alla contesa: il pallone, rigorosamente in cuoio, arriva dal cielo. Il match è uno spettacolo fin dai primi minuti. Gabetto crea il panico nella difesa magiara: il primo tentativo viene bloccato dal portiere Toth, mentre l’affondo successivo si conclude con il vantaggio azzurro. A inizio ripresa, l’Ungheria pareggia con un imperioso stacco di Szusa, ma Mazzola e compagni si rifanno sotto a 20’ dalla fine, quando la bordata di Castigliano centra in pieno la traversa, prima del tap-in vincente da parte ancora dello scatenato Gabetto. La chance del secondo pareggio magiaro si concretizza al 76’: mano in area di Ballarin e calcio di rigore assegnato dalla giacchetta nera svizzera Von Wartzburg. Sul dischetto si presenta un giovane Puskas, che lascia impietrito Lucidio Sentimenti (portiere che oltre a parare i rigori, li calcia anche). La prestigiosa amichevole sembra destinata a terminare in parità, ma al 90° la fucilata di Ezio Loik sbatte sui due pali per poi terminare in fondo al sacco. L’ItalTorino vince 3-2 in zona Cesarini, facendo tornare in mente a tutti gli italiani un trionfo avvenuto 16 anni prima. Italia e Ungheria si erano infatti affrontate – sempre a Torino, ma al Filadelfia – il 13 dicembre 1931 per una gara di Coppa Internazionale. Anche in quel caso la partita terminò 3-2 per gli azzurri, con il gol vittoria segnato sempre al 90'. Grazie a quella rete, firmata proprio da Renato Cesarini, nacque una delle locuzioni più antiche e celebri del nostro calcio.

 

 

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