Il cuoio

Old Trafford, il "Teatro dei sogni" dove recitano i campioni

Lo stadio, costruito nel lontano 1909, rappresenta storia e tradizione del Manchester United

È difficile giocare contro il Manchester United. Non solo per la qualità delle squadre che abitualmente riesce ad allestire ma anche per il carico di tradizione e di storia che intride le sue maglie e si materializza nello stadio nel quale riceve i suoi ospiti: l’Old Trafford. Quello che Bobby Charlton ebbe la felice intuizione di soprannominare “il teatro dei sogni”: perché è lì, su quel campo trattato con la cura che si deve alle cose preziose, che tifosi e calciatori dei Red Devils inseguono da sempre sogni che molto spesso si avverano. Il primo fu proprio quello della costruzione dell’impianto, voluto nel 1909 da John Henry Davies, sindaco della città che riteneva gli stadi North Road e Bank Street troppo esigui per contenere le gesta di quello che un tempo era il Newton Heath, la compagine antesignana dello United. Fu lui a scegliere il terreno dove erigere la nuova struttura e a donare delle risorse per edificarla. La progettazione venne commissionata a un architetto che all’epoca andava per la maggiore, lo scozzese Archibald Leitch. Il battesimo dello stadio avvenne il 19 febbraio 1910 contro il Liverpool: un inizio coi fuochi d’artificio nel quale gli ospiti non portarono doni, imponendosi 4-3. Fu l’incipit di una storia che si fece tradizione col passare delle stagioni, che si colmarono della gloria portata dalle imprese di campioni leggendari: da Bobby Charlton a George Best, da Dennis Law a Eric Cantona fino ad arrivare ai più recenti Beckham, Giggs, Cristiano Ronaldo e Rooney. Gli spalti dell’Old Trafford, quand’anche ricostruiti, emanano suggestioni storiche che gli amanti del football annusano per affinità elettiva. 

Non solo calcio

Durante la Prima Guerra Mondiale la struttura si prestò a ospitare le partite di baseball dei soldati americani che nella madrepatria rinnegata cercavano di ricreare scorci del loro mondo distante un oceano. Sorte ben peggiore capitò qualche lustro più avanti, quando l’impianto venne utilizzato come un deposito e fu bombardato pesantemente dai tedeschi nei mesi a cavallo tra il 1940 e il 1941. Una ferita dalle conseguenza dolorose: per continuare a giocare, lo United fu costretto a chiedere asilo ai rivali del City al Maine Road fino al 1949, pagando un cospicuo affitto di 5.000 sterline all’anno. Occasionalmente l’Old Trafford apre le porte a eventi nei quali i padroni di casa lasciano ad altri il ruolo dei protagonisti. È successo nel 1966, quando la struttura ospitò tre partite dell’unica edizione dei Mondiali vin- ta dall’Inghilterra, e trent’anni più tardi in occasione del Campionato Europeo, quando furono ben cinque le gare giocate sul terreno dei Red Devils. Tra esse anche la sfortunata Germania-Italia nella quale gli azzurri sbagliarono un rigore con Zola nei primi minuti di gioco e vennero eliminati al termine di quell’incontro finito 0-0. Profuma di tricolore anche la finale di Champions League del 2003 che Juventus e Milan disputarono fino ai calci di rigore, decisivi nell’assegnare ai rossoneri la loro sesta affermazione nella competizione.