Il cuoio

Celtic 1967, la prima Coppa dei Campioni oltremanica

Il trionfo contro l’Inter del 1967 mise fine al dominio delle latine in Europa. Gli scozzesi furono la prima squadra britannica a vincere la coppa dalle grandi orecchie 

La Grande Inter finisce a Lisbona. Cade in finale della Coppa dei Campioni 1967, contro il Celtic di Jock Stein, al debutto in una competizione internazionale. Il confronto in finale è una sfida fra due stili. La squadra cattolica di Glasgow fonde la tradizione del calcio britannico, aggressivo e fisico, con la passione scozzese per il gioco di passaggi evidente già alle origini del gioco del calcio. Stein, infatti, schiera giocatori molto tecnici come Johnstone, Chalmers, Gemmell o Lennox, e sviluppa così un calcio offensivo che non ricorre soltanto ai cross dalle fasce per le torri.

L'Inter

L’ultima Coppa dei Campioni dell’Inter con Helenio Herrera inizia contro la Torpedo Mosca, prima squadra sovietica nella manifestazione. Superato l’ostacolo con la forza dell’esperienza, i nerazzurri battono negli ottavi il Vasas Budapest: meraviglioso il gol al ritorno, in Ungheria, di Mazzola che scarta cinque avversari in pochi metri. Nei quarti c’è il Real Madrid, messo ko proprio da Cappellini, capocannoniere dell’Inter in quella edizione, che segna il gol vittoria a San Siro e uno dei due per il successo al Chamartin, che ancora non era stato intitolato a Santiago Bernabeu. La semifinale contro i bulgari del CSKA Sofia si risolve alla “bella” dopo due pareggi per 1-1. Il CSKA accetta che si giochi a Bologna e non a Graz, il gol del solito Cappellini fa il resto. L’Inter è in finale. Ci arriva, però, dopo aver perso uno scudetto praticamente già vinto, a Mantova con clamorosa papera del portiere Sarti.

La finale

L’Inter è comunque la grande favorita per la finale contro il Celtic, che nel percorso europeo ha sconfitto Zurigo, Nantes, Vojvodina e Dukla Praga. I presagi appaiono positivi per i nerazzurri. Si gioca all’Estádio Nacional do Jamor, fischio d’inizio alle 17.30. Arbitra il tedesco Tschenscher, che lanciò la monetina con cui l’Italia si prese la finale dell’Europeo 1968, vinto in casa contro la Jugoslavia. Tschenscher assegna al 7’ un rigore ineccepibile per fallo su Cappellini. Mazzola trasforma, 1-0. A Lisbona fa caldissimo e l’Inter crolla. Il Celtic sfonda sulle fasce e pareggia: cross di Craig, gran tiro dalla distanza di Gemmel. A sette minuti dalla fine, ancora Craig mette in mezzo per il centravanti Chalmers che segna il quinto, e più importante, gol della sua Coppa dei Campioni. È la rete che vale il trionfo. Il Celtic alza il nuovo trofeo, introdotto proprio a partire dall’edizione 1966-67 e rimasto sostanzialmente immutato fino a oggi. Un trofeo dell’orgoglio “glaswegian”. Dieci giocatori su undici, infatti, di quella squadra da leggenda, sono nati a Glasgow e dintorni. «Era inevitabile – scrive il giorno dopo la finale il quotidiano portoghese Mundo Desportivo –. Prima o poi l’Inter di [Helenio] Herrera, l’Inter del catenaccio, delle vittorie senza divertire, doveva pagare il proprio rifiuto di giocare un calcio spettacolare».