Il cuoio

La Champions League 1993-94 e quelle semifinali a gara unica

Nell’edizione vinta dal Milan di Capello sul Barça di Cruijff, il penultimo atto si decise per la prima volta in partita secca

Dopo 36 edizioni disputate con la formula madre – testa a testa con andata e ritorno fin dal primo turno – , la Coppa dei Campioni conobbe un cambiamento nella sua ultima apparizione, prima di tramutarsi nell’attuale Champions League. Nel 1991-92 – quello della coppa sfiorata dalla Samp di Boskov, arresasi solo nei tempi supplementari della finale alla punizione di Koeman – per la prima volta le squadre partecipanti, passati i due turni da dentro-fuori (sedicesimi e ottavi), si affrontarono in due gironi da quattro. Le vincitrici dei rispettivi gruppi si contesero direttamente il trofeo a Wembley: i due gironi da 4 squadre sostituirono di fatto le semifinali. La stessa formula venne adottata nella prima edizione della Champions, vinta dal Marsiglia sul Milan, mentre nel 1993-94 la Uefa decise di aggiungere una partita: le due vincitrici dei gironi affrontarono le rispettive seconde dell’altro gruppo. La semifinale fu prevista in gara unica, con le prime classificate aventi diritto a giocare in casa. Per la prima volta nella competizione le semifinali si decisero in gara secca (la circostanza si è ripetuta solo nel 2020, influenzata dal Coronavirus).

Le semifinali 1993-94 in gara secca  

Nel gruppo A il Barcellona allenato da Johan Cruijff fa la voce grossa: 10 punti (4 vittorie, 2 pareggi), 13 gol fatti e 3 subiti. L’olandese cerca la sua seconda finale in 3 anni, ma prima deve vedersela col Porto di Tomislav Ivic. Al Camp Nou Romario e Stoichkov danno spettacolo: la doppietta del bulgaro e l’impressionante sassata del solito Koeman – ottava rete in quell’edizione, nonostante giochi in difesa sarà capocannoniere a pari merito con Wynton Rufer – spazzano via i lusitani. L’altra semifinale si gioca a San Siro: il Milan di Capello, come il Barça, ha vinto il girone da imbattuto (2 successi e 4 pareggi). Il secondo del gruppo è invece il Monaco di Arsene Wenger, squadra che ha potuto partecipare alla coppa grazie alla squalifica del Marsiglia. Tra i monegaschi militano i più giovani Petit e Djorkaeff, e i più anzianotti Scifo e Klinsmann, entrambe vecchie conoscenze del nostro campionato. Ai francesi non bastano: la notte del 27 aprile 1994 cadono sotto i colpi del connazionale Desailly, Albertini e Massaro. 3-0, come nell’altra semifinale, nonostante i rossoneri abbiano giocato in 10 per quasi un’ora, in seguito all’espulsione di Costacurta. Capello in finale non avrà neanche capitan Baresi, squalificato per somma di ammonizioni.

La finale

Lo scontatissimo ultimo alto si gioca allo Spyros Louis di Atene e mette di fronte le due squadre più forti d’Europa. Cruijff, come tutti i catalani, è convinto di vincere la Coppa. A ridosso del match l’olandese se la canta: "I tifosi del Milan si godano questo Barcellona: agli italiani non capita tutte le settimane di vedere una squadra che gioca bene come la nostra. Non vedo proprio come possiamo perdere la Coppa dei Campioni". Si sbaglia di grosso: il Milan di Fabio Capello si abbatte come un uragano sui blaugrana. 4-0, firmato dalla doppietta di Massaro, dallo straordinario pallonetto di Savicevic – assoluto Genio della serata – e dal destro di Desailly. Una partita senza storia, con il 4-0 che sta addirittura stretto ai rossoneri: le facce di Cruijff sono tutto un programma. Non si era mai visto un divario così netto tra le due contendenti al titolo. È una lezione di calcio, forse la pagina più memorabile scritta da una squadra italiana in Europa.