Arnor ed Eidur Gudjohnsen, il ghiaccio scorre nelle vene

Arnor ed Eidur Gudjohnsen, il ghiaccio scorre nelle vene

Una favola senza precedenti quella dell’ex Chelsea e Barcellona che esordì con l’Islanda entrando al posto del padre il 24 aprile 1996

Jacopo Pascone/Edipress

30 aprile

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Più di 20 anni tra i professionisti, maglie importati come quelle di Anderlecht e Bordeaux, oltre 100 gol in carriera. Arnor Gudjohnsen ha vestito per più di due decenni anche la maglia della Nazionale. Insomma, un’istituzione in un Paese da appena 360mila abitanti, uniti da un assoluto rispetto per la “terra del ghiaccio”, la loro terra: l’Islanda. Un rispetto che si tramuta in orgoglio quando scendono in campo “i loro ragazzi”, sostenuti con fierezza con il geyser sound, che tutto il mondo ha scoperto negli ultimi europei.

 

Eidur, figlio di Arnor

 

Una passione per il calcio trasmessa al figlio Eidur, ben più noto attaccante che nei primi anni Duemila si è legato al Chelsea, partecipando poi da protagonista ai primi successi dell’era Abramovich. Mourinho lo schiera sempre, come prima o seconda punta, nel suo mutabile Chelsea che riporta il titolo a Stamford Bridge nel 2004-05, interrompendo un digiuno di 50 anni: 262 presenze e 78 sigilli con la maglia dei Blues, squadra a cui il biondo attaccante lega i migliori anni della sua carriera. Poi il Barcellona, dove sposa una filosofia differente, come quella di Frank Rijkaard, prima di conoscere Guardiola. Con Pep, pur partendo dietro calciatori leggendari come Messi, Henry ed Eto’o, Gudjohnsen sale da comprimario sul tetto d’Europa, aggiudicandosi nel 2009 la prima Champions firmata dal tiki-taka. Da qui inizia la seconda fase della carriera di Eidur, quella discendente, sempre con la valigia in mano. Undici squadre in otto anni: dal Monaco, passando per il ritorno in Premier League (Tottenham, Stoke City, Fulham), per la Grecia, il Belgio e ancora l’Inghilterra, prima di Cina, Norvegia e infine India. A giocare il campionato della terra del ghiaccio - agli albori aveva militato con Valur e KR Reykjavik - non ci è mai tornato, eppure è proprio con la croce rossa sul petto blu, che “Iceman” ha scritto la sua favola più bella, una storia che decolla il 24 aprile del 1996, anche se parte molto, ma molto prima.

Quando il ghiaccio scorre nelle vene

 

Dicevamo di Arnor, padre di Eidur, un’istituzione in Patria: 73 presenze e 14 gol con l’Islanda, tra cui uno storico poker alla Turchia nel ’91. Attaccante, ovviamente, come il figlio. «Ogni ragazzo vorrebbe essere come il padre, nel mio caso credo che sia questione di genetica: da quando ho conosciuto il pallone non ho più voluto altro». È cresciuto così Eidur, pallone tra i piedi e ghiaccio che scorre nelle vene, con il papà come eroe. Il talento è fin da subito sotto gli occhi di tutti. Un bomber di movimento, capace di sacrificarsi per la squadra e di finalizzare. A 16 anni lascia la terra del ghiaccio e si trasferisce in Olanda per vivere la sua prima grande avventura nel Psv. Nel frattempo il papà gioca in Svezia all’Orebro ed è il centravanti dell’Islanda. Il ct Logi Olafsson pensa che il piccolo ”Iceman” sia già pronto, ci vede lungo: per l’amichevole in programma a Tallinn contro l’Estonia tra i convocati c’è anche Eidur. A 2.365 km, 1.469 miglia o se preferite, 1.277 miglia nautiche di distanza dalla terra del ghiaccio, inizia la favola di Iceman. Il teatro proprio da favola non sembrerebbe: un campo di patate con sulle “tribune” non più di 500 estoni infreddoliti. Ma la scritta a caratteri cubitali “FIFA” sulla felpa del quarto uomo a bordocampo non mente: è a tutti gli effetti una partita internazionale. Minuto 62, Iceman è pronto sulla linea di metà campo con la numero 13 sulle spalle. Il quarto uomo alza la paletta numero 9 con la mano sinistra (non c’è il tabellone elettronico per le sostituzioni...), subito dopo con la destra la numero 13. Un istante, un secondo, un attimo per scrivere la storia: fuori Arnor Gudjohnsen, dentro Eidur Gudjohnsen. Un bacio sulla guancia e una frase sospirata all’orecchio: mai prima di allora padre e figlio avevano giocato nella stessa partita internazionale. «È davvero un sogno diventato realtà, credo che sia fantastico», dichiara Arnor a fine gara. «Ho avuto qualche possibilità di segnare, credo due o tre occasioni, purtroppo non ce l’ho fatta, ma si tratta pur sempre del mio primo match, sono soddisfatto», aggiunge Eidur, che ancora non sa che di quella Nazionale diventerà il più prolifico marcatore di tutti i tempi - 26 centri, alla pari con Kolbeinn Sigthorsson, attaccante ancora in attività e in forza all’IFK Goteborg -, nonché il più grande calciatore islandese di sempre. Questo gli è forse più chiaro 17 anni dopo, il 19 novembre 2013, quando tra delusione e commozione davanti ai giornalisti deve parlare della sconfitta subita contro la Croazia nella gara di ritorno dei playoff, che impedisce all’Islanda di approdare ai Mondiali brasiliani. Sarebbe stata la prima storica volta per l’Islanda nella fase finale di un grande torneo internazionale. Piange Gudjohnsen, e afferma: «Ho paura che questa sia stata la mia ultima partita con l’Islanda». Tornerà invece Iceman, tornerà e farà parte di quel gruppo fantastico che eliminerà l’Inghilterra negli ottavi di finale di Euro 2016. Giocherà il suo primo Europeo a 37 anni, dopo aver emulato e superato il padre, sempre sospinto da quel ghiaccio che scorre nelle vene.

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