Il cuoio

Wembley, il tempio del calcio compie 98 anni

Costruito in appena 300 giorni per la Grande Esposizione dell’Impero Britannico del 1924, l’Empire Stadium, questo il vero nome, è stato il teatro di grandi imprese sportive e non solo. Fu inaugurato il 28 aprile 1923

Dal 2-1 del Milan contro il Benfica nella finale di Coppa dei Campioni 1963 (prima vittoria italiana nella competizione), al primo successo della nazionale azzurra in Terra d'Albione firmato Fabio Capello nel 1973, finendo con il trionfo del Parma nella Coppa delle Coppe 1993, lo stadio di Wembley, originariamente denominato Empire Stadium, è stato il teatro dei sogni di chi su quel terreno di gioco ha dato tutto per scrivere un pezzo di storia nel grande libro del calcio. Per spiegare cosa significhi Wembley per un giocatore prendiamo in prestito le parole di Boniperti: "Credo che un calciatore che non abbia mai giocato a Wembley e al Maracanà  non possa dirsi un giocatore completo".

L’inaugurazione dello stadio e la tragedia sfiorata

Tutto ebbe inizio il 28 aprile 1923, quando dopo appena 300 giorni di lavoro venne inaugurata questa imponente struttura, costruita per ospitare l'Esposizione dell’Impero Britannico del 1924, con la finale di FA Cup tra Bolton e West Ham. L'attesa era tantissima e tutti volevano prendere parte all'evento, tanto che si sfiorò la tragedia: la capienza era di 127.000 posti, ma un’ora prima dell’inizio le gradinate erano già  piene, e fuori dai cancelli si ammassava una folla di oltre centomila persone. Barriere e cancelli cedettero, e per scampare all’ondata molti si rifugiarono in campo. Oltre mille i feriti, 60 in ospedale. Alla fine il fischio d'inizio arrivò con un ritardo di 43 minuti e ad avere la meglio sul campo fu il Bolton (2-0).

Football back home

A distanza di 43 anni i tifosi inglesi si ritrovarono lì, stavolta tutti dalla stessa parte, per la finale mondiale tra Inghilterra e Germania Ovest. Un tripudio di bandiere accolse l'arrivo in campo dei ragazzi di Alf Ramsey, che tra lo scetticismo generale alla vigilia della competizione aveva predetto tutto: "Vinceremo il Mondiale". Sì, perché quel 30 luglio 1966 il calcio torna a casa, "Football back home", e la Coppa Rimet veste per la prima e fin qui unica volta i colori della bandiera inglese. In campo finisce 4-2 dopo i tempi supplementari, e il nuovo eroe del popolo britannico è Geoff Hurst, autore di una tripletta (unico a segnare tre gol in una finale della coppa del mondo). Sugli spalti è festa grande.

I leoni di Wembley

Il 14 novembre 1973, invece, a fare festa sono i tifosi dell'Italia, che per la prima volta assistono a una vittoria degli azzurri, quelli che verranno ricordati come i Leoni di Wembley, in Terra d'Albione. Fabio Capello, autore del gol vittoria, di quel giorno dirà: "Wembley è l’immagine, per me, di 30.000 camerieri italiani. Così definirono gli italiani previsti sugli spalti. Li ricordo bene anche perché gioirono per una vittoria che, in Inghilterra, non prevedevano. E che Bobby Moore, alla sua ultima partita, aveva già  preannunciato che l’avrebbe dedicata alla principessa Anna (figlia della Regina Margaret) che quel giorno avrebbe sposato Mark Phillips".

Oltre il calcio

Wembley, però, non è stato soltanto il teatro di imprese sportive, ma anche il palco di uno dei più grandi e partecipati eventi musicali mai registrati nella storia: il Live-Aid del 13 luglio 1985. Organizzato per raccogliere fondi in favore delle vittime della carestia in Etiopia e Sudan, è stato il più grande collegamento via satellite e la più grande trasmissione televisiva di tutti i tempi: si stima infatti che quasi due miliardi di telespettatori in 150 Paesi abbiano assistito alla trasmissione in diretta. E Wembley non poteva che essere il posto giusto per un evento di tale portata.