Il cuoio

Michele Alboreto, il sorriso della Formula 1

Il 25 aprile 2001 ci lasciava l'ultimo pilota italiano capace di vincere un Gran Premio con la Ferrari. Una delle personalità più pulite e amate del motorsport

Solo l’ultimo viaggio poteva spegnere quel sorriso, dolce biglietto da visita di una delle personalità più pulite e amate nella storia della Formula 1. Michele Alboreto correva per vivere, e viveva per correre. Una passione, quella per i motori e la pista, che non lo ha mai abbandonato, proprio come Nadia, conosciuta all’età di 16 anni e mai più lasciata. Nell’anima, una feroce determinazione; fuori, umiltà , rispetto e la capacità di sapersi ritagliare, con silenzio, un posto nel mondo.

Gli inizi carriera

Doti che affascinano anche Enzo Ferrari, che lo sceglie personalmente dopo che Michele in Tyrrell ha vinto, a Las Vegas e Detroit, i suoi primi due Gran Premi. La sua esperienza nel motorsport, al tempo, è comunque già da invidiare. Si fa le ossa nel Campionato Europeo Formula 3, che vince nel 1980 con la March motorizzata Alfa Romeo della Euroracing di Pavanello. Cesare Fiorio lo convince a provare il mondo dell’endurance, ed ecco che Michele corre con le Lancia e contemporaneamente continua con le ruote scoperte. Minardi, agli albori della sua gloriosa carriera nelle corse, gli dà la possibilità di gareggiare in Formula 2 a partire dal 1981. Alboreto convince e vince, a Misano, instaurando con patron Gian Carlo un rapporto d’amicizia destinato a durare ben al di là  della durata di un contratto professionistico.

F1: debutto e vittorie

Sempre nel 1981 si aprono già  le porte della F1. La sua prima scuderia è la Tyrrell. Il 3 maggio sale in sella alla monoposto inglese e corre a Imola per il GP del San Marino, chiudendo anzitempo per via di una collisione. É il suo debutto nel Circus dei grandi. Presto però le collisioni e le uscite di pista terminano, lasciando spazio a buone prestazioni e alle vittorie. La prima, indimenticabile, esultanza avviene davanti al Caesars Palace di Las Vegas, 25 settembre 1982, mentre il 5 giugno ’83 replica a Detroit.

Quel viaggio con Zermiani sulla F40…

Il mondo della F1 si accorge di questo ragazzo riccioluto, e iniziano le prime interviste ai box con Ezio Zermiani, storica firma giornalistica, con cui negli anni formerà  una coppia involontariamente simpatica e irresistibile. Un viaggio dei due da Fiorano al Duomo di Milano a bordo della nuova (all’epoca) e rivoluzionaria Ferrari F40, seguita dalle telecamere, è divenuta negli anni un cult tra gli appassionati, simbolo di un modo di concepire la F1 - e il rapporto tra piloti e giornalisti - in maniera nettamente diversa, più umana e meno legata al protocollo.

“A Michele gli dobbiamo un Mondiale”?

Si accorgono di lui, quindi, anche a Maranello. Firma il contratto già a metà stagione 1983, per approdare nel 1984. Con la Rossa, Michele corre con il numero 27 di Gilles Villeneuve. Vince la sua prima gara in Ferrari proprio lì, a Zolder, dove due anni prima scomparve il canadese: una suggestiva piega del destino che fa entrare Alboreto nel cuore degli italiani, proprio come Gilles. Nel 1985 è in testa al Mondiale, vince in Canada e Germania; l’Italia ferrarista fa il tifo per questo giovane milanese adottato da tutto il Paese, che nelle interviste concesse ai giornalisti filtra le sue ambizioni di vittoria con un sorriso contagioso e la pacatezza di chi non ha bisogno di eccedere per far parlare di sé. A metà stagione però il caso del cambio delle turbine genera problemi di affidabilità . Ferrari infatti decide di cambiare a metà  stagione le KKK tedesche con le americane Garrett - voci narrano come Enzo Ferrari fosse convinto che a un certo punto in Germania avrebbero “lavorato” per favorire la connazionale Porsche, il cui motore alimentava le McLaren avversarie del Cavallino... -. La decisione si rivela letale. Michele e la sua 156 non vincono più una gara, consentendo ad Alain Prost di dare il via alla propria leggenda. «A Michele gli dobbiamo un Mondiale», dirà  con amarezza il Drake a fine anno.

Prototipi: l’ultima sfida

Con la F1, Alboreto chiuderà  nel 1994, dopo aver corso anche per Arrows, Footwork, Scuderia Italia e terminando la propria esperienza nella competizione, romanticamente, con Minardi. Nel 1995 passa a un’altra sfida, quella dei prototipi, con lo stesso entusiasmo di quand’era ragazzino. Corre nel DTM tedesco, nella NASCAR e la Indy americane, e nel 1997 entra nell’Olimpo del motorsport vincendo la 24 Ore di Le Mans con Porsche.

Continua a correre, Michele.

Il 25 aprile 2001 collauda un’Audi R8 Sport al circuito del Lausitzring: una gomma scoppia mentre attraversa il lunghissimo rettilineo, e Michele compie quell’ultimo viaggio. Vent’anni dopo, ci piace pensare che sia sempre lassù, ad assistere a una F1 così diversa dalla sua epoca, ma soprattutto a vegliare su Nadia, Alice e Noemi. Non le ha mai lasciate, così come noi non abbiamo mai lasciato lui. Continua a correre, Michele.