Il cuoio

Filippo e Simone Inzaghi: dalla "Buca" alla A

Conobbero entrambi il grande calcio grazie al Piacenza, in occasione di Lazio-Benevento saranno avversari per un giorno 

Uno scudetto, una Supercoppa Europea e diverse coppe alzate al cielo per Simone. Un Mondiale, tre scudetti, due Champions League, due Supercoppe Europee e una Coppa Intercontinentale per Filippo. Per il calcio italiano i fratelli Inzaghi rappresentano un motivo di vanto. Una storia di amore e passione che ha portato il nome Inzaghi in giro per il mondo. Ma tutto questo è iniziato alle porte di Piacenza, anzi più precisamente nella famosa “Buca”. Lì dove tutto ha preso il via e dove il sogno ha iniziato a diventare realtà.

 

Il campetto

 

La “Buca” è un campetto in cemento, a San Nicolò, frazione del comune di Rottofreno, a dieci minuti di macchina dal centro di Piacenza. Su quel campetto Pippo e Simone passano intere giornate a giocare al calcio, sfidando amici e sognando di diventare calciatori professionisti. Il campo si trova a due passi dalla scuola che i fratelli Inzaghi frequentano. La mattina Pippo, il più grande tra i due, mette il pallone dentro lo zaino e stuzzica Simone: «Alla campanella ci vediamo alla Buca. Il primo che arriva prende il campo». Alle 13 finiscono le lezioni e iniziano le sfide. Interminabili. Gli amici di Pippo e Simone non hanno dubbi: il più grande dei fratelli Inzaghi è il più “cattivo” sotto porta. Il piccolo Simone il più tecnico.

 

Calcio vero

 

Dalla “Buca” al San Nicolò, società  dilettantistica piacentina, il passo è immediato: prima nei pulcini, poi negli esordienti, Pippo e Simone iniziano a scrivere il loro percorso, fatto di partite, gol e cartellini girevoli. Come quello che Filippo presta al fratello per poter esordire. Simone non ha ancora otto anni e non può essere schierato, ma papà Giancarlo, che segue i due figli come un’ombra, prende il cartellino del fratello maggiore e lo consegna ai dirigenti: nella foto è difficile distinguere i due e il nome, di solito, non lo controlla nessuno. Simone ha sei anni, è il più piccolo di tutti, ma all’esordio fa un partitone: non segna, ma regala assist e giocate di livello. Dalla palestra del San Nicolò al calcio professionistico con il Piacenza. Con i biancorossi esordiscono entrambi: Pippo nel primo turno di Coppa Italia (stagione 1991- 92) contro il Modena e poi due volte in campionato (in Serie B). Da lì inizia il giro dei prestiti per farsi le ossa: prima al Leffe, poi al Verona. L’estate del 1994 torna a Piacenza e spicca il volo. Sotto la guida di Gigi Cagni segna 15 gol in campionato (il primo all’esordio nella trasferta di Perugia) e trascina gli emiliani al primo posto e alla promozione. La Serie A Filippo la gioca con il Parma, squadra alla quale viene ceduto. La prima rete la segna proprio al Piacenza. Al termine della stagione passa a Bergamo e diventa capocannoniere del campionato segnando 24 gol e attirando le attenzioni della Juventus.

 

A Piacenza

 

Simone, dopo le giovanili a Piacenza, viene mandato al Carpi, poi al Novara, al Lumezzane e al Brescello. L’occasione della vita arriva l’estate del 1998. Il Piacenza, proprietaria del suo cartellino, lo riporta a casa. Il presidente Garilli e il direttore Sportivo Giampiero Marchetti puntano su di lui e lo affidano a Materazzi. Il mister non ci pensa due volte e lo fa esordire in Serie A il 13 settembre 1998 al Garilli, contro la Lazio di Bobo Vieri e del “Matador” Marcelo Salas. Simone si prende i riflettori: segna un gol nel primo tempo che gli viene annullato per fuorigioco e a pochi secondi dal termine, con i biancocelesti avanti 1-0 (gol di Stankovic), realizza la rete del pareggio con un perentorio colpo di testa. Nel suo primo campionato in Serie A Simone si mette subito in evidenza. Segna gol importanti, diventa un punto di riferimento per Materazzi e compagni e dimostra di non subire alcun tipo di timore reverenziale. Il 4 ottobre si gioca il match tra la Juventus di Pippo e il Piacenza di Simone. Il primo confronto diretto tra i due fratelli lo vince Pippo, che segna il gol vittoria per li bianconeri. La prima stagione in cui entrambi i fratelli Inzaghi giocano in A, si chiude con quattordici gol segnati dallo juventino e quindici dal giovane bomber del Piacenza. Nel campionato successivo i due si giocano lo scudetto: Simone viene acquistato dalla Lazio e contende il titolo fino all’ultima giornata al fratello. Decisivo lo scontro diretto che si gioca allo stadio Delle Alpi il 1° aprile del 2000. Simone regge da solo il peso dell’attacco biancoceleste, fa espellere Ciro Ferrara (che lo ferma con le cattive) e partecipa al successo laziale, che arriva grazie al gol di Simeone. Un risultato decisivo per il titolo, che Inzaghi Jr festeggia il 14 maggio del 2000, sbloccando il risultato nel match casalingo contro la Reggina. Pippo si prenderà  altre belle rivincite, soprattutto nel Milan, dove vince due scudetti e due Champions League, realizzando in finale una splendida doppietta al Liverpool.

 

In panchina

 

Carriere simili da calciatori e da tecnici: entrambi vengono lanciati in prima squadra dopo aver guidato le giovanili dei propri club. Ma mentre l’esperienza laziale di Simone è fruttuosa (cinque campionati e tre coppe alzate al cielo), l’avventura milanista di Pippo dura solo una stagione. Poi il Venezia, il Bologna e ora il Benevento. I due sono inseparabili: Pippo è stato spesso all’Olimpico a tifare per Simone, che a sua volta è il primo tifoso del fratello, con il quale si confronta spesso. Tranne stavolta, dove si contenderanno punti decisivi per la classifica.