Il cuoio

Nevio Scala, dalla campagna ai successi in Europa col Parma

Cresciuto nell’azienda agricola familiare, il tecnico che con i gialloblù fece miracoli negli anni Novanta, ha alle spalle anche una buona carriera da giocatore. Ma il meglio di sé ha saputo darlo in panchina, vincendo titoli in Italia, Germania, Ucraina e Russia

Quando i risultati del lavoro sono frutto di azioni concrete, modi semplici e comunicazione chiara, chi li ha conseguiti ha quasi certamente avuto nel confronto con la natura la sua maestra di vita. Come Nevio Scala, centrocampista in giro per l’Italia tra la fine degli anni Sessanta e il decennio successivo e poi allenatore di successo soprattutto col Parma degli anni Novanta. Originario del padovano (più precisamente Lozzo Atestino, dove nacque il 22 novembre 1947), Scala crebbe in mezzo alla campagna, nell’azienda agricola che il padre aveva in affitto. Quell’ambiente gli trasmise doti di equilibrio e di rispetto per le persone che hanno costituito il sostrato valoriale col quale Nevio ha sviluppato una carriera iniziata con il trasferimento al Milan, a metà degli anni Sessanta. Un passaggio ostico ma necessario per porre le basi di un percorso professionale maturato successivamente a Roma, dove il giovane di provincia si fece definitivamente uomo, esordendo in Serie A coi giallorossi e vivendo una stagione da protagonista. La città è bella, l’impatto con l’ambiente positivo e Scala vorrebbe restare per continuare un’esperienza che lo sta gratificando. Ma il Milan lo rivuole con sé e Nevio torna alla base per vivere le due stagioni che, sugli almanacchi, gli danno maggior profitto: nel 1968 vince scudetto e Coppa delle Coppe, nel 1969 la Coppa dei Campioni. Ma, con tanti primattori davanti, è difficile farsi spazio: in due stagioni una manciata di presenze lo convincono ad andare a giocare altrove. Due anni a Vicenza e due a Firenze prima di tornare ancora a Milano: per due campionati cambia sponda (gioca nell’Inter dal 1973 al 1975) prima di disputare la sua ultima stagione in rossonero. I successivi tre anni a Foggia sono gli ultimi da protagonista: prima di svuotare definitivamente l’armadietto dello spogliatoio, gli rimangono due esperienze minori col Monza e nell’Adriese. Scala forse non sa che, per lui, il meglio in ambito calcistico deve ancora venire. 

La carriera da allenatore 

Come accade a molti centrocampisti che hanno spaziato per anni nelle zone più sensibili del campo, Nevio vuole rimanere nel mondo del calcio prospettando le idee di gioco che ha maturato nel corso della sua esperienza da giocatore. L’amore per la campagna gli è rimasto dentro, ma è ancora troppo eccitante l’appuntamento domenicale davanti a migliaia di spettatori per ritirarsi vicino casa a godersi i profumi delle stagioni. Comincia così la vita da allenatore nelle giovanili del Vicenza prima di assumersi la piena responsabilità della Reggina, dove già il primo anno (1987-88) raggiunge la promozione in Serie B e il successivo non riesce nel doppio balzo fermato solo ai rigori in uno sfortunato spareggio contro la Cremonese.

I trionfi europei col Parma

Quanto fatto vedere nei due anni a Reggio gli vale la chiamata del Parma, dove comincia un periodo d’oro. Con lui i ducali arrivano per la prima volta in Serie A dove, grazie agli ingenti investimenti posti in essere dalla società, la squadra veste gli abiti inusuali della provinciale di lusso, riflettendo anche nel calcio la ricchezza finanziaria ed estetica di un territorio denso di risorse. Grazie a giocatori importanti che vanno ad alimentare anche la Nazionale, Scala ottiene risultati con un gioco che riesce a combinare godibilità e pragmatismo, rapportandosi col gruppo come un pater familias disponibile al dialogo improntato sul rispetto dei ruoli. Il suo schema di riferimento è un 5-3-2 che, in fase offensiva, diventa agilmente 3-5-2 grazie alla spinta costante esercitata dai laterali sulle fasce, che consente di allargare il gioco e creare superiorità numerica in mezzo al campo. Il Parma dà spettacolo e vince: Coppa Italia, Coppa delle Coppe, Supercoppa Europea e Coppa UEFA sono i marchi indelebili di un lavoro fatto di idee e applicazione che, a distanza di quasi trent'anni, porta ancora i suoi riflessi nell’immagine del Parma Calcio, nonostante le turbolenze attraversate dalla società che solo di recente sembrano essersi risolte.

Dal Borussia Dormund allo Spartak Mosca

Scala ha avuto anche il merito di aprirsi a esperienze internazionali di rilievo: alla guida del Borussia Dortmund campione d’Europa in carica nel 1997-98 (con cui vinse la Coppa Intercontinentale e arrivò in semifinale di Champions League), nei primi anni Duemila ha allargato i suoi orizzonti verso Oriente, allenando prima in Turchia (Besiktas) e poi in Ucraina (Shakhtar Donetsk) e Russia (Spartak Mosca), vincendo ulteriori titoli nazionali. Facendosi sempre apprezzare per quei valori che, assorbiti dalle tradizioni familiari e dal contatto con la natura, non lo hanno mai fatto cadere nelle storpiature del professionismo esasperato del calcio d’elite.