Ricordando Alex Zanardi

Il mondo dello sport ha salutato per l'ultima volta il 59enne campione bolognese, scomparso lo scorso 1° maggio 
Ricordando Alex Zanardi
© Formula 1

Rüdiger Franz Gaetano HerberholdRüdiger Franz Gaetano Herberhold

Pubblicato il 5 maggio 2026, 23:51

Un Campione che ha fatto dell’umiltà e della semplicità il suo tratto distintivo, dimostrando con la sua stessa vita quanto l’impossibile potesse essere possibile. Il mondo dello sport ha dato il suo ultimo saluto ad Alex Zanardi, scomparso lo scorso 1° maggio all'età di 59 anni, e di cui nella giornata odierna sono stati celebrati i funerali presso la Basilica di Santa Giustina a Padova, in una cerimonia che ha visto la presenza di tantissimi amici e campioni dello sport, nonchè davanti all'altare della sua handbike, con cui tante emozioni aveva saputo regalare in pista.

Un Campione con la C maiuscola, ma anche e sopratutto un uomo, Alex, capace di rinascere da un momento difficile (come quello legato al drammatico incidente occorsogli nel 2001 al Lausitzring) che portò all’amputazione di entrambe le gambe) diventando un vero e proprio punto di riferimento, ma sopratutto un simbolo di speranza per tutti noi grazie alla sua immensa forza d’animo e al suo forte attaccamento alla vita sempre con il sorriso, non esitando a dare una mano a chiunque avesse bisogno, al punto da ideare nel maggio 2017 il progetto denominato Obiettivo 3, con il quale reclutare, avviare allo sport e sostenere economicamente gli atleti disabili. 

Nato a Bologna il 23 ottobre 1966 e trasferitosi fin da piccolo a Castelmaggiore assieme alla sua famiglia (formata dal padre Dino, sarto, dalla madre Anna, sarta, e dalla sorella maggiore Cristina), fin da piccolo Alex mostra una certa passione per i motori e per la Formula 1. La scomparsa però della sorella nel 1979  a causa di un incidente stradale porterà in un primo momento la famiglia a non assecondare la passione di Alex verso i motori, salvo poi progressivamente ammorbidirsi, con il padre Dino che gli regalerà un kart con cui all’età di quattordici anni comincia a fare le gare con gli amici , debuttando con la prima gara professionistica a Vado nel 1980, in una corsa sponsorizzata dalla Pubblica assistenza. 

Dopo un biennio in cui affina il suo stile di guida con i kart, Zanardi nel 1982 si iscrive al campionato nazionale nella categoria 100 cc riuscendo (con un mezzo poco competitivo e con suo padre pronto a supportarlo nelle vesti di meccanico) ad ottenere il terzo posto nella classifica generale. Grazie ai risultati conseguiti in pista (tra i quali spicca nel 1985 la vittoria nel campionato italiano dei 100 Super come pilota non ufficiale del team di Achille Parrilla e nel 1987 la conquista del campionato europeo nella categoria 135 cc), nel 1988 il pilota bolognese esordisce alla guida delle monoposto gareggiando nella Formula 3 italiana al volante di una Dallara-Alfa Romeo del team di Coperchini grazie al prezioso aiuto del padre di Max Papis (con cui aveva stretto amicizia nei primi anni della corse con i kart), per poi approdare nel 1991 nel campionato di Formula 3000 nel team Il Barone Rampante. Se da una parte le due vittorie (ottenute il 14 aprile nella gara di esordio a Vallelunga e il 23 giugno al Mugello) assieme alle otto pole sulle dieci gare facenti parte del campionato non gli permetteranno di vincere il titolo (andato a Christian Fittipaldi) anche a causa di alcuni problemi di affidabilità che colpiscono la sua Reynard motorizzata Mugen-Honda, Zanardi avrà comunque la possibilità di varcare le porte della Formula 1, effettuando un test al volante della Footwork Arrows, per poi esordire nelle ultime tre gare del Mondiale 1991 al volante della Jordan al posto del brasiliano Roberto Moreno, ottenendo due noni posti in Spagna e Australia, nonché un ritiro in Giappone mentre si trovava in ottava posizione a causa della rottura del cambio. 

Eddie Jordan è colpito dal talento e dalla competitività di Zanardi e vorrebbe confermarlo anche per la stagione successiva, ma le difficoltà economiche della sua squadra obbligano l’irlandese ad optare per il brasiliano Mauricio Gugelmin, fortemente voluto dal nuovo sponsor Sasol. Zanardi si trova così a dover cercare una nuova squadra, che trova inizialmente nella Tyrrell (salvo però venir anche in questo caso scavalcato dal maggior contributo economico garantito da De Cesaris), salvo poi optare per il ruolo di collaudatore e terzo pilota, offertogli da Flavio Briatore in Benetton.

© Minardi via Facebook

L’infortunio nelle qualifiche del Gp di Francia ad opera di Christian Fittipaldi (rottura della quinta vertebra) spinge così la Minardi a puntare su Zanardi come sostituto nelle successive tre gare di campionato (Gran Bretagna, Germania e Ungheria), che vedono il pilota bolognese sopra raffigurato pagare il periodo di inattività mancando la qualificazione in Gran Bretagna e Ungheria e ritirandosi al termine del primo giro in Germania a causa della rottura in cambio.

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Rientrato in Benetton, Alex continua nel proseguo della stagione a testare le sospensioni attive (che avrebbero fatto il loro esordio l’anno successivo), mentre nel biennio 1993-1994 approda in Lotus, dopo che il team inglese era rimasto dal fatto che il pilota bolognese in un test svolto al volante della Benetton sul circuito de Le Castellet avesse fatto registrare un tempo più veloce rispetto a quello di Michael Schumacher, ottenendo come miglior risultato un sesto posto al termine del Gp del Brasile. Alla fine del Mondiale 1994 la Lotus decide di lasciare la Formula 1, con Zanardi che rimane così senza contratto: il pilota bolognese non si perde d’animo, e dopo aver trascorso gran parte del 1995 a fare l'istruttore nella scuola di guida sicura di Siegfried Stohr, riallaccia i rapporti con il direttore commerciale della Reynard Rick Gorne (conosciuto ai tempi della Formula 3000), il quale dopo una serie di tentativi non andati a buon fine con alcune squadre del campionato CART fa il suo nome a Chip Ganassi, che in quel frangente stava cercando un secondo pilota per il proprio team da affiancare a Jimmy Vasser dopo l’addio di Bryan Herta, approdato nel Team Rahal. 
Ganassi non esita subito ad organizzare un test per valutare il talento alla guida di Zanardi, comparandolo a quello dell’altro candidato alla successione di Herta, lo statunitense Jeff Krosnoff. Un test che vede Zanardi ottenere degli ottimi parziali, aggiudicandosi così il contratto con il team Ganassi. Approdato nel campionato CART, Alex dopo le prime gare di ambientamento comincia pian piano a prendere confidenza con la nuova serie e a lottare già in quella prima stagione americana per il titolo, classificandosi alla fine in terza posizione (con il titolo conquistato dal compagno di squadra Jimmy Vasser) e aggiudicandosi anche il titolo di Rookie Of The Year.

Forte del finale in crescendo, Zanardi viene considerato tra i piloti favoriti per il titolo, ed è quello che avverrà puntualmente, con il pilota bolognese che si aggiudicherà il Campionato Cart sia nel 1997 (al penultimo appuntamento stagionale svoltosi sul circuito di Laguna Seca) che nel 1998 a quattro gare dal termine a Vancouver, chiudendo la stagione con centro punti di vantaggio nei confronti del compagno di squadra Vasser. 

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Nel 1999, forte dei successi ottenuti sul suolo americano, Zanardi torna in Formula 1, contattato dalla Williams, che nel settembre 1998 ufficializza l’ingaggio del pilota bolognese, offrendogli un contratto triennale. L’esperienza si rivelerà, però, più delicata del previsto, con una monoposto totalmente differente da quelle guidate nella serie americana, e alle prese con diversi problemi di affidabilità. Al termine di una stagione che lo vedrà ottenere come miglior risultato un settimo posto a Monza, Zanardi in accordo con il team di Grove decide di sciogliere il contratto e di prendersi momentaneamente una pausa dall’attività agonistica, salvo però tornare nel 2001 a correre in Champ Car nel nel team di proprietà di Mo Nunn, suo ingegnere ai tempi del doppio titolo in Formula Cart
Non mancano dei problemi nelle prime gare (con Alex che otterrà come miglior risultato un quarto posto a Toronto), e tutto lascia presagire una crescita della squadra sotto le attente indicazioni del pilota bolognese, ma nessuno può immaginare ciò che il destino ha in serbo per lui. 

Il 15 Settembre 2001 in occasione della tappa europea del Lausitzring il pilota bolognese (a lungo primo) una volta uscito dai box dopo l’ultima sosta perde il controllo della monoposto probabilmente per la presenza di acqua ed olio sulla traiettoria in uscita andando in testacoda. La Reynard-Honda di Alex viene evitata da Patrick Carpentier, ma non da Alex Tagliani, che finisce con il colpire perpendicolarmente la monoposto del bolognese all’altezza del muso spezzandola in due. Alex è in condizioni disperate, con la collisione che aveva generato l’immediata amputazione degli arti inferiori, ma per fortuna riesce miracolosamente a salvarsi, e dopo sei settimane di ricovero e una quindicina di operazioni subite può lasciare l’ospedale di Berlino e tornare a casa, dove comincia un periodo di riabilitazione, che lo vedrà addirittura nel Dicembre 2001 in occasione della Cerimonia di premiazione dei Caschi d’Oro di Autosprint alzarsi in piedi dalla carrozzina con le sue protesi.

Un’immagine che allora come oggi nel rivederla desta una grandissima emozione, e che dimostra sopratutto la grande voglia di Alex di dimostrare che tutto non era finito con l’incidente del Lausitzring, e che si concretizza ancora di più prima nel 2002 sempre in Champ Car con una gara a Toronto, e poi nel Maggio 2003 quando torna al Lausitzring per ultimare su una vettura appositamente modificata quegli ultimi 13 giri che gli mancavano per concludere la gara del 2001. Questo exploit spinge il pilota bolognese a tornare a correre, e il 28 Agosto 2005 sul circuito tedesco dell'Oschersleben torna ad aggiudicarsi una gara nel campionato turismo. A questa vittoria ne seguiranno altre, nel 2006 a Istanbul, e nel 2008 a Brno.

Nel 2006 inoltre Zanardi tornerà a guidare per un'ultima volta una monoposto di Formula 1, partecipando a Valencia a un test al volante di una BMW-Sauber appositamente modificata. 

Il passaggio alla handbike e le vittorie olimpiche

© Getty Images

Nel 2010 Zanardi, dopo aver conquistato tre anni prima un prestigiosissimo quarto posto alla Maratona di New York 2007, inizia a correre nella categoria H4 in handbike.

Nel corso degli anni Alex riesce a diventare l'uomo dei record vincendo 4 medaglie d'oro e 2 medaglie d'argento ai giochi paralimpici di Londra 2012 e Rio De Janeiro 2016, e ben dodici titoli ai campionati mondiali di strada (con anche 4 secondi posti e un terzo posto) con l'handbike, conquistando a Cervia nel Settembre 2019 in occasione dell’Iron Man Italy non solo il double (avendo completato sia l’Ironman Italy, che l’Ironman 70.3 Italy), ma anche il nuovo primato mondiale degli atleti paralimpici nel triathlon in 8h25’30”, migliorando così di oltre mezz’ora il precedente primato mondiale realizzato sullo stesso percorso nel Settembre 2018 (8h26’06”).

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Oltre alle medaglie vinte in occasione delle Paralimpiadi non possiamo non ricordare un bellissimo gesto di Alex Zanardi avvenuto in occasione della Maratona di Venezia 2012: presente come partecipante assieme a un ragazzo tetraplegico (l'allora 17enne Erik Fontanari di Pergine Valsugana, comune di oltre 20000 abitanti in provincia di Trento), Alex non esita a legare la carrozzina di Erik alla sua handbike a causa di alcuni spasmi muscolari sofferti a causa del freddo dal giovane ragazzo trentino, e a portarlo fino a pochi metri dal traguardo, dove, sceso dalla sua handbike, spinge a monconi la carrozzina di Erik fino al traguardo in quanto voleva fosse proprio il giovane Fontanari a tagliare prima di lui la linea d'arrivo.

L’incidente in Val di Pienza

Un campione nello sport e nella vita, Alex Zanardi, capace di superare con una grandissima forza d’animo quello che il destino gli aveva tolto nel 2001, senza però dimenticare gli altri. Non deve quindi stupire il fatto che nel Giugno 2020 Alex avesse deciso con la sua inseparabile handbike di partecipare a una staffetta benefica di Obiettivo 3 (volto ad avviare gli atleti disabili al mondo dello sport). Nessuno, però, poteva immaginare quello che sarebbe poi successo.

Nel corso della tappa del 19 Giugno che avrebbe portato i partecipanti a Montalcino, a pochi Km dalla conclusione sulla statale 146 nel comune di Pienza Alex improvvisamente perde il controllo della sua handbike, e finisce contro il camion che stava sopraggiungendo. Il pilota rimane cosciente almeno fino all’arrivo dei soccorsi e respira autonomamente, ma, trasportato d’urgenza all’Ospedale Le Scotte di Siena, dopo un attento controllo svoltosi in check room emerge la gravità delle sue condizioni per il forte trauma cranico ricevuto e la necessità di un intervento piuttosto delicato in neurochirurgia, a cui seguirà un ulteriore intervento maxilo-facciale. Dopo un mese di coma farmacologico e ulteriori tre operazioni, il 21 Luglio 2020 Zanardi viene trasferito per la riabilitazione in un centro specializzato in provincia di Lecco (Villa Berretta a Costa Masnaga, presidio dell’ospedale Valduce di Como) una volta interrotta la sedazione, con parametri cardio-respiratori e metabolici stabili, e con condizioni neurologiche stabili. Dopo neanche tre giorni, però, il 24 Luglio 2020, Alex per via delle condizioni cliniche instabili viene trasferito d’urgenza presso il Reparto di Terapia Intensiva dell’Ospedale San Raffaele di Milano. Il campione bolognese, una volta superato il momento più duro, inizia un percorso di cure sub-intensive che lo porterà a subire un intervento chirurgico volto a superare le complicanze tardive dovute al trauma primitivo, il 24 Settembre a subire un intervento di ricostruzione cranio-facciale e a iniziare delle sedute di riabilitazione cognitiva e motoria, in un quadro clinico generale complesso, ma caratterizzato anche da significativi progressi.
Una volta raggiunta una condizione fisica e neurologica di generale stabilità, Zanardi viene trasferito il 21 Novembre 2020 presso l’Ospedale di Padova, dove riprenderà a comunicare poco prima del Natale 2020 con i suoi familiari scambiando dei gesti (come viene riferito il 14 Gennaio 2021 dalla neuropsicologica dell’Ospedale San Raffaele di Milano Federica Alemanno). Fondamentale in questi frangenti è stato il ruolo sia della moglie Daniela, che  del figlio Niccolò, che in quei mesi non esita a stare vicino al padre, infondendogli quella stessa forza d’animo che suo padre ha mostrato in più momenti. Una forza d’animo che permette ad Alex di poter venir dimesso nel dicembre 2021 dall’Ospedale di Padova e tornare a casa nella sua abitazione di Noventa Padovana, giusto in tempo per poter festeggiare il Santo Natale con la sua famiglia, la quale negli anni successivi proteggerà al massimo Alex mantenendo la massima privacy in merito alle sue condizioni di salute. Fino al drammatico annuncio della sua scomparsa, avvenuta nella serata del 1° maggio (lo stesso giorno in cui era venuta a mancare una leggenda della Formula 1 del calibro di Ayrton Senna) e ufficializzata la mattina successiva.

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