F1 Dossier: Helmut Marko e l’addio alla Red Bull

L’ottantaduenne ex pilota austriaco ha deciso di lasciare la Red Bull con un anno di anticipo rispetto alla scadenza del suo contratto
F1 Dossier: Helmut Marko e l’addio alla Red Bull
© Getty Images

Rüdiger Franz Gaetano HerberholdRüdiger Franz Gaetano Herberhold

Pubblicato il 12 dicembre 2025, 21:51

La fine di un’epoca. Dopo gli addii di Rob Marshall (approdato nel 2024 in McLaren), Adrian Newey (progettista e dal 1°Gennaio 2026 nuovo Team Principal Aston Martin), Jonathan Wheatley (attuale Team Principal Sauber/Audi) e il licenziamento quest’estate dell’ex Team Principal Christian Horner, la Red Bull perde anche la sua memoria storica, rappresentata dall’ottantaduenne Helmut Marko, che a fine anno concluderà la sua mansione di consulente per il team austriaco con un anno di anticipo rispetto alla durata effettiva del suo contratto. 
Un rapporto, quello di Helmut Marko con il team Red Bull e con la famiglia Mateschitz, che va ben oltre la nascita del team di Formula 1, ma che ha delle radici molto lontane nel tempo. 

Dall’attività agonistica all’approdo in Red Bull come consulente

©24h du Mans

Non tutti infatti sanno che Helmut Marko (nato a Graz il 27 Aprile 1943) subito dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza si era concentrato sulla carriera sportiva facendosi apprezzare come pilota sopratutto nelle gare di durata, classificandosi terzo (assieme al connazionale Rudi Lins) nella 24 Ore di Le Mans 1970 al volante della Porsche 908/2L del Team Martini Racing e conquistando la celebre gara di durata francese l’anno successivo (in coppia con Gijs van Lennep) al volante della Porsche 917K numero 22 (sempre del team Martini Racing, come possiamo vedere nella foto sopra pubblicata), al punto che Alfa Romeo (tramite la sua scuderia Autodelta) non esita addirittura ad ingaggiarlo per la stagione 1972 per il Campionato del Mondo Sport prototipi, con il pilota austriaco che quello stesso anno partecipa anche alla Targa Florio, classificandosi in coppia con Nanni Galli in seconda posizione alle spalle della Ferrari PB guidata da Arturo Merzario e da Sandro Munari. 

© Autosprint

In questa foto (tratta da Autosprint 22/1972) e scattata in occasione della Targa Florio vediamo sulla sinistra Helmut Marko assieme al compagno di squadra Nanni Galli, al Presidente CSAI (Commissione Sportiva Automobilistica Italiana) Alberto Rogano in rappresentanza dell'ACI e a Giacono Sansone dell'Automobile Club Palermo. 

© Formula 1

Contestualmente alle varie serie in cui milita in quegli anni (nel 1971 oltre al Mondiale marche con Porsche aveva partecipato anche al campionato europeo turismo, al campionato europeo sport 2 litri, e alla Springbook series sudafricana), Marko debutta anche in Formula 1 mancando la qualificazione nel Gp di Germania 1971 al volante di una McLaren-Ford del team privato Ecurie Bonnier, salvo poi approdare dalla gara successiva in Austria nel team BRM, dove pur non raccogliendo punti (undicesimo posto conseguito proprio a Zeltweg, ritiro a Monza, dodicesimo posto in Canada (come possiamo vedere nella foto sopra pubblicata)  e tredicesimo posto negli Usa e più precisamente sul circuito di Watkins Glen) viene comunque riconfermato per la stagione successiva. 
Anche nel 1972 Marko continua a correre in Formula 1 (contestualmente agli impegni con Alfa Romeo nel Campionato del Mondo Sportprototipi) al volante della BRM, facendo registrare un decimo posto in Argentina, un quattordicesimo posto in Sudafrica, un ottavo posto a Monaco e un decimo posto in Belgio. 

Nessuno, però, può immaginarsi, che nel momento più alto della sua carriera (sopratutto sul fronte endurance) il destino stia per riservare al pilota austriaco una brutta sorpresa, che si materializza il 2 Luglio 1972, in occasione del Gp di Francia di Formula 1, in programma sul circuito di Clermont-Ferrand.

© Formula 1

Partito dal sesto posto in griglia e raggiunte rapidamente le posizioni di testa, nel corso dell’ottavo giro Marko (sopra raffigurato nelle primissime fasi di gara) viene colpito da un sasso sollevato dalla March di Ronnie Peterson che perfora la visiera del casco, andando a danneggiare irrimediabilmente il suo occhio sinistro, mettendo così fine di fatto alla sua carriera sportiva. 

Dopo aver forzatamente appeso il casco al chiodo occupandosi di due hotel della sua famiglia a Graz (lo Schlossberghotel e l’Augartenhotel), tra gli anni 80 e gli anni 90 Marko torna nel mondo delle corse come manager di alcuni piloti austriaci tra i quali Karl Wendlinger e Gerhard Berger, ed è proprio in questo frangente che Helmut Marko conosce il patron Red Bull Dietrich Mateschitz.

L’ormai ex pilota austriaco (sopra raffigurato con Mateschitz in occasione del Gp di Spagna 2018) aveva infatti intuito le potenzialità che la bevanda energetica avrebbe potuto avere come sponsor in ambito sportivo, e proprio per questo motivo aveva contattato il gruppo Red Bull, proponendogli la sponsorizzazione della carriera sportiva di Berger. Mateschitz fin da subito rimane colpito dal comportamento di Marko, al punto da proporgli un ruolo di consulente, con l’obiettivo di valutare quali team meritassero un supporto di Red Bull in Formula 1.

© Getty Images

È proprio l’ex pilota austriaco a segnalare a Dieter Mateschitz la nascente Sauber, con la squadra svizzera che potrà avvalersi della Red Bull come sponsor principale dal 1995 fino al 2001, anno che vedrà uno strappo nei rapporti tra il team elvetico e lo sponsor austriaco per via di una divergenza legata al pilota da schierare al fianco del tedesco Nick Heidfeld. Se Helmut Marko punta molto su un suo pupillo (il pilota brasiliano Enrique Bernoldi, sponsorizzato da Red Bull), il patron Peter Sauber crede molto nel finlandese Kimi Raikkonen.

© Sutton Images

La scelta di Sauber di puntare su Raikkonen mette di fatto fine alla sponsorizzazione Red Bull, con il marchio che resterà comunque sulla monoposto elvetica fino a fine 2004, ma con uno spazio più ristretto. 

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