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Hamilton e la tentazione del ritiro dalla Formula 1© Getty Images

Hamilton e la tentazione del ritiro dalla Formula 1

Intervistato dal settimanale britannico Autosport, l’eptacampione del mondo britannico ha confessato di esser stato molto vicino al ritiro dopo il Gp di Abu Dhabi 2021, salvo poi decidere di proseguire in Mercedes, dove da alcuni mesi è tornato il Dt James Allison

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Una lunga pausa di riflessione, lontano dai social e dai riflettori. Tra i momenti che hanno caratterizzato la carriera agonistica di Lewis Hamilton, uno dei più rilevanti riguarda senza ombra di dubbio il Gp di Abu Dhabi 2021, che aveva visto fino a pochi giri dalla conclusione l’eptacampione del mondo inglese della Mercedes a un passo dalla conquista dell’ottavo titolo mondiale, che lo avrebbe reso il pilota più vincente nella storia della Formula 1. Come sappiamo, però, l’incidente occorso alla Williams di Nicholas Latifi e la scelta da parte dell’allora direttore di gara Michael Masi di mandare in pista la Safety Car, salvo poi far ripartire la corsa in occasione dell’ultimo giro finì con il favorire la Red Bull di Max Verstappen (fino a quel momento secondo), con il team austriaco che in regime di Safety Car decise di far fermare (a differenza della Mercedes) il pilota olandese ai box, montandogli un set di gomme soft, e mettendolo così nelle condizioni di poter attaccare Hamilton qualora la corse fosse ripresa, come in effetti è avvenuto.

Quel titolo perso all’ultimo istante, associato a un senso di ingiustizia vissuto congiuntamente alla squadra (che non a caso presentò anche due proteste, successivamente respinte dalla Federazione) portò Hamilton a staccarsi non solo da quel mondo dei social di cui era stato grande protagonista fino al giorno antecedente la gara di Abu Dhabi, ma addirittura a smettere di seguire anche gli stessi account social della Formula 1 (oltre a disertare il Galà di fine stagione organizzato dalla Federazione), al punto da far sospettare a tanti (compreso il Team Principal Mercedes Toto Wolff) la possibilità che il campione olandese volesse davvero in qualche modo ritirarsi dalla massima serie motoristica.

Come poi sappiamo, alla fine Lewis Hamilton è rimasto in Formula 1, ma in questo biennio non solo si è trovato ad affrontare una nuova era della massima serie motoristica per via del ritorno delle monoposto ad effetto suolo, ma anche a dover convivere con le inattese difficoltà da parte del team tedesco, capace di sbagliare per due anni consecutivi la propria monoposto, insistendo sul concetto zero pods (nonostante le perplessità da parte di Toto Wolff nel corso della passata stagione), che solo nel corso delle prime gare della corrente stagione in contemporanea con l’avvicendamento nel ruolo di Direttore Tecnico tra Mike Elliott (che a fine Ottobre ha lasciato la Mercedes) e il rientrante James Allison (fortemente voluto da Wolff) è stato per quanto possibile abiurato, in attesa il prossimo anno di poter presentare un telaio completamente nuovo.

Argomenti, questi, che l’eptacampione del mondo inglese (che nella scorsa estate ha firmato un nuovo rinnovo contrattuale con Mercedes valido fino al termine della stagione 2025) ha voluto affrontare nel corso di un’intervista rilasciata ad Autosport.

Se nei primi mesi del 2022 Hamilton (una volta tornato attivo sui social) aveva smentito ogni eventualità di ritiro, sostenendo di essere fortemente motivato nel riconquistare il titolo mondiale sottrattogli da Verstappen ad Abu Dhabi, nel corso dell’intervista rilasciata nei giorni scorsi ad Autosport una volta chiestogli se avesse pensato all’ipotesi del ritiro dalla Formula 1, una volta conclusasi la stagione 2021, ha così risposto: “Certamente si. C'erano così tante cose che mi passavano per la testa in quel periodo. Ma penso che una delle cose peggiori che puoi fare sia prendere decisioni basate sulle emozioni, perché quando sei emotivo e nella foga di quel momento, il più delle volte, non prenderai le decisioni migliori.
Le emozioni erano alte, è stato un periodo davvero, davvero difficile, quindi ho dovuto solo aspettare che le cose si calmassero, che i miei pensieri fossero chiari e fossi in grado di prendere le giuste decisioni”.

Per questo motivo, pertanto, Hamilton decise in quel frangente di prendersi un periodo di tempo da trascorrere con la sua famiglia in cui riflettere su cosa fosse meglio fare.
"Ero con i miei nipoti ed ero in un posto bellissimo, alle Hawaii, con la mia famiglia, e ad un punto in cui mi sentivo davvero contento e sentivo che volevo solo alzarmi di nuovo e andare avanti".

Le difficoltà Mercedes nel biennio 2022-2023

Una volta preso atto della propria volontà di voler andare avanti in Formula 1, Lewis Hamilton (sopra raffigurato in occasione del Gp del Bahrain 2022) è dunque tornato regolarmente al volante della Mercedes per tentare, come detto, di riprendersi il titolo vinto da Verstappen nel 2021 ad Abu Dhabi. Nessuno, però, si sarebbe mai immaginato le difficoltà a cui la Mercedes e l’eptacampione del mondo inglese sarebbero andati incontro in questo biennio (2022-2023) caratterizzato dal ritorno delle monoposto ad effetto suolo. Vero, in Formula 1 è noto e risaputo che i cicli di successi possano iniziare e poi finire, ma nessuno si sarebbe mai immaginato che un team capace di dominare dal 2014 al 2021 conquistando ben sette titoli piloti (sei con Hamilton e uno con Rosberg) e otto titolo costruttori, nell’ultimo biennio sarebbe stato in grado di conquistare solamente due pole (entrambe in Ungheria, nel 2022 con Russell e nel 2023 con Hamilton) e una vittoria (Gp di San Paolo 2022 con Russell), con lo stesso Hamilton che manca l’appuntamento con la vittoria da ben due anni (l’ultimo Gp vinto dall’eptacampione del mondo risale, infatti, al Gp d’Arabia Saudita, corso il 5 Dicembre 2021).

Intervistato da Autosport in merito a questo momento piuttosto delicato in casa Mercedes, Hamilton non nega di essersi posto delle domande, ma al contempo sostiene di non dare troppo peso alle statistiche, paragonando questo biennio senza vittorie alle difficoltà che aveva incontrato nelle prime fasi della sua carriera.

Ecco, quindi, perché alla domanda postagli in merito a cosa significhi per lui restare due anni senza vittorie, Hamilton risponde così: “Penso che sia un’idea sbagliata. Quando ero più giovane, ho avuto delle stagioni negative. Nel 2009, l’auto era orrenda. Abbiamo vinto durante l'anno perché abbiamo avuto un secondo aggiornamento nella stagione. Poi il 2010-11, anche questi anni non grandiosi. Uno da un punto di vista personale, l’altro perché il più delle volte la macchina non era spettacolare. Quindi, (questo) forse è il più lungo periodo senza successi, ma se togli quelle vittorie, è stato simile a quelle stagioni. Penso di aver imparato molto sul mio stato mentale e su come mantenerlo solido e positivo, aggiungendo nuovi strumenti in modo da poter continuare a fare quello che faccio. Ho 38, quasi 39 anni e mi sento benissimo nel mio corpo. Ciò è dovuto ad alcuni strumenti che ho potuto accumulare in questi due anni. Per il tempo che ho potuto gestire al di fuori delle gare, penso di essere stato in grado di fare un lavoro molto migliore nel mantenere energia e concentrazione. Ho una squadra migliore intorno a me che mai. Immagino che alla fine, quando hai stagioni difficili come questa, ci saranno sempre momenti in cui dirai: "Sono io o è la macchina?". Ce l'hai ancora? Se n'è andato? Perché stai perdendo quel [momento] in cui avviene la magia. Quando tutto si unisce, tu e la macchina, e ottieni quella scintilla, è straordinario, ed è quello che stai cercando.”

Un capitolo a parte è legato (e non potrebbe essere altrimenti) al complicato periodo tecnico della Mercedes, che ha visto il team tedesco presentarsi al via del Mondiale 2022 con una monoposto (la W13) diversa da quelle delle principali concorrenti, e dotata della filosofia zero pods. Una filosofia che con il senno di poi non ha dato i risultati che il team di Brackley si aspettava, e che, ignorando i consigli dati dallo stesso Hamilton e le richieste del Team Principal Toto Wolff, l’ex Dt Mike Elliott ha riproposto anche sulla W14 di quest’anno, pensando di averne compreso il corretto funzionamento.

Così però non è stato, con Toto Wolff che a quel punto non ha esitato a richiamare in servizio James Allison (sopra raffigurato e rientrato nelle mansioni di Dt ad Aprile), con Elliott che come detto lo scorso Ottobre ha lasciato il team tedesco.

Nel commentare questo periodo delicato per la sua squadra, Hamilton è stato piuttosto franco nell’ammettere che con l’iniziale addio di Allison nel 2021 e con il passaggio alle monoposto con effetto suolo, la Mercedes aveva perso la sua stella polare, un uomo a cui fare riferimento sotto il profilo tecnico. Situazione emersa in modo ancora più evidente anche all’inizio di questa stagione, con la squadra che non sapeva cosa fosse necessario per progredire. Con il ritorno ad Aprile di Allison la Mercedes ha indubbiamente ritrovato la sua stella polare (cosa che a detta di Hamilton non accadeva da un paio di anni), ma non è ancora su una linea retta, perché per via del budget cap non è stato possibile nell’arco della stagione appena conclusasi cambiare tutto.
Hamilton paragona la situazione attuale della squadra alla costruzione di un muro, da costruire mattone dopo mattone, il che equivale sotto l’aspetto progettuale della monoposto a sviluppare piuttosto continuamente. L’eptacampione del mondo inglese prende a questo punto come metro di paragone la gara corsa lo scorso anno in Bahrain, che vide la Red Bull soffrire di bouncing, poi prontamente risolto nell’arco del weekend: se a detta di Hamilton forse avevano aggiunto qualcosa che non aveva migliorato le prestazioni ma erano ancora in fase di costruzione, in casa Mercedes il muro hanno dovuto di fatto abbatterlo, in quanto lo scorso anno la W13 presentava tanta aerodinamica, al punto che la squadra ha dovuto togliere tanta deportanza per poi provare lentamente a reintrodurla, ma ogni volta che veniva aggiunta la deportanza, la macchina peggiorava, il che ha portato per tantissimo tempo a un mancato miglioramento della monoposto.

Hamilton (sopra raffigurato nell'ultima gara di campionato ad Abu Dhabi) nel corso dell’intervista non ha mancato di sottolineare il fatto che al momento il divario esistente tra Mercedes e Red Bull è ancora elevato, in quanto a una lenta crescita del team tedesco corrisponde un continuo miglioramento da parte del team guidato da Chris Horner, il che mette entrambe le squadre su traiettorie molto differenti. Nonostante ciò l'eptacampione del mondo inglese crede fortemente nella sua squadra, al punto che è fortemente convinto che la sua squadra sia riuscita in questi ultimi mesi a capire molto meglio la macchina, arrivando a sviluppare degli strumenti dietro le quinte, che lo portano ad essere fiducioso per il futuro. Grazie sopratutto al fatto di poter contare su un tecnico di valore del calibro di James Allison.

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