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L’importanza dell’Halo in Formula 1© Getty Images

L’importanza dell’Halo in Formula 1

Da dispositivo inviso ai piloti ad autentico salvavita (vedi Hamilton a Monza): così è cambiata negli anni la reputazione dell’Halo.

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La peggiore modifica nella storia della Formula 1. Così Lewis Hamilton definì il 3 Marzo 2016 l’Halo, testato poche ore prima nei test precampionato di Barcellona dalla Ferrari di Kimi Raikkonen. D’allora tante cose sono cambiate. Non solo i piloti di Formula 1 (inizialmente contrari a questo dispositivo) hanno cominciato sempre più con il passare dei mesi ad apprezzare questa novità (al punto che lo stesso Hamilton pochi mesi più tardi, colpito dagli innegabili passi in avanti sul fronte della sicurezza nell’abitacolo, si rammaricherà della scelta della Federazione di adottare l’Halo solo a partire dal 2018), ma nel corso degli anni questo dispositivo ha dimostrato in tutto e per tutto la sua efficacia, non solo in Formula 1 (salvando la vita ad alcuni piloti del Circus tra cui il già citato Hamilton), ma anche, come vedremo, nella serie ad essa più propedeutica, la Formula 2.

Dalla bocciatura dell’Aeroscreen e dello Shield all’approvazione dell’Halo

Garantire la maggior sicurezza possibile del pilota all’interno dell’abitacolo, dopo l’incidente occorso nel Gp del Giappone 2014 costato poi la vita a Jules Bianchi. Su questi presupposti la Federazione decide di introdurre il sistema Halo, nato su un progetto Mercedes e sviluppato tenendo in considerazione la eventuale collisione tra due monoposto, un possibile contatto tra la monoposto incidentata e le barriere, e infine le collisioni con monoposto e detriti, riscontrando una buona capacità nel deviare oggetti di grandi dimensioni, e al contempo nel proteggere il pilota da detriti di dimensioni più piccole.
Da un punto di vista tecnico l’Halo è costituito da una staffa in titanio che circonda la testa del pilota, e che si va a legare al telaio in tre punti: frontalmente e sui due cupolini ai lati del pilota.

Da subito però l’Halo non ottiene tra i piloti un grande seguito: sotto accusa, infatti, è la visibilità, non eccezionale secondo alcuni, dopo aver visto il primo prototipo, portato in pista come sopra scritto dalla Ferrari di Kimi Raikkonen il 3 Marzo 2016 in occasione dei test precampionato di Barcellona.

Da qui la decisione della Red Bull di sperimentare una soluzione alternativa chiamata Aeroscreen (un parabrezza protettivo in plexiglas), testata da Daniel Ricciardo il 29 Aprile 2016 nel corso della FP1 del Gp di Russia. Questa soluzione verrà però bocciata in seguito da parte della Federazione alla luce di una simulazione di un crash test frontale, con il manichino pericolosamente a contatto con il dispositivo. Ciò porterà Red Bull ad abbandonare piuttosto rapidamente il progetto.

Neanche l’Halo, però, in quella prima fase è esente da difetti: se la Federazione decide di adottarlo per il 2017, le nuove difficoltà legate alla visibilità (denunciate da Sebastian Vettel dopo il test della nuova versione del dispositivo, montato sulla Ferrari del campione tedesco nel corso della FP1 del Gp di Gran Bretagna 2016 a Silverstone) spingono la FIA a posticiparne il debutto al 2018, non esitando a provare nel frattempo altre strade, pur di garantire ai piloti l’adeguata protezione all’interno dell’abitacolo.

Nel Luglio 2017 alla luce delle confermate difficoltà legate alla visibilità, la Federazione decide di rispolverare il concetto alla base dell’Aeroscreen ideando lo Shield, costituito da un parabrezza in cloruro di polivinile. A testare questo nuovo dispositivo sarà ancora una volta la Ferrari con Sebastian Vettel in occasione della FP1 del Gp di Gran Bretagna, ma dopo un solo giro anche questo dispositivo verrà sonoramente bocciato dal campione di Heppenheim alla luce della visione distorta e sfocata. Da qui, quindi, la decisione finale di optare per il sistema Halo, che ha visto nella seconda parte della stagione 2017 alcune evoluzioni volte a risolvere il problema della visibilità, in vista dell’adozione prevista nel 2018 in Formula 1, Formula 2 e Formula E, a cui seguirà nel 2019 l’adozione in Formula 3 e a partire da quest’anno anche in Formula 4.

I piloti salvati dall’Halo

Nonostante sia presente sulle monoposto di Formula 1 e di Formula 2 solo dal 2018, l’Halo in queste quattro stagioni si è dimostrato essere in alcune occasioni un preziosissimo salvavita per i piloti, evitando delle drammatiche conseguenze.

Il primo episodio in cui l’Halo ha rivelato tutta la sua utilità nonché la sua funzione salvavita è stato il 13 Maggio 2018 in Formula 2 in occasione della Gara 2 (la Sprint Race) del Gp di Spagna. Nel corso del quinto giro, infatti, si verifica un incidente che vede come protagoniste la Russian Time di Tadasuke Makino e la Arden di Nirei Fukuzumi, al momento dell’impatto rispettivamente in 17° e in 18° posizione. Andando ad osservare con attenzione le immagini dall’onboard della MP Motorsport dello spagnolo Roberto Merhi (da 1:16 a 1:32 del filmato qui allegato), si osserva infatti che nel tentativo di sorpassare Makino, in curva la gomma posteriore sinistra della Arden di Fukuzumi si aggancia alla gomma posteriore destra della Russian Time. Questo porta la Arden a decollare sulla monoposto di Makino toccando in primis l’airscope, ma in seguito anche l’halo (senza così colpire il casco del pilota, protetto dalla presenza del dispositivo), ricadendo poi sulla ghiaia andando verso le barriere di gomme.
Inutile dire che solamente la presenza dell’Halo ha potuto realmente salvare la vita di Makino, cosa che con l’Aeroscreen difficilmente sarebbe avvenuta.

Il 26 Agosto 2018 in Belgio sul circuito di Spa-Francorschamps è la Formula 1 a sperimentare l’importanza dell’Halo. Al momento della partenza, infatti, nelle retrovie Nico Hulkenberg (Renault) sbaglia il tempo di frenata all’altezza della prima curva, finendo con il tamponare Fernando Alonso, il quale a sua volta decolla appoggiandosi sull’Alfa Romeo di Charles Leclerc.

Come rivelerà poi un’indagine della Federazione nelle settimane successive, l’Halo di fatto ha salvato la vita del pilota monegasco, approdato poi dalla stagione successiva in Ferrari: se la gomma anteriore destra difficilmente avrebbe potuto colpire il casco di Leclerc, l’ala anteriore della McLaren del pilota asturiano invece avrebbe avuto ottime chance di contatto con la visiera del casco di Charles. Fondamentale è stata quindi la capacità dell’Halo di assorbire un urto di 58 Kn, essendo stato questo dispositivo progettato per assorbire urti fino a 125 Kn.
Se da una parte l’Halo ha impedito che l’ala anteriore potesse venire a contatto con la visiera del casco di Leclerc, ciò non ha comunque impedito ad alcuni frammenti di colpire il casco del pilota, ma trattandosi di frammenti di esigue dimensioni, sono stati respinti senza creare la benchè minima problematica.

Il terzo episodio risale al Gp del Giappone 2019. In questo caso non si tratta di un vero e proprio incidente, quanto di un episodio che avrebbe potuto avere conseguenze peggiori senza la presenza dell’Halo. Al via del Gp assistiamo a un contatto tra la Ferrari di Charles Leclerc (che partiva secondo dietro al compagno di squadra Vettel) e la Red Bull di Max Verstappen. Se il pilota olandese si gira in curva 1 ripartendo dalla 18° posizione, Leclerc presenta un visibile danno all’ala anteriore per via della rottura della bandella, ma ciò nonostante prosegue regolarmente, perdendo però nel corso del secondo giro alcuni frammenti dell’ala, che finiscono contro la Mercedes di Lewis Hamilton, danneggiando lo specchietto sinistro della W10 (come possiamo vedere nel filmato degli Highlights della gara da 0:48 a 1:16). Un incidente, questo, che a molti ha richiamato alla mente quanto occorse all’allora pilota della Ferrari Felipe Massa in occasione delle Qualifiche del Gp d’Ungheria 2009, quando una molla persa dalla BrownGp guidata da Rubens Barrichello si conficcò dentro il casco di Massa causando un’uscita di pista in Curva 4 e provocando un taglio alla fronte, una lesione alla parte sinistra del cranio e al contempo una commozione cerebrale. Per fortuna grazie al pronto intervento dei medici e alla successiva operazione, Massa riuscì alla fine a salvarsi, ma, tornando all’episodio di Suzuka la domanda da porsi è: cosa sarebbe successo ad Hamilton se di fatto l’halo non avesse protetto dai frammenti il casco del campione inglese della Mercedes?

Il quarto episodio che ha visto l’Halo protagonista è datato 29 Novembre 2020 ed è stato sicuramente il più agghiacciante, per via della presenza del fuoco. Nel corso del primo giro del Gp del Bahrain in seguito a un contatto con l’Alpha Tauri di Daniil Kvyat, la Haas di Romain Grosjean finisce contro il muro di protezione, spezzandosi in due e diventando improvvisamente una terribile palla di fuoco. Decisivo è stato l’Halo, che reggendo, di fatto ha salvato la vita al pilota francese: senza il dispositivo, infatti, la testa di Romain avrebbe impattato contro il guardrail a circa 200 Km/h, e in quel caso non ci sarebbe stata nessuna possibilità. Invece, per fortuna, non solo Grosjean si è potuto salvare grazie all’Halo, ma, dopo aver curato le ustioni a mani e piedi, è tornato a correre debuttando in Indycar ottenendo due secondi posti a Indianapolis, e proprio in queste ore un terzo posto a Laguna Seca.

L’ultimo episodio in ordine di tempo in cui l’Halo di fatto ha rappresentato un vero e proprio salvavita è quello occorso domenica scorsa, 12 Settembre, nel corso del 26° Giro del Gp d’Italia a Monza, quando nel tentativo di superare la Mercedes di Lewis Hamilton appena uscita dai box dopo una sosta troppo lunga, Max Verstappen (Red Bull) ha tentato il sorpasso affiancandosi alla W12 nell’approcciare la Prima Variante, perdendo di fatto una volta toccati i salsicciotti la direzionalità della sua RB16B, che, con le ruote anteriori sollevate, ha travolto la Mercedes W12 del campione inglese, con la ruota posteriore destra che ha finito con il toccare il casco di Hamilton, per poi appoggiare il muso sulla sabbia e il retrotreno sulla gomma anteriore sinistra della Mercedes.

Una scena a dir poco agghiacciante resa in tutta la sua evidenza dalle immagini della cam a 360° diffuse dalla FOM sui social che ci mostrano nel primo blocco l’impatto in tutta la sua evidenza, e che ci fanno capire quanto l’ Halo abbia salvato la vita al campione inglese.

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