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Davide Brivio e l’approdo in Formula 1© Getty Images

Davide Brivio e l’approdo in Formula 1

Il 57enne manager monzese approda in Formula 1 come Racing Director nel team Alpine dopo aver conquistato in MotoGp lo scorso anno il titolo mondiale in Suzuki grazie a Joan Mir, e tra il 2004 e il 2009 ben quattro titoli mondiali in Yamaha con Valentino Rossi.

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Una proposta inattesa, e proprio per questo da onorare con la massima attenzione e motivazione possibile. Quando lo scorso anno nel bel mezzo del Motomondiale il Team Manager Suzuki Davide Brivio ha ricevuto la proposta della Renault di entrare a far parte del team Alpine (marchio appartenente all’orbita della casa della Losanga che da quest’anno prenderà il posto del costruttore francese), il 57enne manager monzese pur essendo onorato dell’offerta ha voluto prendersi tutto il tempo possibile valutando al contempo anche l’andamento del campionato della classe regina. Fondamentale per Brivio era infatti capire come si sarebbe concluso il Mondiale più equilibrato degli ultimi anni in MotoGp per via dell’infortunio patito dal pluricampione Marc Marquez nelle fasi finali della prima gara della stagione corsa a Jerez, e che ha visto in lizza per il titolo proprio la Suzuki con Joan Mir. La conquista del Mondiale ad opera del centauro spagnolo ha fatto capire a Brivio che il suo cerchio in Suzuki si stava andando a chiudere, da qui la decisione di accettare l’offerta di Renault, passando dalle moto alla Formula 1, che lo vedrà vestire i panni di Racing Director dell’Alpine all’interno di una squadra che presenterà quest’anno al via il grande ritorno del campione spagnolo Fernando Alonso, e la promozione di Marcin Budkowski nel ruolo di Team Principal, dove prenderà il posto di Cyril Abiteboul, chiamato a svolgere altri incarichi in Renault.

Una carriera, quella di Brivio nel mondo del motorsport, che prende il via nel 1990, quando entra in Yamaha come addetto stampa del pilota Fabrizio Pirovano, impegnato nel Mondiale Superbike, a cui seguirà nel 1992 la promozione nel ruolo di Team Manager, che manterrà fino al 2000, quando sfiorerà la vittoria iridata con il pilota nipponico Haga, che approderà l’anno successivo nel Motomondiale in Classe 500 nel Team Yamaha WCM assieme al manager monzese. Nel 2002 Brivio approda nella factory Yamaha, e sarà proprio lui nel 2004 a portare nella squadra della casa del diapason Valentino Rossi, dando così il via a una serie di successi che vedrà il campione di Tavullia conquistare il titolo nel 2004, 2005,2008 e 2009.
Lasciata sul finire del 2010 la Yamaha assieme a Valentino Rossi (approdato nel 2011 in Ducati, salvo poi tornare in Yamaha tre anni dopo), nel 2013 Brivio viene contattato dalla Suzuki, che gli propone di mettere in piedi una squadra con cui tornare a correre in MotoGp (cosa che avverrà a partire dal 2015), e con cui (come detto) si aggiudicherà il titolo mondiale nel 2020, prima di approdare a partire da quest’anno in Alpine, dove ritroverà il CEO Renault Luca De Meo, che aveva già conosciuto dal 2007 al 2010 quando il 53enne manager milanese ricopriva il ruolo di Chief Marketing Officer FIAT, sponsorizzando il team Yamaha fino al 2010.

Proprio De Meo nel corso di un’intervista rilasciata nei giorni scorsi ha voluto dare il benvenuto a Brivio (che sarà il referente del Ceo di Alpine Laurent Rossi) sottolineando il fatto che si tratti di un eccellente professionista, capace di organizzare il lavoro all’interno di una squadra (come ben dimostra l’ottimo lavoro fatto prima in Yamaha e poi in Suzuki n.d.r) creando un perfetto affiatamento e assegnando ad ognuno un preciso ruolo. Brivio è anche il campione del mondo uscente della MotoGp, conosce il sapore di una pista, e poco importa quindi se in Formula 1 si corra su quattro ruote.

Proprio il fatto di essere al debutto assoluto all’interno di un team di Formula 1 dopo tanti anni passati in MotoGp potrebbe sulla carta essere penalizzante per il manager monzese. Non è però di questo avviso Flavio Briatore (manager peraltro di Fernando Alonso), il quale nell’augurare il più sincero e sentito in bocca al lupo a Brivio per la sua nuova esperienza lavorativa in Alpine, ricorda che anche lui quando debuttò in Formula 1 nel 1988 in Benetton era assolutamente a digiuno di esperienza nella massima categoria motoristica non avendo mai visto alcuna gara, e che questo non gli ha comunque impedito di conquistare negli anni in cui ha diretto prima la Benetton e poi la Renault ben sette titoli mondiali (i due titoli piloti di Schumacher nel 1994 e nel 1995, il titolo costruttori della Benetton nel 1995, i due titoli piloti di Alonso e costruttori di Renault nel 2005 e nel 2006). L’importante, però, secondo Briatore, sarà avere una macchina che vada forte, capace di generare performance.

Se l’obiettivo dichiarato dell’Alpine per questa stagione sarà quello di conquistare il maggior numero possibile di podi con una monoposto che per via delle limitazioni agli sviluppi in vista della rivoluzione regolamentare prevista a partire dal prossimo anno sarà molto vicina alla R.S.20 della passata stagione capace di riportare con Ricciardo la Renault sul podio, la vera sfida sarà quella che scatterà nel 2022 con il cambio del regolamento. Sarà quello il momento in cui sarà decisivo ogni dettaglio, ogni scelta fatta all’interno della squadra, con l’auspicio che anche il contributo che l’esperienza tecnica di Brivio associata all’esperienza al volante di un grande campione del calibro di Fernando Alonso possa portare l’Alpine ad essere una delle squadre protagoniste in Formula 1.

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