Formula 1

Aston Martin e il ritorno in Formula 1

Aston Martin ha inaugurato il 2021 ufficializzando pochi istanti dopo la mezzanotte del 1° Gennaio il logo del proprio team, che torna in Formula 1 dopo sessantuno anni.

Un’attesa lunga sessantuno anni. Dopo esser stato nelle ultime tre stagioni title sponsor del team Red Bull, Aston Martin torna a pieno titolo in Formula 1 come team costruttore dopo aver disputato i Mondiali 1959 e 1960. Il team britannico subentra alla Racing Point potendo contare non solo sullo stesso proprietario (il multimiliardario canadese Lawrence Stroll) ma anche sulla stessa struttura che aveva consentito al team in rosa di conquistare lo scorso anno il quarto posto nella Classifica Costruttori, nonché di vincere con Sergio Perez il Gp del Sakhir. Una sfida impegnativa, quella nelle mani del Team Principal Ottmar Szafnauer: da una parte consolidare possibilmente migliorando i già positivi risultati della scorsa stagione potendo contare su un pilota di assoluta esperienza come Sebastian Vettel (che andrà ad affiancare il riconfermato Lance Stroll) nonché su una buona monoposto simile per non dire identica alla Mercedes; dall’altra rendere giustizia a un marchio iconico nel mondo dell’automobilismo che nella sua precedente avventura in Formula 1 come vedremo, non aveva ottenuto dei risultati particolarmente significativi.

Altro motivo d’interesse relativo al ritorno dell’Aston Martin in Formula 1 è senza ombra di dubbio legato al colore della livrea, che a differenza delle ultime stagioni targate Racing Point non sarà più rosa, ma verde british (come peraltro si intuisce non solo dal colore del logo, ma anche dal teaser della livrea utilizzato per anticipare in queste ore il nuovo title sponsor, Cognizant), riportando così in auge una tonalità di colore che per anni ha caratterizzato le macchine inglesi impegnate nelle corse automobilistiche, e che Aston Martin ha sempre fatto suo sin dalle prime gare.

LA NASCITA DELL’ASTON MARTIN E UN SOGNO CHIAMATO FORMULA 1.

Lottare per il titolo mondiale, sfidando un mito per eccellenza come la Ferrari, così come Maserati e Vanwall. Con questo presupposto nella seconda metà degli anni 50 l’Aston Martin decide di approdare in Formula 1 con una monoposto, la DBR4, che, come vedremo, purtroppo, per una serie di circostanze non renderà merito agli sforzi profusi dall’azienda all’epoca guidata da David Brown, nata nel 1913 grazie alla volontà del meccanico Robert Bamford e del pilota Lionel Martin, i quali fondano la “Bamford & Martin, una concessionaria di automobili prodotte e realizzate dalla britannica Singer. Nel 1914 Bamford e Martin decidono di partecipare con un prototipo da loro realizzato (adattando un motore Coventry Simplex a un telaio Isotta Fraschini) alla cronoscalata Londra-Aston Clinton aggiudicandosi la corsa. In seguito alla vittoria i due soci decideranno di celebrare il successo ottenuto nella cronoscalata in primis chiamando il loro prototipo Aston Martin, e poi manifestando l’intenzione di progettare delle nuove vetture sportive. Purtroppo lo scoppio della prima guerra mondiale obbligherà Bamford e Martin a posticipare la loro idea una volta finito il conflitto, in un periodo che si rivelerà essere piuttosto difficile sotto il profilo economico, con Bamford che lascerà la società nel 1920 e con Martin molto vicino a farlo, salvo poi venir affiancato dal pilota e nobile franco-polacco Luis Vorov Zborowski. Con i nuovi capitali nell’arco di due anni vengono presentati i primi modelli, senza però ottenere dei significativi risultati sportivi al punto che dopo quattro anni di agonia nel 1926 la Bamford & Martin viene dichiarata fallita, con Martin costretto a uscire di scena.

In questo frangente, la Bamford & Martin viene acquistata da Bill Renwick e da Augusto Cesare Bertelli (proprietari della ditta “Renwick e Bertelli”, specializzata nella produzione dei motori aeronautici), i quali stavano mettendo a punto il loro primo motore destinato a delle macchine da corsa. Renwick e Bertelli decidono così di cambiare nome alla Benford &Martin chiamandola “Aston Martin Limited”, dando così vita a una produzione caratterizzata da automobili che si riveleranno essere piuttosto affidabili e performanti.
Nel 1946 nell’immediato secondo dopoguerra l’Aston Martin viene acquistata dall’imprenditore britannico David Brown (che nel 1947 acquisterà anche la Lagonda). Nascono così in quella che viene definita l’era Brown alcuni dei modelli che faranno la storia dell’Aston Martin tra i quali ricordiamo nella seconda metà degli anni‘50 la DB4 ( prodotta dal 1958 al 1963) e a cui seguirà la DB5 (prodotta dal 1963 al 1965), note per esser state utilizzate nei film di James Bond.

Sempre nella seconda metà degli anni’50 (per la precisione nel 1955) emerge la volontà da parte di Aston Martin di progettare delle macchine capaci di gareggiare sia nel Campionato sportivo destinato ai prototipi, sia nella competizione motoristica per eccellenza, la Formula 1.

ASTON MARTIN E IL DEBUTTO IN FORMULA 1.

Aston Martin decide così nel 1957 di costruire una monoposto, la DBR4/250 caratterizzata da un motore aspirato montato anteriormente, che fin dalle prove in pista mostra un grandissimo potenziale, riuscendo ad equiparare le prestazioni della Maserati 250 F, capace di aggiudicarsi in quello stesso anno con Juan Manuel Fangio il titolo piloti.

Tutto lascerebbe presupporre un debutto dell’Aston Martin in Formula 1 nel 1958, ma a sorpresa il team inglese decide di aspettare ancora un anno, rinviando il debutto nel Circus alla stagione successiva, nel 1959. Una scelta che con il senno di poi si rivelerà fatale.

Nell’arco della stagione 1958, infatti, grazie alle vittorie della Cooper motorizzata Climax in Argentina con Stirling Moss, e a Montecarlo con Maurice Trintignant, la Formula 1 scopre infatti una clamorosa novità, destinata a sfociare in una vera e propria rivoluzione tecnica: il posizionamento del motore aspirato dietro il cockpit in posizione posteriore. Una soluzione, questa, che la Cooper aveva adottato sin dall’immediato dopoguerra inserendo un motore JAP (John Alfred Prestwich) destinato alle motociclette all’interno di un telaio derivato da una vecchia Fiat Topolino. Con questa nuova disposizione del motore, la stessa monoposto risultava essere molto più agile nell’affrontare le curve, nonché più veloce. Una soluzione, questa, che la Cooper utilizzerà in Formula 3 dal 1951 al 1954 ottenendo numerose vittorie e che porterà all’esordio in Formula 1 nel 1953, conquistando il primo punto iridato nel Gp di Gran Bretagna 1957, grazie al quinto posto conseguito da Roy Salvadori, a cui seguiranno, come detto, le vittorie nell’anno successivo di Moss in Argentina e di Trintignant a Montecarlo.

Alla luce di questa novità ripresa in seguito anche dalle altre squadre, l’Aston Martin DBR4 con al volante Roy Salvadori e Carroll Shelby si presenta così al via del Mondiale di Formula 1 del 1959 con una monoposto tecnicamente già superata. Se nell’International Trophy (gara non valida per il Mondiale) Salvadori riuscirà ad ottenere la pole position e a chiudere la gara in seconda posizione (con Shelby sesto), nelle quattro gare valide per il Mondiale disputate da Aston Martin arriveranno come migliori risultati due sesti posti con Salvadori in Gran Bretagna e Portogallo, ma anche diversi ritiri con la DBR4 che si rivelerà essere una monoposto lenta e poco affidabile, che chiuderà così la stagione con nessun punto in classifica (all’epoca, infatti, solamente i primi cinque classificati conquistavano dei punti validi per il Mondiale).

L’Aston Martin decide così di presentare per il 1960 una nuova monoposto, la DBR5, cercando di intervenire sul motore (sei cilindri in linea) inserendo una distribuzione della potenza a bialbero, e con le sospensioni indipendenti al fine di garantire una maggiore competitività. In quell’anno l’Aston Martin parteciperà solamente ad una gara: il Gp di Gran Bretagna in programma a Silverstone, che vedrà Salvadori costretto al ritiro e il neo acquisto Trintignant solo undicesimo. Alla luce delle deludenti prestazioni ottenute anche con la DBR5, l’Aston Martin decide di lasciare il mondo della Formula 1, facendovi ritorno solo a partire da quest’anno, con l’obiettivo di potersi togliere con Sebastian Vettel e con Lance Stroll maggiori soddisfazioni.