Formula 1

F1 Bahrain: Hamilton in pole, Ferrari eliminate in Q2

© Getty Images

Il campione inglese della Mercedes conquista la decima pole stagionale (la novantottesima in carriera) assieme al nuovo record della pista battendo il compagno di squadra Valtteri Bottas e la Red Bull di Max Verstappen. Fuori dalla top 10 la Ferrari, con Sebastian Vettel undicesimo e Charles Leclerc dodicesimo

L’ennesima pole (la decima stagionale, la novantottesima in carriera) arricchita dall’aver conseguito il nuovo record della pista (1’27”264), abbassando di circa sei decimi il precedente record (1’27”866), fatto segnare lo scorso anno dalla Ferrari di Charles Leclerc. Le qualifiche del Gp del Bahrain (quindicesima prova del Mondiale 2020 di Formula 1) ci hanno una volta di più confermato non solo la fame di pole/vittorie da parte di Lewis Hamilton (laureatosi due settimane fa in Turchia Campione del mondo per la settima volta), ma ancor di più il grande talento del pilota inglese nel gestire le gomme più morbide portate da Pirelli, riuscendo a trovare la giusta finestra di temperatura senza così surriscaldarle eccessivamente.

Se a questo poi aggiungiamo un’ottima Mercedes W11 ben equilibrata e dotata di una power unit estremamente valida su un circuito di potenza com’è quello del Sakhir, è facile capire la superiorità tecnica del campione di Stevenage, già intravvista nelle prove libere, ed emersa in maniera preponderante anche in qualifica.

Valtteri Bottas ha provato in qualche modo ad emulare il compagno di squadra, senza però riuscirci. Il secondo tempo (1’27”553) fatto registrare dal finlandese dimostra senza ombra di dubbio quanto Hamilton in questo momento sia decisamente il pilota più forte a livello di concentrazione e di capacità al volante: anche nei confronti di chi guida la stessa monoposto.

In seconda fila troviamo le due Red Bull, con Max Verstappen terzo, staccato di oltre quattro decimi dalla vetta, e con Alexander Albon quarto, staccato di oltre un secondo. Sulla carta un risultato che rispecchia il valore attuale della RB16, anche se bisogna comunque dare atto a Verstappen (che nel corso della FP3 della mattina ha accusato anche un problema all’ala mobile, poi risolto brillantemente dai suoi meccanici), di aver fatto tutto il possibile in qualifica per limitare il distacco dalle Mercedes, riuscendo in alcuni frangenti della Q3 a conquistare la seconda posizione, persa poi nell’ultimo tentativo a favore di Bottas. Per quanto riguarda la gara, invece, pur dando chiaramente Hamilton come favorito per la vittoria, il pilota olandese potrebbe avere le sue chance quantomeno per attaccare la seconda posizione di Bottas, potendo contare in primis sul fatto di partire dal lato più pulito della pista, e poi su un ottimo passo gara, come intravvisto nelle simulazioni fatte nel corso della FP2.

Soffermandoci invece sulla qualifica di Alexander Albon, se il quarto posto rappresenta senza ombra di dubbio il miglior risultato possibile che il pilota anglo-thailandese potesse raggiungere, d’altra parte il distacco accusato nei confronti di Verstappen (circa sei decimi) a parità di monoposto a cui va aggiunto il grave errore compiuto ieri nel corso della FP2 sono lì ad evidenziare la eccessiva differenza presente in Red Bull al momento tra prima e seconda guida. Vero, all’interno della scuderia di Milton Keynes Verstappen è chiaramente il punto di riferimento, ma se in casa Red Bull si vuole veramente puntare alla conquista del titolo costruttori andando così a sfidare la Mercedes occorre una seconda guida (Hulkenberg? Perez?) capace di rimanere quanto meno vicino ai tempi di Verstappen (nell’ordine di almeno 1-2 decimi) e non eccessivamente staccato, a maggior ragione in una F1 che dopo il trio Hamilton-Bottas-Verstappen vede almeno Racing Point-Renault-McLaren e Ferrari mediamente tutte vicine l’una con l’altra, con pochi millesimi a fare la differenza tra un quarto e un decimo posto. Ecco, perché, pur essendo positivo in termine di posizione in griglia, il risultato odierno di Albon non può comunque essere considerato del tutto soddisfacente.

Staccato di soli 48 millesimi da Albon in quinta posizione troviamo la Racing Point di Sergio Perez, autore anche oggi pomeriggio di una brillante prova in qualifica, e che non merita in nessun modo di essere appiedato dal Circus, nonostante purtroppo la conferenza stampa indetta dal pilota messicano per Lunedì 30 Novembre non sembra promettere nulla di buono, con l’ipotesi dell’anno sabbatico che con il passare delle ore sembra sempre più essere probabile.

In sesta e settima posizione (come possiamo vedere dalla classifica riepilogativa) troviamo le Renault di Daniel Ricciardo ed Esteban Ocon: dopo esser sembrate in difficoltà nella FP3 di questa mattina, nelle qualifiche (svoltesi come avviene da qualche anno in notturna sotto le luci dei riflettori) la R.S.20 ha ritrovato il suo feeling con le piste veloci portandosi a casa un buon risultato, ma dando anche l’impressione di non poter fare di più sul giro secco.

A sandwich tra le due Alpha Tauri di Pierre Gasly (ottavo) e Daniil Kvyat (decimo) troviamo in nona posizione la McLaren di Lando Norris, autore di una qualifica piuttosto regolare, in una sessione che ha visto in Q2 il suo compagno di squadra Carlos Sainz Jr andare in testacoda in curva 1 e poi fermarsi (costringendo la Direzione Gara a esporre la bandiera rossa, bloccando così la sessione) a causa di un problema alla trasmissione, che non solo costringerà il futuro pilota Ferrari a partire dalla 15° posizione in griglia, ma che potrebbe avere un peso anche nella lotta al terzo posto nella Classifica Costruttori da parte della McLaren.

Per trovare le due Ferrari, bisogna scendere in undicesima e dodicesima posizione, con Sebastian Vettel (sopra raffigurato) davanti a Charles Leclerc su quella pista che lo scorso anno mostrò a tutti la stella del pilota monegasco grazie alla prima pole in carriera conseguita, e che questo fine settimana ha evidenziato in tutta la sua interezza gli attuali limiti del progetto tecnico relativo alla SF-1000. Se le ultime gare grazie agli aggiornamenti portati in pista avevano evidenziato la crescita della monoposto della scuderia di Maranello, su una pista di motore come quella del Bahrain purtroppo sono tornati a vedersi i limiti cronici della monoposto legati alla power unit depotenziata (50 cavalli in meno circa in seguito all’accordo conseguito dalla Ferrari con la Federazione lo scorso Febbraio) attualmente in uso, associati alla scarsa efficienza aerodinamica presente sulla SF-1000, che va a generare una resistenza all’avanzamento che limita le prestazioni in pista della Rossa. Se a questo scenario aggiungiamo la scelta rischiosa in Q2 di fare un unico tentativo con gomme medie dopo la sospensione della sessione a causa del problema tecnico occorso alla McLaren di Sainz, si può ben capire anche la posizione di entrambi i piloti in griglia, nonostante al momento dell’interruzione forzata Leclerc fosse stato il più veloce nel primo settore con circa tre decimi di vantaggio.

Per quanto riguarda poi i piloti, sia nelle libere che nelle qualifiche, si è visto in Bahrain un Sebastian Vettel molto più in forma rispetto a Charles Leclerc, quasi come se il podio conseguito due settimane fa in Turchia avesse rivitalizzato il campione tedesco (alle ultime gare in Rosso prima di approdare il prossimo anno in Aston Martin, l’attuale Racing Point), apparso molto più a suo agio con la monoposto, come dimostrano i 16 millesimi di vantaggio nei confronti di Leclerc.

Per quanto riguarda il Gran Premio, le caratteristiche del circuito del Sakhir associate alle simulazioni del passo gara viste nel corso della FP2 rendono il Bahrain una corsa piuttosto difficile per la Ferrari, apparsa però molto più competitiva con le gomme medie rispetto a una mescola più morbida. Ed è da qui che deve ripartire la squadra: impossibile arrivare al podio, ma con una buona partenza e con un’oculata gestione delle gomme, la scuderia di Maranello può comunque provare quanto meno a portare a casa punti preziosi. Se non per il Mondiale Costruttori (con la lotta al terzo posto che con i risultati odierni sembra essere più complicata), almeno per l’orgoglio personale.