Formula 1

Hamilton, Mercedes e la battaglia contro il razzismo

© Getty Images

Il team campione del mondo ha deciso di appoggiare la battaglia che Lewis Hamilton sta portando avanti contro ogni forma di razzismo e discriminazione non solo appoggiando la neonata Hamilton Commission, ma anche modificando la livrea della W11, che sarà principalmente nera.

Una battaglia contro il razzismo e le diseguaglianze sociali che da sempre purtroppo sono presenti nella nostra società. L'uccisione di George Floyd avvenuta lo scorso 25 Maggio a Minneapolis ad opera di uno dei poliziotti che per circa otto minuti ha tenuto appoggiato il ginocchio sul collo dell'afroamericano ha riportato alla luce un tema che nel corso dei secoli purtroppo ha caratterizzato la storia degli Stati Uniti e non solo: il razzismo nei confronti delle persone di colore. Fin da subito un sentimento di disgusto ha pervaso il mondo dinanzi alle drammatiche immagini diffuse da Minneapolis, con Floyd agonizzante che di fronte allo sprezzo dell'agente non esitava a ripetere “Non posso respirare, I can't breath” senza che questi lasciasse la presa, e che ha riportato amaramente alla luce il rapporto molto delicato tra la polizia statunitense e la comunità afroamericana, molto spesso presa di mira per il solo fatto di avere un diverso colore della pelle.

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I’ve been reading every day to try to stay on top of everything that’s been happening in our fight against racism, and it’s brought back so many painful memories from my childhood. Vivid memories of the challenges I faced when I was a kid, as I’m sure many of you who have experienced racism or some sort of discrimination have faced. I have spoken so little about my personal experiences because I was taught to keep it in, don’t show weakness, kill them with love and beat them on the track. But when it was away from the track, I was bullied, beaten and the only way I could fight this was to learn to defend myself, so I went to karate. The negative psychological effects cannot be measured. This is why I drive the way I do, it is far deeper than just doing a sport, I’m still fighting. Thank God I had my father, a strong black figure who I could look up to, that I knew understood and would stand by my side no matter what. Not all of us have that but we need to stand together with those who may not have that hero to lean on and protect them. We must unite! I have wondered why 2020 seemed so doomed from the start but I’m starting to believe that 2020 may just be the most important year of our lives, where we can finally start to change the systemic and social oppression of minorities. We just want to live, have the same chances at education, at life and not have to fear walking down the street, or going to school, or walking into a store whatever it may be. We deserve this as much as anyone. Equality is paramount to our future, we cannot stop fighting this fight?, I for one, will never give up! #blacklivesmatter #endracism #nevergiveup #wewinandwelosetogether

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Tra i più colpiti dalla drammatica uccisione di George Floyd non poteva non esserci il sei volte campione del mondo Lewis Hamilton. Se è vero che oggi Lewis è uno dei campioni più amati e apprezzati non solo in Formula 1, ma un po' in tutto il mondo, il 35enne pilota originario di Stevenage non può dimenticare il suo passato (raccontato sul suo profilo Instagram) caratterizzato dall'esser stato bullizzato, picchiato fuori dei circuiti quando era molto più piccolo, al punto dall'esser costretto ad imparare il karate, pur di poter riuscire a difendersi. Da qui l'intensità con cui affronta ogni gara, perchè indirettamente sta lottando ancora oggi. Hamilton racconta inoltre quanto sia stata importante la presenza di suo padre, una figura nera a cui poteva guardare, sapendo (come racconta lo stesso Lewis su Instagram) che lui capiva quello che stava vivendo, e che sarebbe stato incondizionatamente dalla sua parte. Non tutti, purtroppo, hanno questa fortuna; da qui l'intenzione da parte del campione inglese della Mercedes di restare unito con coloro che non hanno un eroe (come suo padre) al quale affidarsi e che sia capace di proteggerli; l'appoggio al movimento Black Lives Matter (con tanto di partecipazione alla manifestazione svoltasi nelle scorse settimane all'Hyde Park), e la creazione in collaborazione con la Royal Academy Of Engineering di Londra della Hamilton Commission, il cui compito sarà quello di far avvicinare dei ragazzi di colore alle prese con situazioni piuttosto delicate al mondo ingegneristico in ambito sportivo.

Una battaglia, quella di Hamilton contro il razzismo e le diseguaglianze sociali, inizialmente portata avanti da solo, ma che dalla scorsa settimana ha visto la partecipazione piena da parte della Formula 1 con il progetto #WeRaceAsOne, e che nelle scorse ore ha visto scendere in campo addirittura la sua squadra, la Mercedes, la quale ha deciso di cambiare la livrea inizialmente prevista per la W11, abbandonando momentaneamente l'argento a beneficio del nero, con il marchio “End Racism” sull'Halo sia sulla monoposto di Hamilton, sia su quella del compagno di squadra Valtteri Bottas, e con l'hashtag #WeRaceAsOne sugli specchietti della W11. Entrambi i piloti, inoltre, correranno con una tuta nera, e adatteranno i propri caschi a questa iniziativa.

Una scelta, come spiega il Team Principal Mercedes Toto Wolff, motivata dal fatto che razzismo e discriminazione non hanno e non devono trovare posto secondo Mercedes nella nostra società, in F1 o all'interno della stessa squadra. “Avere però le giuste convinzioni e la giusta mentalità non è sufficiente se rimaniamo in silenzio. Desideriamo usare la nostra voce e la nostra piattaforma globale per parlare di rispetto e uguaglianza, e la Freccia d'Argento correrà in nero per l'intera stagione 2020 per mostrare il nostro impegno per una maggiore diversità all'interno del nostro team e del nostro sport. Non fuggiremo dalle nostre debolezze in quest'area, né dai progressi che dovremo ancora fare, la nostra livrea è il nostro impegno pubblico a intraprendere azioni positive”.

Dalle dichiarazioni rilasciate da Toto Wolff al sito della Mercedes si intuisce poi come il team campione del mondo appoggerà il principio costituente la Hamilton Commission, sopra esplicato. “Intendiamo trovare ed attrarre i miglior talenti dalla più ampia gamma di contesti possibili e creare percorsi credibili per loro per raggiungere il nostro sport, al fine di costruire una squadra più forte e più ricca di diversità in futuro”.

Inevitabile il ringraziamento da parte di Lewis Hamilton alla sua squadra per aver capito le sue sensazioni e fatto questo passo avanti così significativo. “È così importante che cogliamo questo momento e lo usiamo per educare noi stessi (se sei un individuo, un marchio o un'azienda) ad apportare cambiamenti realmente significativi quando si tratta di garantire uguaglianza e inclusione. Ho sperimentato personalmente il razzismo nella mia vita, e ho visto la mia famiglia e i miei amici sperimentare il razzismo, e parlo con il cuore quando faccio appello al cambiamento. Quando ho parlato con Toto delle mie speranze su ciò che potevamo ottenere come squadra, ho detto che era così importante che siamo uniti. Vorrei ringraziare enormemente Toto e il Board Mercedes per aver dedicato del tempo ad ascoltare, parlare e comprendere davvero le mie esperienze e sensazioni e per aver reso questa importante dichiarazione che siamo disposti a cambiare e migliorare come attività commerciale. Vogliamo costruire un'eredità che vada oltre lo sport, e se possiamo essere i leader e possiamo iniziare a costruire più diversità all'interno della nostra attività, invierà un messaggio abbastanza forte, e darà agli altri la sicurezza di iniziare un dialogo su come possono implementare dei cambiamenti".  

Un messaggio importante quello che Lewis Hamilton in primis e Mercedes vogliano dare per combattere il razzismo e le diseguaglianze sociali, che speriamo possa essere preso d'esempio (oltre al progetto comune #WeRaceAsOne) anche da altre squadre di Formula 1.