Formula 1

F1 Amarcord: la doppietta Ferrari e il disastro Michelin a Indianapolis

© Motorsport Images

Il Gp degli Usa corso sul circuito di Indianapolis il 19 Giugno 2005 viene ricordato ancora oggi come la pagina più nera nella storia della Formula 1 per la decisione dei gommati Michelin di non prender parte alla gara, vinta dalle Ferrari gommate Bridgestone di Michael Schumacher e di Rubens Barrichello.

La pagina più nera nella storia della Formula 1. A distanza di tanti anni il Gp degli Usa corso sul circuito di Indianapolis il 19 Giugno 2005 viene ricordata ancora oggi come la gara in cui il Circus ha conseguito il fiasco più clamoroso dei suoi 70 anni. Se è vero che alla fine a vincere quella gara così controversa come vedremo sarà la Ferrari che riuscirà a piazzare in quell'unica affermazione stagionale una preziosa doppietta con Michael Schumacher davanti a Rubens Barrichello, restano nell'immaginario collettivo le immagini del boicottaggio della corsa ad opera delle monoposto gommate Michelin (che rientrano in corsia box al termine del giro di formazione senza andare a schierarsi in griglia), il malcontento dei tifosi (con tanto di lancio di lattine in pista), e sopratutto quelle sei vetture in griglia di partenza. Tutte rigorosamente gommate Bridgestone.

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In una stagione, quella 2005, che prevede l'estensione della durata delle gomme a tutta la gara, sono le gomme Michelin ad adattarsi meglio al nuovo Regolamento con Renault e McLaren i team candidati alla vittoria finale del Mondiale. Non è quindi un caso che i due team si spartiscano le prime otto gare, con la Renault che vincerà ben cinque gare ( la gara inaugurale in Australia con Giancarlo Fisichella, e i Gp di Malesia, Bahrain, San Marino ed Europa (corso sul circuito tedesco del Nürburgring) con Fernando Alonso), e la McLaren-Mercedes tre (i Gp di Spagna, Monaco e Canada) con Kimi Raikkonen.
In difficoltà i campioni del mondo della Ferrari gommati Bridgestone, con Schumacher capace di ottenere come miglior risultato due secondi posti a Imola e in Canada, e Barrichello secondo in Australia e terzo al Nüburgring e in Canada. Manca ancora l'appuntamento con la vittoria, e anche approcciandosi alla gara di Indianapolis (la nona nel Calendario del Mondiale 2005), poche sono le speranze di vedere la Rossa sul gradino più alto del podio. I favori del pronostico sono sempre suddivisi tra Alonso e Raikkonen, con la Toyota di Jarno Trulli possibile outsider dopo i due secondi posti ottenuti in Malesia e in Bahrain e il terzo posto in Spagna.

Anche negli Usa il copione sembra essere lo stesso delle prime gare 2005, con i gommati Michelin davanti a quelli Bridgestone al termine della prima sessione di prove libere, con nella fattispecie la McLaren-Mercedes di Juan Pablo Montoya (1'12”027) davanti alla Toyota del terzo pilota Ricardo Zonta (1'12”085) e alla Renault di Fernando Alonso (1'12”666). Nessuno, può solo lontanamente immaginare che il weekend è destinato a prendere tutt'altra direzione.

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Nel corso della seconda sessione di prove libere, infatti, la Toyota di Ralf Schumacher in piena velocità va a sbattere all'altezza dell'ultima curva, in prossimità della celebre Sopraelevata, nello stesso punto o quasi dove il pilota tedesco era andato ad impattare un anno prima in gara. Se per fortuna Ralf Schumacher riuscirà ad uscire illeso dalla propria monoposto, fin da subito destano preoccupazione le condizioni della gomma posteriore sinistra. Le analisi svolte sulla gomma da parte dei tecnici Michelin chiariranno poi che la mescola si deteriora troppo facilmente (garantendo al massimo 10 giri) sull'asfalto del circuito di Indianapolis, per via presumibilmente delle sollecitazioni generate dall'affrontare la curva Sopraelevata.
Le qualifiche vedono ancora una volta il dominio dei gommati Michelin, con sei macchine nei primi otto qualificati, e con le sole Ferrari a rappresentare la Bridgestone nelle prime dieci posizioni. Nella fattispecie, a conquistare la pole è Jarno Trulli su Toyota (1'10”625) con 59 millesimi di vantaggio sulla McLaren-Mercedes di Kimi Raikkonen (1'10”694), seguito a sua volta dalla Bar-Honda di Jenson Button (1'11”277) e dalla Renault di Giancarlo Fisichella (1'11”290). In quinta posizione troviamo la prima Ferrari F2005 guidata da Michael Schumacher (1'11”369, Bridgestone), seguito dalla Renault di Fernando Alonso (1'11”380), dalla Ferrari guidata da Rubens Barrichello (1'11”431, Bridgestone) e dalla Bar-Honda di Takuma Sato (1'11”497).

La domenica mattina a poche ore dall'inizio della gara, arriva una vera e propria doccia fredda per i gommati Michelin: sia le gomme portate a Indianapolis, sia quelle fatte arrivare dalla Francia e usate vittoriosamente nel Gp di Spagna non danno garanzie di sicurezza.
Inizia così una trattativa tra i team gommati Michelin e la Federazione per garantire lo svolgimento della gara nelle condizioni più sicure possibili per i piloti. Il Regolamento non prevede la possibilità di sostituire in corsa i pneumatici una volta effettuate le qualifiche, anche per non svantaggiare chi aveva portato gomme sicure (la Bridgestone). Si pensa così a pochissime ore dal via alla possibilità di inserire una chicane mobile prima della Sopraelevata per tutelare le monoposto gommate Michelin, in cambio di una promozione dei gommati Bridgestone (le due Ferrari, le due Jordan e le due Minardi) nelle prime tre file, ma il veto della Ferrari fa cadere anche questa ipotesi. Come spiegherà in seguito il Team Principal della Rossa Jean Todt “Quale sarebbe stata la reazione se noi e la Bridgestone avessimo chiesto di non fare una gara perchè per un motivo o un altro ci metteva in difficoltà? (…) Ci sono delle regole che valgono per tutti”.

Alla luce della situazione corrente e in mancanza di un accordo, le squadre gommate Michelin prendono una decisione clamorosa: boicottare la gara, ritirandosi al termine del giro di ricognizione, mancando le condizioni di sicurezza da parte del gommista francese. In griglia si schierano così solo le sei monoposto gommate Bridgestone: le Ferrari di Michael Schumacher e di Rubens Barrichello, le Jordan di Tiago Monteiro e di Narain Karthikeyan, e le Minardi di Christijan Albers e Patrick Friesacher.Il pubblico presente sulle tribune del Circuito di Indianapolis non capisce cosa sta succedendo, non è stato informato dei problemi occorsi alle gomme Michelin, e così comincia a fischiare e a gettare lattine in pista, furibondo per quella che a suo dire è una farsa.

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Il via viene dato ugualmente, e così la Ferrari prende il largo, con Michael Schumacher che andrà a vincere la gara con 1”522 sul compagno di squadra Barrichello, con le Jordan di Monteiro e Karthikeyan staccate di un giro, e le Minardi di Albers e Friesacher staccate di ben due giri.

Unica nota di cronaca fortemente apprezzata dal pubblico in una gara abbastanza scontata nel corso del 51° Giro è la resistenza di Schumacher (appena rientrato in pista dopo il secondo pit stop) al tentativo di attacco da parte della Rossa gemella di Barrichello, che per evitare una possibile collisione è costretto ad andare sull'erba, per poi accodarsi al campione di Kerpen.

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Se i tifosi Ferrari presenti sulle tribune non esitano a celebrare la prima (e unica )vittoria stagionale, il resto del pubblico non manca di esprimere, fischiando, il proprio malcontento. Nessuno in casa Ferrari ha voglia di festeggiare quella doppietta, al punto che sia Schumacher che Barrichello, e Ross Brawn (salito a ritirare il premio destinato al team vincitore) lasceranno il podio, una volta avvenuta la premiazione. L'unico ad essere realmente felice è il pilota portoghese della Jordan, Thiago Monteiro che festeggia non poco quel suo primo e unico podio in Formula 1.

La gara di Indianapolis non mancherà di generare numerose polemiche, con il pubblico che chiederà un risarcimento del biglietto che verrà pagato dalla Michelin, la quale al contempo offrirà circa ventimila biglietti per il Gp degli Usa 2006 tra coloro che avevano preso il biglietto per la gara 2005.
La sensazione però è che il rapporto tra il Circus e gli Stati Uniti si sia fortemente deteriorato. Il quotidiano spagnolo El Pais, nel commentare la gara del Giugno 2005 a Indianapolis sosterrà che la F1 è morta, almeno negli States. Se è vero che la Michelin lascerà il mondo della Formula 1 al termine della stagione 2006, e che al termine del contratto in essere con il circuito di Indianapolis nel 2007 il Circus non avrebbe più corso negli States, la storia più recente ci racconta che nel 2012 la Formula 1 è tornata negli Usa, e più precisamente ad Austin sul Circuit Of Americas, che ha visto negli anni diverse gare piuttosto emozionanti, tra le quali spicca senza ombra di dubbio quella 2018, caratterizzata dall'ultima vittoria ottenuta da Kimi Raikkonen in Formula 1 e al volante della Ferrari. Ma questa è un'altra storia.