Formula 1

I mille dubbi della Formula 1

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Dalle difficoltà economiche legate al Coronavirus (con Williams e Racing Point che nelle ultime ore si sono aggiunte alla McLaren mettendo in cassa integrazione una parte dei propri dipendenti così come Liberty Media) a un calendario difficile da mettere a punto (con il Red Bull Ring che si candida ad ospitare ben due gare del Mondiale): tanti gli interrogativi a cui il mondo della Formula 1 è chiamato a dare una risposta.

Studiare un nuovo calendario che tenga conto dell'emergenza sanitaria legata al Coronavirus, con al contempo la massima attenzione sulla sostenibilità economica delle squadre. In questo momento in cui lo sport di fatto è fermo la Formula 1 è chiamata quanto meno a dare le prime risposte di fronte a quelli che si preannunciano come i primi effetti della crisi economica legata al COVID-19.

Se sulla carta i team dovrebbero accusare più difficoltà il prossimo anno visto che nelle scorse settimane erano stati suddivisi i proventi della stagione 2019, nella realtà dei fatti già ora alcune squadre accusano dei seri problemi economici, con Williams (congedo non pagato fino a fine maggio per alcuni dipendenti, e decurtazione dello stipendio del 20% nello stesso periodo per manager e piloti) e Racing Point (cassa integrazione per una parte dei dipendenti fino a fine maggio, con stipendio interamente pagato), che si affiancano alla McLaren, che nel corso della scorsa settimana aveva messo in congedo forzato fino a giugno una buona parte dei suoi 850 dipendenti, con i rimanenti al lavoro con orario e stipendio ridotto (con Zak Brown e i due piloti ufficiali Sainz e Norris che si erano spontaneamente ridotti lo stipendio).
Non solo: è notizia di queste ore che anche Liberty Media (la società che gestisce il Mondiale di Formula 1) ha messo in cassa integrazione metà dipendenti, con i manager senior che si sono ridotti lo stipendio del 20%, e con il CEO del Circus Chase Carey pronto a una riduzione di stipendio maggiore.

LA FORMULA E IL BUDGET CAP 2021.

Uno scenario, quello economico, che al momento preoccupa non poco il mondo della Formula 1, al punto che nel meeting di lunedì a cui hanno preso parte in videoconferenza i Team Principal dei dieci team attualmente impegnati nel Mondiale, FIA e Liberty Media, Williams e McLaren hanno ufficialmente proposto di abbassare il budget cap (all'esordio il prossimo anno) dai 175 milioni di dollari consentiti a 100 milioni. Una proposta a cui Ferrari, Mercedes e Red Bull hanno detto chiaramente no, in primis in quanto un abbassamento in una sola soluzione di 75 milioni di dollari per la prossima stagione comporterebbe a detta della scuderia di Maranello un licenziamento di personale a larga scala (circa 300 dipendenti), e poi perchè mentre i team più piccoli si limitano ad acquistare parti della monoposto già pronte (power unit, cambio e sospensioni), sono proprio i top team a sobbarcarsi le spese relative alla ricerca e allo sviluppo della monoposto. Per questi motivi, quindi, Ferrari e Red Bull si sono dette disponibili a ridurre il budget cup di soli 25 milioni, scendendo da 175 a 150 milioni di dollari, con Mercedes disponibile a scendere al massimo a 125 milioni di dollari, ma non oltre.
Alla luce di questa situazione, nel corso del meeting è stata valutata l'ipotesi di un tetto spese diverso tra team più piccoli e top team che tenga proprio conto delle spese di ricerca e sviluppo a cui sono soggette le squadre più grandi. Argomento che verrà sviluppato nelle prossime settimane, così come la possibilità di reintrodurre i gettoni (i famigerati token usati per disciplinare lo sviluppo dei motori nel triennio 2014/2016), che in questo caso avrebbero la funzione di disciplinare lo sviluppo della monoposto (dando per scontato che il telaio 2020 sarà lo stesso della prossima stagione) nell'arco del biennio 2020-2021.

Un'altra ipotesi che verrà approfondita nelle prossime settimane riguarderà la possibile introduzione di un tetto spesa anche per lo sviluppo e la produzione della power unit che già nel meeting della scorsa settimana era stata oggetto di una riduzione dei componenti a disposizione. Visto che difficilmente quest'anno verranno disputate le 22 gare in programma (a maggior ragione dopo le cancellazioni di Australia e Monaco, e con possibili ulteriori rinvii (Francia?) o cancellazioni ufficializzati nelle prossime settimane), la Federazione aveva provveduto con il consenso unanime delle squadre a modificare l'articolo 23.3 del Regolamento Tecnico 2020 disponendo che i 3 motori termici (ICE), le 3 MGU-H, i 3 turbocompressori, le 2 batterie, le 2 centraline elettroniche, e i 3 MGU-K previsti per ciascun pilota nel caso delle 22 gare in programma venissero confermati in caso di disputa di massimo 15 gare (nel caso di 12-14 gare scenderebbero a 2 il numero massimo di motori termici, MGU-H, MGU-K e turbocompressori, mentre nel caso di sole 11 gare ci sarebbe un'unica batteria e un'unica centralina elettronica).
All'interno del meeting di lunedì 6 Aprile le squadre hanno deciso all'unanimità di portare da 21 a 35 i giorni in cui le fabbriche resteranno chiuse alla luce dell'incertezza relativa ai tempi di contenimento dell'emergenza sanitaria legata al Coronavirus. Ed è qui che si innesta quello che al momento rappresenta il secondo grande dubbio della Formula 1: quando sarà possibile tornare in pista con la massima sicurezza per pubblico ed addetti ai lavori?

CALENDARIO F1 2020: SPUNTA L'IPOTESI DELLA DOPPIA GARA.

Allo stato attuale, come sopra scritto, l'emergenza sanitaria non consente di avere una previsione piuttosto affidabile, e, certamente il rinvio/cancellazione delle prime otto gare del Mondiale (a cui si è aggiunta nella serata di ieri il Gp del Canada) rappresenta un danno non da poco alle casse del Circus, quantificabile in poco più di 200 milioni di sterline (secondo un'indagine effettuata dal Daily Mail 181.9 milioni rappresenterebbero le quote non versate al momento dai promoter delle gare vista la mancata disputa del Gp, a cui vanno aggiunti 24 milioni di sterline di biglietti già acquistati da rimborsare). Se a questo aggiungiamo che per non perdere i proventi dei diritti televisivi Liberty Media (secondo quanto riporta il magazine tedesco Auto Motor und Sport) in qualità di detentore dei diritti commerciali della F1 deve garantire alle varie televisioni almeno 15 Gp stagionali, ecco quindi che negli ultimi giorni è tornata in auge l'ipotesi di disputare ben due gare consecutive sullo stesso circuito, con gli organizzatori del Gp di Gran Bretagna che si erano subito mossi in tal senso, proponendo di correre a Silverstone ben due gare, di cui la seconda disputata in senso inverso. Un'idea, questa, che si è dovuta scontrare con la dura realtà in quanto il circuito di Silverstone non ha l'omologazione FIA per esser corso in senso inverso. L'idea della doppia corsa però resta in gioco con la Red Bull (proprietaria del Red Bull Ring, sede del Gp d'Austria, destinato nel caso del probabile rinvio del Gp di Francia a Le Castellet a diventare la prima gara della stagione) che in queste ore tramite Helmut Marko si è detta disponibile ad ospitare ben due gare consecutive.
Qualora altri circuiti dessero la loro disponibilità ad ospitare due gare consecutive (da capire ancora se verrebbe seguito o meno ad esempio il format attualmente utilizzato in F2 e F3 con una Feature Race il sabato sulla distanza di 170 Km o 60 minuti con una sola sosta consentita e una Sprint Race la domenica senza alcuna sosta prevista su una distanza più corta, quantificabile in 120 Km o 45 minuti), ecco che allora pur correndo in meno sedi l'obiettivo dei 15 Gp verrebbe facilmente raggiunto. Con buona pace delle squadre, degli appassionati, e anche della stessa Liberty Media.