Formula 1

La Formula 1 e il Progetto Pitlane

© Getty Images

I sette team con base in Inghilterra (Mercedes, Red Bull, McLaren, Racing Point, Renault, Haas e Williams) hanno unito le proprie forze per aiutare il sistema sanitario britannico a combattere il Coronavirus. Distribuiti i primi 100 CPAP Mercedes.

Un nemico infido e invisibile contro cui combattere. In un momento in cui l'attività sportiva è giocoforza ferma, anche il mondo della Formula 1 ha voluto dare il suo contributo nella lotta al Coronavirus.
Se in Italia la Brembo ha donato un milione di euro a tre eccellenze bergamasche (l'Ospedale Papa Giovanni XXIII, la Fondazione per la Ricerca Ospedale di Bergamo e la Fondazione Mario Negri) per la lotta al Coronavirus, anche la Ferrari non è stata da meno provvedendo (assieme alle società del gruppo Agnelli) all'acquisto di 150 respiratori (oltre che a materiale medico-sanitario) e donando all'AUSL Modena un'ambulanza per ringraziare medici, infermieri e volontari per il loro prezioso lavoro volto a sconfiggere la pandemia, sottolineando via Twitter di essere uniti nella battaglia contro la pandemia con l'intera comunità scientifica”.

Oltremanica però si è cercato di fare qualcosa in più, con le sette squadre con sede (o una parte di essa) in Gran Bretagna (Mercedes, Red Bull, McLaren, Racing Point, Renault, Haas e Williams) che hanno unito le rispettive forze in un progetto comune chiamato Progetto Pitlane (Project Pitlane), volto ad aiutare il sistema sanitario britannico (e anche altre aree in seguito se necessario) a combattere il Coronavirus mettendo a disposizione le caratteristiche di un team di F1 (rapida progettazione volta a risolvere i problemi di una monoposto, produzione di prototipi e assemblaggio specializzato) nella produzione e fornitura di dispositivi sanitari atti a favorire la respirazione dell'individuo in caso di necessità (i cosiddetti ventilatori). Nella fattispecie tre sono i flussi di lavoro a cui il Project Pitlane si indirizza: incremento dell'efficienza dei dispositivi medici esistenti, supporto nel ridimensionamento della produzione di progetti di ventilatori esistenti prendendo parte al consorzio Ventilator Challenge UK, e infine progettazione rapida, produzione di prototipi di un nuovo eventuale dispositivo per una certificazione, e a quel punto avviarne una produzione effettiva.

La più tempestiva è stata la Mercedes che nel giro di pochi giorni è riuscita a mettere a punto i primi esemplari del CPAP (Continuous Positive Airway Pressure), una tipologia di ventilatore alternativo realizzato in collaborazione tra la divisione motoristica Mercedes AMG F1 High Performance Powertrains, gli ingegneri della University College di Londra (UCL) e i medici della University College Hospital London (UCHL), che consente ai pazienti COVID 19 con gravi infezioni polmonari di respirare facilmente senza dover ricorrere agli strumenti più invasivi (intubazione) presenti nei reparti di terapia intensiva.

© Mercedes

Dal 18 Marzo gli ingegneri del team Mercedes e lo staff UCL e UCHL hanno incominciato a lavorare 24 ore su 24 presso l'Hub tecnico della UCL MechSpace per progettare un dispositivo (il CPAP) che potesse prodotto rapidamente in larghe quantità, e in meno di 100 ore sono riusciti prima a progettare e poi a produrre il primo prototipo dello stesso. Un dispositivo (il CPAP) già presente in Italia che ha consentito di evitare al 50% dei casi trattati la necessità di una ventilazione meccanica assistita, ma che purtroppo non era presente in Gran Bretagna. Da qui l'intenzione di dotare gli ospedali inglesi di questo nuovo dispositivo, che i tecnici Mercedes, UCL e UCHL hanno potuto studiare smontando ed analizzando un dispositivo fuori brevetto, e che alla fine grazie anche alle simulazioni fatte al computer sono riusciti a migliorare, realizzando così un prodotto all'avanguardia e alla produzione di massa. Il tutto in pochissimi giorni e non anni grazie alla tecnologia e al modus operandi tipico della Formula 1.

A differenza dei ventilatori attualmente utilizzati nella terapia intensiva che richiedono la sedazione del paziente e la connessione a un tubo inserito nella trachea del paziente, il CPAP può essere usato per i pazienti con difficoltà respiratorie legate al COVID-19 sia a casa, sia in ospedale, e prevede la spinta di una miscela aria-ossigeno nella bocca e nel naso a velocità continua, garantendo l'apertura continua delle vie aeree e aumentando così la quantità di ossigeno che entra all'interno dei polmoni.

Così Andy Cowell , Responsabile Mercedes della divisione Powertrains (adibita alla progettazione e alla realizzazione della power unit in casi tradizionali) ha commentato la buona riuscita del progetto CPAP. “La comunità della Formula 1 ha mostrato una risposta impressionante alla richiesta di supporto, riunendosi nel collettivo “Project Pitlane” per sostenere le esigenze nazionali in questo momento attraverso un numero di progetti diversi. Siamo stati orgogliosi di poter mettere a disposizione le nostre risorse al servizio dell'UCL (University College London) per consegnare il progetto CPAP ai massimi standard e nel tempo più breve possibile”.

© Mercedes

Dopo esser stato approvato dalla MHRA (Medicine and Healthcare products Regulatory Agency), l'ente adibito alla regolamentazione dei medicinali e dei dispositivi sanitari, i primi 100 CPAP sono in fase di consegna all'UCHL (University College Hospital London) per effettuare la sperimentazione, prima di metterli a disposizione in tutto il Regno Unito con 30.000 esemplari prima del picco previsto dell'epidemia di Coronavirus.

Un dispositivo, quello messo a punto in collaborazione tra Mercedes e l'University College di Londra che ha dimostrato una volta di più quanto la tecnologia presente all'interno dei team di Formula 1 se abilmente riconvertita grazie alla collaborazione con i medici e gli ingegneri specializzati in strumenti medicali può essere di grande aiuto in una battaglia estremamente importante come quella contro il COVID-19.