Formula 1

La Formula 1 e l'annullamento del Gp d'Australia

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Al termine di una lunga serie d'incontri tra FIA, FOM, squadre e i promoter del Gp d'Australia, il mondo della Formula 1 ha deciso di cancellare il Gp in programma a Melbourne questo fine settimana, alla luce del caso positivo di un meccanico McLaren al Coronavirus e alla successiva quarantena per altri 14 uomini del team (che si era ritirato dalla gara)

Un atto dovuto nei confronti del pubblico e delle squadre stesse. Alla luce del primo caso positivo di Coronavirus in Formula 1 (un meccanico della McLaren, la quale non solo ha annunciato il ritiro dalla gara, ma ha anche posto 14 uomini in quarantena) e al termine di una lunghissima riunione notturna a cui hanno preso parte i team principal delle squadre, i vertici di FIA(Federazione Internazionale dell'Automobile), Liberty Media, i promoter della gara australiana e le autorità governative e sanitarie dello stato di Victoria, è stata decisa la cancellazione del Gp in programma questo fine settimana a Melbourne.

Come ha spiegato il patron della Formula 1 Chase Carey (di ritorno dal Vietnam, dove aveva partecipato a un vertice per definire la disputa o meno del Gp), la decisione inizialmente non aveva visto la piena unanimità da parte delle squadre (Red Bull, Alpha Tauri e Racing Point volevano infatti correre ugualmente), ma alla fine è stato deciso di anteporre la salute pubblica alla disputa di una gara che a questo punto avrebbe sicuramente comportato dei rischi alla salute degli spettatori (accalcatisi sul circuito fin dal giorno precedente) pur di vedere dal vivo i propri beniamini, i quali già nella giornata di ieri avevano manifestato delle forti contrarietà in merito alla disputa della gara.

Il più duro era stato infatti il sei volte campione del mondo Lewis Hamilton, il quale nel corso della Press Conference (che da quest'anno prevede la presenza di alcuni piloti seduti all'interno di un salottino con l'intervistatore ufficiale) alla luce dei primi casi sospetti in Haas e McLaren e alla luce della sospensione della regular season della NBA, non aveva esitato a protestare contro il management del Circus (Liberty Media) sostenendo che loro erano arrivati in Australia solo per il Dio denaro, rammaricandosi del fatto che tutti si ritrovavano lì nella stanza per la conferenza stampa e tantissimi fans si erano assembrati in pista con tutti i rischi del caso, mentre il mondo alla luce della pandemia di Coronavirus stava andando in tutt'altra direzione, con la NBA che si fermava, e la F1 stranamente andare avanti, con le persone che evitavano di prendere tutti gli accorgimenti possibili mentre lui stava camminando per venire in pista.
Nella stessa direzione Kimi Raikkonen che ha esplicitamente dichiarato che l'essere lì a Melbourne è stata una decisione non presa dal team, che la cosa giusta non era quella di essere in pista in questo contesto, e che se la scelta fosse dipesa dalle squadre difficilmente sarebbero arrivate sul circuito per affrontare il weekend di gara. A queste posizioni in un secondo momento si è poi affiancato Sebastian Vettel, affermando in Conferenza Stampa che era giusto chiedersi perchè erano lì, e che, sperando che lo sport avrebbe preso la decisione giusta, in caso di scenari gravi sarebbe stato più opportuno tirare il freno, cancellando così l'evento. Soluzione alla quale si è arrivati dopo la conferma della positività del meccanico McLaren al COVID-19 e alla decisione del team di Woking di ritirarsi dalla gara.

Una domanda, però, in queste ore serpeggia nel Circus: alla luce della mutata situazione sanitaria a livello globale, aveva senso arrivare fino in Australia e solo lì cancellare in loco il Gp? Secondo quanto dichiarato dal patron della F1 Chase Carey, quando era stato deciso di partire alla volta dell'Australia, la situazione era differente con addirittura la scorsa domenica a Melbourne un evento di cricket che aveva riunito ben 100.000 spettatori, e che la situazione era andata a mutare solamente quando le squadre erano già in volo.
Vero è anche, però, che già durante la seconda sessione dei test precampionato le squadre, alla luce della delicata situazione cinese, e al crescere dei casi nel nostro Paese oltre che alle prime iniziali chiusure dei confini ai cittadini provenienti dalle aree a rischio, avevano paventato a Liberty Media l'ipotesi di annullare non solo il Gp della Cina, ma addirittura le prime quattro gare (Australia, Bahrain, Vietnam e Cina) iniziando la stagione il 3 Maggio a Zandvoort per il Gp d'Olanda. In quel frangente lo stesso Carey aveva avuto piena assicurazione dalle autorità australiane della disputa del Gp, con i tecnici italiani ed europei che per avere il visto avrebbero dovuto sottoporsi a dei controlli sanitari preventivi (misurazione temperatura tramite termoscanner e tampone) in un'area appositamente adibita dell'aeroporto, così come in Bahrain. Da qui la decisione di assicurare le prime due gare (con la corsa in programma sul circuito del Sakhir a porte chiuse, dopo l'ulteriore restrizione deliberata dalle autorità bahrenite) con la gara del Vietnam in sospeso.
Una decisione che alla luce di quanto poi occorso in Australia forse andava evitata.

La domanda che a questo punto gli appassionati (e anche le stesse squadre) si pongono è quando potrà cominciare il campionato di F1 (ovviamente una volta superata la pandemia di coronavirus), alla luce del rinvio a data da destinarsi anche dei Gp di Bahrain e Vietnam, arrivato nella tarda mattinata odierna. Se fino a ieri l'ipotesi più plausibile prevedeva l'inizio della stagione a Zandvoort con il Gp d'Olanda il prossimo 3 Maggio, nelle ultime ore sul sito della Formula 1 è uscita una comunicazione in cui viene fissato l'inizio della stagione in Europa a fine Maggio. In cosa consisterà la nuova bozza modificata del calendario di Formula 1 lo scopriremo nelle prossime settimane.