Formula 1

F1 Messico: prima fila Ferrari, Verstappen penalizzato

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Dopo la squalifica di tre posizioni in griglia di Max Verstappen (che partirà quarto per aver ignorato le bandiere gialle in occasione dell'incidente della Mercedes di Valtteri Bottas, andato a muro all'altezza della Peraltada nelle ultime fasi della Q3) a conquistare la pole position è così la Ferrari di Charles Leclerc, seguito dal compagno di squadra Vettel e dalla Mercedes di Lewis Hamilton.

Una pista double face. Se il circuito di Città del Messico intitolato ai fratelli Rodriguez ha regalato tantissime soddisfazioni a Max Verstappen grazie alle due vittorie consecutive conquistate a bordo della Red Bull motorizzata Renault sia nel 2017 che nel 2018, non altrettanto possiamo dire con le pole position, con il giovane pilota olandese che dopo aver aver perso la pole nel 2017 per 86 millesimi nei confronti della Ferrari di Sebastian Vettel e lo scorso anno per 26 millesimi nei confronti dell'allora compagno di squadra (il pilota australiano di origini italiane Daniel Ricciardo), quest'anno per la terza volta consecutiva deve dire addio alla pole position solo ed esclusivamente per un suo gravissimo errore, dopo che in pista aveva dimostrato di essere il più veloce.

Tutto avviene nel corso dell'ultima fase di qualifica, con Max Verstappen autore del giro più veloce (1'14”910). Durante gli ultimi minuti della Q3, mentre stava migliorando il proprio tempo cronometrato con dei buoni parziali nei primi due settori, il pilota finlandese della Mercedes, Valtteri Bottas all'altezza dell'ultima curva del circuito (la Peraltada) perde il controllo della propria monoposto, andando ad impattare contro le barriere.

Un impatto piuttosto violento, che per alcuni minuti ha fatto gelare non solo il pubblico presente ma anche gli appassionati del Circus. Per fortuna, però, non solo Bottas è potuto uscire fuori dalla sua Mercedes con le proprie gambe (resta solo da capire quali possono essere realmente i danni accusati dalla sua monoposto, con il cambio apparentemente a serio rischio sostituzione), ma sopratutto è notizia di pochi minuti fa che il pilota finlandese è stato dimesso dal centro medico non riportando alcun problema fisico, potendo così prendere parte alla gara in programma questa sera.

Tornando però all'attività occorsa in pista in quei momenti così difficili, il Regolamento Sportivo Internazionale (e per la precisione l'articolo 2.4.5.1 comma b) prevede che in caso di incidente (o in questo caso contatto a muro) ai piloti venga esposta una bandiera gialla, e che gli stessi giocoforza debbano rallentare anche per una questione di sicurezza, evitando ogni qualsivoglia sorpasso, oltre ad esser pronti a poter cambiare eventualmente traiettoria. Nella fattispecie, se tutti i piloti transitati sul traguardo dopo l'incidente di Bottas hanno decisamente rallentato alzando il piede e quindi non migliorando l'ultimo tentativo a disposizione (a cominciare da Sebastian Vettel, autore dei migliori parziali nel primo e secondo settore), chi invece ha migliorato il proprio tempo è stato Max Verstappen (1'14”758), portando a 266 i millesimi di vantaggio su Charles Leclerc e a 412 i millesimi di vantaggio su Vettel.

Questo episodio (confermato dalle immagini televisive) associato alle dichiarazioni rilasciate nella Press Conference in cui Verstappen ha confessato di non aver minimamente rallentato, ha spinto così i Commissari ad aprire un'inchiesta su di lui, verificando anche la telemetria della sua Red Bull. Dopo aver attestato l'effettivo mancato rallentamento del pilota olandese, il Collegio dei Commissari ha così deciso di retrocedere Verstappen dalla prima alla quarta posizione (comminandogli così una penalità di tre posizioni sulla griglia di partenza) oltre a togliere due punti dalla Superlicenza.

Alla luce, così, della situazione venutasi a creare, è la Ferrari (con la SF90 apparsa piuttosto competitiva sia nel primo che nel terzo settore, mentre nel secondo settore (più di matrice aerodinamica) è sembrata essere meno performante rispetto alla Red Bull) a conquistare l'intera prima fila del Gp del Messico, con Charles Leclerc in pole position (1'15”024) davanti al suo compagno di squadra Sebastian Vettel (1'15”170).

Un risultato, questo, che consente alla scuderia di Maranello di eguagliare il record di sei pole consecutive all'interno del mondiale di Formula 1 già conseguito nel 1961 (tra il Gp d'Olanda e il Gp d'Italia con 5 pole consecutive di Phil Hill e la pole a Monza di Wolfgang Von Trips, che perderà la vita in occasione della gara), e nel 1974 (anche in questo caso dal Gp d'Olanda al Gp d'Italia, con sei pole firmate tutte Niki Lauda).
Un risultato sicuramente importante per la Rossa, che al via potrà sicuramente sfruttare con entrambi i piloti la sua velocità sul dritto confermata anche nelle libere ma che dovrà fare al contempo attenzione a non concedere eccessivamente scia (vale la pena ricordare che al contrario delle altre piste del Mondiale dal via alla prima curva c'è un rettilineo di ben 948 metri), cosa di cui potrebbero approfittare sia la Red Bull di Verstappen (con il motore Honda apparso piuttosto competitivo in altura), sia la Mercedes di Hamilton, con l'inglese che questo fine settimana ha a sua disposizione il primo matchpoint per la conquista del suo sesto titolo piloti.

Se in qualifica la Mercedes (come nelle varie sessioni di libere) ha dimostrato nel giro secco di soffrire sopratutto nel primo settore (come anche leggermente nel terzo settore, sopratutto con Bottas), è sul passo gara che la W10 sopratutto con Hamilton ha mostrato tutto il suo potenziale in particolare con le gomme medie (che verranno usate nel primo stint di gara, constatato l'alto degrado della Soft, con carico di benzina). Elemento, questo, a cui in primis Vettel ma anche Leclerc dovranno fare seriamente attenzione, come anche al meteo, che, dopo aver condizionato sia l'inizio della FP1 di ieri che in maniera più pesante la FP3 odierna per via delle piogge cadute in mattinata, secondo alcune previsioni potrebbe condizionare in maniera significativa il finale di gara.

Scorrendo la classifica, da segnalare su un circuito dove sopratutto nel primo settore la velocità di punta è a dir poco basilare l'ottima crescita della McLaren (con Sainz settimo e Norris ottavo), come anche la già citata performance del motore Honda che (oltre alla pole di Verstappen) vede nei primi dieci anche la seconda Red Bull di Alexander Albon (qualificatosi in sesta posizione), e le due Toro Rosso di Daniil Kvyat e Pierre Gasly.
Soffermandoci sulla seconda metà dello schieramento, da rilevare infine il momento difficile di Renault (che nella FP3 ha accusato un problema all'impianto di raffreddamento sia sulla monoposto di Daniel Ricciardo, sia su quella di Nico Hulkenberg al punto da sostituire ad entrambi l'MGU-K) e di Alfa Romeo, con Kimi Raikkonen (14°) davanti ad Antonio Giovinazzi, che comunque riescono a stare davanti alla Haas, in autentica crisi nera con Magnussen (17°) davanti a Grosjean (18°) con il team americano guidato da Gunther Steiner in evidente crisi di sviluppo, nonostante nei test pre-campionato la VF-19 si fosse molto ben comportata. Non è un caso che in questi giorni rimbalzino le voci che vorrebbero un pilota di esperienza come Robert Kubica (ultimo con la Williams) al simulatore del team americano per la prossima stagione, in modo da poter consentire al team americano di poter lottare per il quarto-quinto posto della classifica Costruttori.