Formula 1

Amarcord: Senna, Prost e il duello di Suzuka

© Lat Images

La rivalità tra i piloti della McLaren-Honda Ayrton Senna ed Alain Prost raggiunge il suo punto più alto sul circuito giapponese di Suzuka il 22 Ottobre 1989 con il contatto tra i due avvenuto all'altezza della Triangle Chicane, le cui conseguenze risulteranno decisive per la conquista del titolo iridato da parte del francese.

Una forte rivalità in pista. La Formula 1 del triennio 1988-1990 ha nel dualismo tra Ayrton Senna ed Alain Prost il suo caposaldo. Prima compagni di squadra in McLaren, poi nel 1990 avversari (il brasiliano con la monoposto del team di Woking, il francese in Ferrari), i due hanno dato vita in queste tre stagioni a un vero e proprio duello personale pur di poter vincere il titolo mondiale. Alla fine, come verrà fuori al termine della stagione 1993 (quando Prost si ritirerà dal mondo delle corse) dietro alla grande rivalità si nascondeva una forte stima reciproca, che porterà il francese a favorire l'approdo di Ayrton in Williams facendo cadere il veto che lui stesso aveva voluto un anno prima, e il brasiliano (con un audio rivolto all'ormai ex rivale diffuso poche ore prima del drammatico incidente costatogli la vita ad Imola) a proporre a Prost di tornare in pista, rimpiangendo non poco i loro duelli.

Se all'inizio della loro convivenza in McLaren nel 1988 il rapporto tra Prost e Senna è basato sul massimo rispetto reciproco, con il passare del tempo cominceranno a sorgere le prime difficoltà, che porteranno man mano ad acuire la loro rivalità.

I primi screzi tra i due risalgono al Gp del Portogallo del 1988 (anno che vedrà il brasiliano conquistare con soli 3 punti di vantaggio il primo titolo iridato ai danni del compagno di squadra per la regola degli scarti), con Senna che al via stringe troppo contro il muretto il compagno di squadra Prost, il quale alla fine pur aggiudicandosi la gara accuserà Ayrton (che chiuderà in sesta posizione per un consumo eccessivo di carburante che lo costringerà non solo a rallentare, ma anche a fare una sosta supplementare) di aver compiuto una manovra piuttosto pericolosa.

Non c'è dubbio, però che sarà il 1989 l'anno in cui la loro rivalità si acuirà non poco già a partire dalla seconda gara in programma ad Imola, quando contravvenendo agli accordi presi in precedenza, al via della seconda ripartenza del Gp (resasi necessaria per via dell'incidente occorso al quarto giro alla Ferrari di Gerhard Berger, che a causa del cedimento dell'ala anteriore, andò a sbattere contro le barriere alla curva del Tamburello prendendo fuoco. Decisivo fu l'intervento degli uomini della CEA, che, spegnendo il fuoco in circa 20 secondi, salvarono la vita al pilota austriaco) Senna superò Prost alla variante della Tosa, andando così a vincere la gara con 40”225 sul suo compagno di squadra. Prost non prese per niente bene questo mancato rispetto degli accordi da parte del brasiliano, e da quel momento in poi tra i due iniziò una profonda rivalità che avrebbe toccato il punto più alto il 22 Ottobre 1989 a Suzuka in occasione del Gp del Giappone.

Una gara, quella nipponica, decisiva ai fini del titolo iridato. In un'annata che dopo la vittoria di Imola aveva riservato pochi sorrisi a Senna (per via dei numerosi problemi tecnici che lo privarono di vittorie quasi certe nel Gp degli Usa a Phoenix, in Gran Bretagna sul circuito di Silverstone, e a Monza), il pilota brasiliano si presenta con 16 punti di svantaggio nei confronti di Prost, e con l'obbligo di vincere, in maniera da giocarsi il tutto per tutto nell'ultima gara in programma due settimane dopo sul circuito di Adelaide in Australia.
La tensione è massima anche all'interno dei box: Prost già a metà stagione ha ufficializzato il suo addio alla McLaren, e il conseguente approdo per il biennio 1990-1991 in Ferrari e corre quasi da separato in casa, potendo godere solamente dell'appoggio del Presidente FISA (l'attuale FIA) Jean Marie Balestre. Senna invece può godere dell'appoggio totale della sua squadra (e in particolare del suo capo, Ron Dennis) e dell'intero management Honda. Il brasiliano conquista con una certa facilità la sua dodicesima pole position stagionale (1'38”041) davanti a Prost (secondo con il tempo di 1'39”771), alle Ferrari di Berger (1'40”187)e del rientrante Mansell (1'40”406), alla Williams-Renault di Riccardo Patrese (1'40”936), e alla Benetton-Ford di Alessandro Nannini (1'41”103), ma è chiaro a tutti che la sfida tra Prost e Senna si gioca molto anche in partenza. Ed è quello che avviene.
Al via, infatti, Prost parte meglio di Senna, conquistando la testa della corsa e dando subito un ritmo alla gara che il brasiliano sembra non sostenere. Dopo la sosta ai box effettuata da entrambi i piloti, però qualcosa cambia: non solo Senna comincia man mano a rispondere ai tempi di Prost, ma addirittura riesce a girare decisamente più veloce del francese, arrivando così nei tubi di scarico della McLaren gemella. Se per Prost restare davanti è importante più che altro per l'orgoglio, per Senna superare il più esperto compagno di squadra è di vitale importanza per la lotta al titolo. Prost ne è ben consapevole, e così nel corso del 47° Giro sfrutta questa cosa a suo vantaggio: una volta che Senna tenta di superarlo all'altezza della Triangle Chicane (caratterizzata da un imbuto strettissimo dove può entrare una monoposto per volta),il francese anticipa la traiettoria d'ingresso chiudendo la strada al brasiliano. Il risultato è il contatto tra le due McLaren, con la monoposto di Senna bloccata da quella di Prost.

Il pilota francese esce dalla monoposto, sicuro di essersi laureato con una gara di anticipo Campione del Mondo, ma Senna non è per nulla intenzionato a rinunciare al suo sogno, e così, consapevole del notevole vantaggio nei confronti della Benetton-Ford di Alessandro Nannini (circa 1'13”), chiede ai commissari di essere spinto, essendo tra l'altro riuscito a mantenere acceso il motore della propria monoposto. Senna può così tornare in pista, attraversando però la via di fuga della chicane. Elemento apparentemente di scarsa importanza, ma che alla fine risulterà come vedremo decisivo nel prosequio del racconto.

Il pilota brasiliano, tornato così in gara, si rende subito conto, supportato dal suo team, che nel contatto con la monoposto gemella di Prost si è danneggiata l'ala anteriore. Inevitabile, quindi, una sosta supplementare, che avviene nel corso del 48° giro, con Nannini che nel frattempo prende la testa della gara. Una volta effettuata la sosta, Senna rientra in pista, con uno svantaggio che all'inizio del 50° giro sarà quantificato in 4”681 dal pilota toscano, e con l'obiettivo di vincere la gara. Il brasiliano, agevolato anche da un problema al motore Ford della Benetton di Nannini, non solo in un giro riesce a ridurre il gap a pochi decimi, ma già nella tornata successiva (la 51° sulle 53 previste) lo supera all'altezza della Triangle Chicane, prendendo così la testa della corsa che avrebbe poi conquistato con 2”297 sul pilota della Benetton, e con 14”201 sulla Williams-Renault di Riccardo Patrese.

Senna però al momento di rientrare in pitlane per il parco chiuso non può immaginare che la sua sarà una gioia di breve durata. Una volta, tornato ai box dopo essersi ritirato, infatti, Prost invece di parlare con la squadra (come prevedeva il Regolamento interno alla McLaren) si era recato d'urgenza dai commissari per protestare per il ritorno in pista del compagno di squadra brasiliano, avvenuto in maniera non del tutto regolare. Una volta finita la gara l'atmosfera si scalda all'interno della stanza dei commissari, con bocche cucite dai parte dei tecnici Honda, e con l'ingresso nella stanza non solo del capo McLaren Ron Dennis, ma anche del Presidente FISA Balestre, e dello stato maggiore della FOM costituito da Bernie Ecclestone e dal suo avvocato (e futuro Presidente FIA), Max Mosley. Fin da subito si capisce come la situazione sia piuttosto complessa: in palio non solo c'è l'esito della gara nipponica, ma anche la corsa al titolo mondiale. Dopo una discussione durata almeno una ventina di minuti, ecco il colpo di scena: a salire sul podio sono Alessandro Nannini (Benetton-Ford) sul gradino più alto, seguito dai due piloti Williams Riccardo Patrese e Thierry Boutsen. Di Senna nessuna traccia. Come si scoprirà successivamente, la decisione dei commissari è stata quella di squalificare Senna, in quanto il pilota brasiliano rientrando in pista dalla via di fuga della chicane e non percorrendo la chicane stessa avrebbe ottenuto un vantaggio dalla spinta dei commissari. Alla luce della decisione presa è Alain Prost nonostante il ritiro a laurearsi Campione del Mondo.

Senna e la McLaren non ci stanno, e presentano così un ricorso volto a ripristinare l'ordine di arrivo originario, che verrà respinto nell'udienza del successivo 30 Ottobre. Non solo: in quel frangente la FISA comminerà una multa di 100.000 dollari al pilota brasiliano, considerandolo pericoloso nei confronti degli altri piloti. Una decisione, questa, che Ayrton fatica non poco ad accettare, al punto che una volta finito il Mondiale non esita a tornare in Brasile, arrivando non solo a minacciare il ritiro, ma addirittura a dichiarare che la FISA (guidata da Balestre, connazionale e amico di Prost) abbia addirittura alterato l'andamento della lotta iridata. Dichiarazioni molto forti a cui corrisponde il ritiro della Superlicenza al pilota brasiliano. I rapporti tra Senna e la Federazione restano tesi per buona parte dell'inverno, fino al Febbraio 1990, quando a una lettera di scuse della McLaren messa a punto assieme allo stesso Ayrton, seguirà poi la riconsegna della Superlicenza al pilota brasiliano, il quale al termine di quello stesso anno si laureerà per la seconda volta in carriera Campione del Mondo. Anche in quel caso il suo rivale al titolo sarebbe stato Alain Prost (passato nel frattempo in Ferrari) e anche in quel caso a decidere il titolo sarebbe stato un contatto tra i due a Suzuka (questa volta al via del Gp del Giappone) innescato in questo caso da Senna, e che i commissari considereranno come un semplice incidente di gara. Ma questa è un'altra storia.