Formula 1

Focus: George Russell e i piloti britannici in Williams

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Con l'ingaggio di George Russell la Williams rompe un tabù durato 18 anni: era, infatti, dalla stagione 2000 con Jenson Button che un pilota britannico non aveva più corso per la scuderia di Grove.

Un'assenza lunga 18 anni, destinata finalmente a concludersi. La Williams torna ad affidare il volante di una propria monoposto a un pilota britannico, e lo fa puntando in ottica 2019 su un giovane di assoluto valore, quale George Russell, a cui è stato offerto un contratto pluriennale. Non ci poteva essere migliore risposta per invertire il trend negativo di questa stagione che ripartire dal talento del 20enne pilota di scuola Mercedes, attuale leader del campionato di Formula 2 con l'Art Grand Prix che peraltro ritroverà in Formula 1 al volante della McLaren quel Lando Norris con cui ha lottato non poco nell'arco della stagione.
Una scelta, quella di George Russell, come dicevamo, che mette fine a un digiuno di piloti britannici al volante della Williams: l'ultimo era stato nel 2000 un giovane e promettentissimo Jenson Button. Dopo di lui tantissimi piloti si sono succeduti al volante (ricordiamo tra gli altri Juan Pablo Montoya, Nico Rosberg, Mark Webber, Rubens Barrichello, Nico Hulkenberg, Valtteri Bottas, Felipe Massa, fino ad arrivare ai giorni nostri con il duo costituito da Lance Stroll e Sergey Sirotkin). Una menzione speciale la merita però il venezuelano Pastor Maldonado: sua l'ultima vittoria del team inglese nel 2012 al termine del Gp di Spagna, davanti alla Ferrari F2012 di Fernando Alonso.
Al momento non si sa ancora chi sarà il compagno di squadra di Russell: a giocarsi il secondo sedile sono il già citato Sirotkin, e il terzo pilota del team Robert Kubica, oltre al pilota Force India Esteban Ocon, il quale secondo alcune fonti vorrebbe legarsi alla Williams per un solo anno, in modo tale da farsi trovare pronto per la Mercedes in ottica 2020, visto che a fine 2019 scadrà il contratto di Valtteri Bottas.

George Russell, sarà dunque, il sesto pilota britannico nella storia del team di Grove a correre con la Williams. Il primo è stato Jonathan Palmer, padre dell'ex pilota Renault Jolyon. Dopo aver testato nel 1982 la monoposto britannica facendo segnare dei buoni risultati, Frank Williams gli offrì la possibilità di correre l'anno successivo il Gp d'Europa in programma sul circuito di Brands Hatch a bordo di una terza FW08C. Qualificatosi 25° (dietro a Keke Rosberg, 16°, e al contempo davanti a Jacques Laffite che con il 29° tempo venne eliminato), Palmer concluse al 13° posto (con Rosberg costretto al ritiro al 43° Giro per problemi al motore) staccato di due giri dal vincitore Nelson Piquet su Brabham-BMW.

Il pilota britannico che più di altri ha lasciato dietro di se un ottimo ricordo in Williams è stato sicuramente Nigel Mansell, non solo per il numero di stagioni corse per il team di Grove (6) ma anche per l'aver vinto il titolo piloti 1992.
Approdato in Williams nel 1985, Nigel conquista già in quell'anno le sue prime vittorie in Formula 1 a Brands Hatch e a Kyalami. Nel 1986 resta fino all'ultimo in lizza per il titolo salvo poi doversi ritirare nel corso dell'ultima gara in Australia sul circuito di Adelaide per aver dechappato un pneumatico in pieno rettilineo. Cinque le vittorie conseguite (Belgio, Inghilterra, Francia, Gran Bretagna e Portogallo) in una stagione contrassegnata dal bruttissimo incidente d'auto occorso al patron Frank Williams a Camargue mentre stava tornando dai test pre-campionato, e che gli porterà una frattura della colonna vertebrale con conseguente paraplegia.
Nonostante le sei vittorie stagionali (San Marino, Francia, Inghilterra, Austria, Spagna, Messico) e le 8 pole conseguite, anche il 1987 vede Mansell rinunciare al sogno del titolo iridato. Decisivo in questo caso un bruttissimo incidente occorso nelle prove libere del Gp del Giappone che lo spingeranno a saltare le ultime due gare a causa delle numerose contusioni all'altezza della colonna vertebrale. A vincere il titolo è così il suo compagno di squadra, Nelson Piquet.

Dopo una stagione 1988 piuttosto deludente a causa della sostituzione dei motori Honda (passati alla McLaren) con quelli Judd, Mansell lascia la Williams per approdare nel biennio 1989-1990 in Ferrari. Nel biennio 1991/1992 il Leone d'Inghilterra torna  a Grove, dove trova una Williams decisamente più competitiva rispetto al periodo precedente grazie alla partnership con i motori Renault, in ascesa rispetto ai propulsori Honda.
Se nella prima parte della stagione 1991 la Williams FW14 paga alcuni problemi di affidabilità, Mansell grazie alle vittorie conseguite in Francia, Inghilterra e Germania  (a cui seguiranno poi quelle in Italia e Spagna) riesce a riaprire la lotta per il Mondiale contro la McLaren guidata da Senna. Ancora una volta, però, a vincere è il pilota brasiliano, il quale approfitta sia della squalifica di Mansell in Portogallo a causa di un errato montaggio della gomma durante la sosta ai box, sia del ritiro dell'inglese in Giappone a causa di un errore alla prima curva.
Mansell si  prenderà però una grossa rivincita l'anno dopo (1992) vincendo il titolo mondiale con la sua Williams FW14B con ben 9 vittorie (Sudafrica, Messico, Brasile, Spagna, San Marino, Francia, Inghilterra, Germania e Portogallo) e 16 pole position. L'inglese inizialmente decide di ritirarsi al termine della stagione, salvo poi tornare in pista nel 1994 con la FW16 in quattro gare (Francia, Europa, Giappone e Australia), vincendo l'ultima.

Al suo fianco un giovane Damon Hill (figlio del tre volte campione del mondo Graham) che aveva debuttato in Williams nel 1993 come seconda guida al fianco di Alain Prost, che sarebbe poi diventato Campione Del Mondo per la quarta volta. In quella prima stagione con il team di Grove disputata con il numero 0, Hill conquista la prima pole in Francia, per poi andare a vincere i Gp d'Ungheria, Belgio e Italia.
Nel 1994 Hill disputa le prime gare al fianco di Ayrton Senna confermando sulla livrea il numero 0. In seguito alla drammatica scomparsa del pilota brasiliano ad Imola, il pilota inglese prende le redini della squadra candidandosi come serio rivale nella lotta al titolo mondiale contro il pilota tedesco della Benetton, Michael Schumacher. In quell'anno Hill conquista 6 vittorie (Spagna, Inghilterra, Belgio, Italia, Portogallo e Giappone), a cui seguono poi le 4 della stagione 1995 (Argentina, San Marino, Ungheria ed Australia) in un biennio che vede il campione tedesco della Benetton vincere ben due titoli iridati.
Con il passaggio di Schumacher in Ferrari, il 1996 vede Damon Hill vincere il titolo iridato con la Williams FW18  conquistando ben 8 vittorie (Australia, Argentina, Brasile, San Marino, Canada, Francia, Germania e Giappone) nella lotta in famiglia con il compagno di squadra Jacques Villeneuve.

Il biennio 1994-1995 vede l'esordio in Formula 1 e in Williams di David Coulthard. Se la stagione 1994 vede come miglior risultato il secondo posto nel Gp di Portogallo, la stagione 1995 registra la  sua prima vittoria in Formula 1 sul circuito dell'Estoril in Portogallo il 24 Settembre, a cui seguiranno 4 secondi posti (Brasile, Germania, Ungheria, Gp Pacifico) e 3 terzi posti (Francia, Inghilterra e Gp Europa). Al termine della stagione 1995 Coulthard passerà in McLaren con cui correrà fino al 2004, prima di chiudere la carriera in Formula 1 con la Red Bull.

L'ultimo pilota britannico a correre con la Williams in Formula 1 prima dell'annuncio dell'ingaggio di George Russell è stato Jenson Button (al debutto nella massima serie automobilistica) nella stagione 2000. I suoi migliori risultati a bordo della FW22 motorizzata BMW saranno un quarto posto in Germania, e ben 4 quinti posti in Gran Bretagna, Austria, Belgio e Giappone.