Formula 1

F1, Ricordando Sergio Marchionne

© LAPRESSE

La Ferrari e l'intero mondo della Formula 1 piangono la scomparsa di Sergio Marchionne, avvenuta questa mattina a Zurigo.

Un grande manager e al contempo un grande motivatore. La Ferrari ha perso oggi il suo Presidente. Sergio Marchionne, purtroppo, non ce l'ha fatta. Ricoverato all'Universitätspital di Zurigo a fine Giugno per un intervento alla spalla sinistra, nel corso degli ultimissimi giorni le sue condizioni erano andate progressivamente peggiorando fino a diventare irreversibili nella giornata di domenica, quando era stato trasportato in terapia intensiva. Questa mattina l'annuncio della sua morte da parte della struttura sanitaria elvetica, che ha scosso non poco non solo gli amici e i familiari, ma anche  l'intero mondo della Formula 1, che in queste ore sui social network sta rendendo omaggio all'ormai ex Presidente del gruppo FCA.

Un'avventura in Ferrari, quella di Sergio Marchionne, iniziata il 13 Ottobre 2014, quando, dopo aver ricevuto il testimone dall'allora Presidente Luca Cordero di Montezemolo,annuncia la quotazione della scuderia in Borsa,  con una squadra sostanzialmente da rifondare al termine di una stagione, la prima dell'era turbo ibrida, risultata a dir poco fallimentare per la scuderia di Maranello, con il licenziamento dell'allora capo dei motoristi, Luca Marmorini (a cui seguirà Mattia Binotto), e l'addio dopo le prime tre gare da parte dello storico Team Principal, Stefano Domenicali, e l'interim svolto fino a quel momento da Marco Mattiacci, che verrà sostituito al termine della stagione dall'attuale Team Principal, Maurizio Arrivabene.

Proprio l'arrivo di Arrivabene rappresenta il primo tassello della Ferrari targata Marchionne, che vedrà nelle settimane successive l'allontanamento del Dt Pat Fry e del progettista Nicholas Tombazis, sostituiti rispettivamente da James Allison e da Simone Resta. È in questa fase che si comincia ad intravvedere quello che sarà uno dei caposaldi del 66enne manager di Chieti nella gestione della Rossa: valorizzare i giovani tecnici emergenti italiani presenti all'interno della scuderia, invece di andare a cercare all'esterno i tecnici inglesi di grido.
I primi risultati si vedono già nel 2015, con una monoposto, la Ferrari SF15-T, capace di vincere tre gare (Malesia, Ungheria e Singapore) con il neo arrivato Sebastian Vettel, e di portare in 15 dei 19 appuntamenti stagionali almeno uno dei piloti Ferrari sul podio, andando così a  conquistare il secondo posto della classifica costruttori, alle spalle dell'imprendibile Mercedes del duo Hamilton-Rosberg.

Grandi le aspettative per la stazione 2016, ma purtroppo la nuova monoposto, la SF 16-H, non solo non si aggiudicherà alcuna delle 20 gare in programma ma, oltre a denotare una minore affidabilità rispetto alla SF15-T, verrà superata a livello di prestazioni anche dalla Red Bull. A pagare questa situazione è Allison che si dimette dal suo ruolo di Dt per tornare in Inghilterra per stare vicino ai suoi figli, dopo la prematura scomparsa dell'amata moglie Rebecca (tornerà come Dt in Mercedes dal Marzo 2017 dopo i nove mesi di gardening leave).

Una nuova difficoltà per la scuderia di Maranello, prontamente risolta grazie a un'altra grande intuizione di Marchionne, il quale decide di affidare la Direzione Tecnica della squadra all'allora capo dei motoristi, lo svizzero Mattia Binotto, capace di un grande lavoro di recupero sul fronte power unit. Binotto accetta l'incarico, e, una volta allontanatosi il capo degli aerodinamici Dick De Beer, affida la gestione della parte aerodinamica al duo costituito da Enrico Cardile e da David Sanchez. Non mancano le polemiche con l'allora capo della Formula 1, Bernie Ecclestone, il quale critica il team di Maranello per essersi affidato a troppi tecnici italiani, ma i risultati alla fine sono dalla parte del Presidente Ferrari, con la Rossa che non solo lotterà per il titolo mondiale fino a due gare dal termine nella stagione 2017, ma che si riconfermerà una volta di più anche quest'anno denotando una grande superiorità sia da un punto di vista telaistico che motoristico, potendo contare in quanto ultimo ambito sul prezioso e decisivo contributo di Corrado Iotti, che nel Luglio dello scorso anno aveva preso il posto di Lorenzo Sassi (passato alla rivale Mercedes).

Non solo: uno dei più grandi meriti da attribuire a Sergio Marchionne è stato quello di dar modo ai tecnici Ferrari di poter osare di più nella progettazione della monoposto, dopo anni in cui il team di Maranello si limitava solo a riprendere soluzioni messe a punto precedentemente dagli avversari.
Una squadra rinata, dunque, agguerrita più che mai nel tentativo di lottare per il Mondiale 2018, che purtroppo il suo Presidente non potrà più vedere.

Preservare il DNA della Formula 1 dai tentativi di rivoluzione da parte degli americani di Liberty Media. Negli ultimi mesi (e più precisamente dal Novembre dello scorso anno) era diventata questa la battaglia di Sergio Marchionne, condotta al fianco degli amici-nemici della Mercedes, insieme all'amico Dieter Zietsche, capo della stella a tre punte, in merito al regolamento tecnico delle monoposto 2021 e delle rispettive power unit, con il 66enne manager di Chieti che più volte aveva ribadito come in caso contrario la Ferrari non avrebbe esitato a lasciare il Circus. Da capire ora, con la sua scomparsa, quale sarà la linea che il nuovo Presidente della scuderia di Maranello, John Elkann, e l'ad Louis Camilleri, vorranno seguire.

Un grande Guerriero, Sergio Marchionne, che inevitabilmente mancherà nelle prossime settimane e nei prossimi anni a Maranello. Alla squadra, a quella stessa squadra che lui aveva fortemente voluto e a cui teneva così tanto il compito di rendergli omaggio nella maniera migliore possibile non solo andando a vincere il Gp di domenica in Ungheria, ma anche e sopratutto provando a rompere quel digiuno iridato che dura ormai da 11 anni. Sarebbe questo il regalo migliore per un uomo entrato come manager alla Presidenza della Ferrari e poi innamoratosi del fascino sempiterno del Cavallino Rampante.