Giornale di critica e di politica sportiva fondato nel 1912

Guerin Sportivo 110 anni: La più bella e gioiosa comunità sportiva

Guerin Sportivo 110 anni: La più bella e gioiosa comunità sportiva

Il Guerin Sportivo ha rappresentato il giornale dell’adolescenza e quello in cui ho iniziato a lavorare come giornalista, assunto da Filippo Grassia nel ‘92. Ho avuto il privilegio di guidarlo per otto anni, con l’azzardo dell’editore Roberto Amodei di nominarmi direttore a 37 anni. 

Matteo Marani

4 gennaio

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Voglio sfuggire, nel giorno dei 110 anni del Guerin Sportivo, alla facile retorica. È evidente che questo giornale sia stato e sia qualcosa di speciale per ognuno di noi, una presenza straordinaria nelle nostre vite. Un rito, un appuntamento, un amico, un sentimento. Per me ha rappresentato il giornale dell’adolescenza e quello in cui ho iniziato a lavorare come giornalista, assunto da Filippo Grassia nel ‘92. Ho avuto il privilegio di guidarlo per otto anni, con l’azzardo dell’editore Roberto Amodei di nominarmi direttore a 37 anni. Non posso scordare.

Ma il Guerino è vostro, è soprattutto vostro. E dunque auguri a tutti voi. Anche qui non è retorica, è verità. Questa è la più bella e gioiosa comunità dell’editoria sportiva italiana, la stessa che le ha permesso di rimanere il più antico periodico al mondo, mentre altre decine e centinaia di altri fogli scomparivano. Nel 1915, quando il Piave mormorava per la Grande Guerra, la redazione chiuse e andò interamente al fronte. Eppure il 4 maggio 1919, come ricordava ogni volta Paolo Facchinetti, amico che non c’è più, il Guerino tornò nelle edicole. Accadde qualcosa di incredibile e di nuovo nel ‘45, quando il giornale - ridotto a una sola, esilissima pagina - non smise di uscire nonostante sotto la redazione di Milano divampasse la guerra civile e malgrado Mussolini, nel vicino teatro Lirico, professasse fiducia in una vittoria che fu invece disfatta e vergogna.

Perché il Guerin Sportivo, che avete in questo momento tra le mani su carta o iPad, è un modo di guardare allo sport (e forse all’intera vita) prima ancora che una testata giornalistica. L’ho capito nel corso dei tanti anni in cui l’ho letto e l’ho scritto. Il Guerino è bastian contrario per definizione, un po’ per assolvere il ruolo di coscienza critica scomparsa altrove, un po’ perché qui dentro si sono sempre esercitate penne meravigliose, anarchiche, pungenti. Ovviamente dal più grande di tutti, Gianni Brera, al mitico Camin, giornalista-vignettista-direttore, a una serie formidabile di scrittori. Su tutti, fatemi scegliere Luciano Bianciardi, massimo intellettuale del Dopoguerra, che dopo una Vita agra ci lasciò giusto cinquant’anni fa. La forza del Guerino risiede nel patto che ha stretto da sempre con i suoi lettori. Nasce da questo legame il suo coraggio nell’essere controcorrente, libero. Quanti di voi ho incontrato in oltre trent’anni di vita: in viaggio da inviato, nelle serate da direttore, oggi nei nuovi compiti televisivi. Eppure ogni volta viene come da abbracciarsi fra noi appena ci incontriamo. Guerinetto dal 1974, Guerinetto dal 1981, fino ai più giovani. È un gruppo, il Guerino, è facebook prima di facebook. Uso il nome di una vecchia rubrica, “Palestra dei lettori”, curata dal mio amatissimo maestro Nascetti. Ecco: il Guerino è palestra per i lettori. Mille cose si devono a queste colonne: i simboli delle squadre, l’ingresso del costume nel pallone, le moviole disegnate, il colore, il Film del campionato, ma il patrimonio più prezioso resta la fantastica nicchia di sapere, autorevolezza, pulizia morale. Non ha prezzo, né tempo.

Giornale di critica sportiva, come portava scritto sotto alla testata alla sua nascita. A proposito, nel primo numero del 4 gennaio 1912, che ritrovammo dieci anni fa per la celebrazione del centenario, c’era già il primo graffio d’autore: «Il Guerin Sportivo non è un deputato socialista. Seguirà il suo programma». Scrivere sul Guerino è stato come vivere con il passaporto diplomatico, ringraziando tutti i direttori dai quali ho imparato parecchio. Potevi e puoi scrivere ogni cosa, a patto che tu lo faccia con competenza, grande conoscenza - meglio se di calcio internazionale e storia del pallone - e soprattutto molta indipendenza. Il Guerino profuma di indipendenza, è indipendenza stessa. Ho imparato a riconoscerla quando aspettavo il martedì davanti all’edicola e l’ho sentita sulle scrivanie quando vi sono entrato ragazzo. Sono stato il primo direttore, per dato anagrafico, nato nei Settanta e cresciuto a pane e Guerino. I miei sono stati anni belli, stupendi, entrato stagista e uscito direttore, con due figli in più. Il terzo l’ho lasciato, ma mai abbandonato, il 29 febbraio 2016. Mi è toccato fare fronte, in anni duri, alla resistenza per mantenere in vita il giornale. Pochi mezzi, molti timori, ma sentendovi vicini. Non voglio parlare di me, ma di Gigi, Chicco, Vanni, Rossano, senza i quali non ce l’avrei fatta. Il Guerino è più grande di tutto, anche di chi ha pensato di essere lui più importante del Guerino. Oggi è un giorno grandissimo, grandioso. Vorrei simbolicamente brindare con tutti voi, da Ivan all’ultimo dei lettori, per condividere la gioia di vederlo compiere 110 anni di vita, dopo che dal fiume della storia sono transitati oltre 70 governi, 11 presidenti della repubblica, 10 papi e ben due secoli di avvenimenti.

Il Guerino c’è, il Guerino è. Auguri grandi.

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