Un po’ portiere, un po’ goleador

La storica doppietta del figlio di Rambo Koeman è diventata virale. Ronald Junior si aggiunge a una lunga lista capeggiata dai leggendari Chilavert e Rogerio Ceni

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Un po’ portiere, un po’ goleador

Pietro Santercole/EdipressPietro Santercole/Edipress

Pubblicato il 13 settembre 2026, 11:00

È andato in rete due volte, realizzando una doppietta - di rigore - con il suo Telstar nel 2-2 contro il Cambuur dello scorso 6 settembre in Eredivisie e diventando il primo estremo difensore europeo a servire il bis in una singola partita di calcio. Sui social è diventato virale, nonostante non riuscirà mai a emulare le gesta di papà Rambo, un po’ leggenda olandese e un po’ ex cittì della nazionale Oranje. Ma Ronald Koeman Junior si è ritagliato comunque il suo spazio, generando hype e allungando la lunga lista di portieri senza tempo, capaci di passare alla storia più per i gol messi a segno che per le parate compiute.

 

 

 

 

El bulldog Chilavert

Quando si pensa a un portiere-goleador, il primo nome viene spontaneo. José Luis Chilavert è stato un estremo difensore moderno prima ancora che i piedi di un portiere diventassero una priorità per gli allenatori attuali, rispetto alle mani. Soprannominato El Bulldog, sia per il suo temperamento esplosivo e lo sguardo minaccioso, sia perché spesso lo si vedeva in campo con maglie personalizzate con il disegno di un bulldog da cartone animato sul petto, Chila aveva tra le sue skills l’incredibile maestria nel calciare rigori e punizioni. Nel calcio di oggi si predilige, a volte esagerando, la ricerca di un portiere abile con i piedi e nelle letture di gioco, capace di servire i compagni con precisione millimetrica. Ebbene, il paraguaiano faceva tutto questo a cavallo tra gli anni Novanta e l'inizio degli anni Duemila: era un vero regista difensivo, che imponeva la sua presenza nell'area di rigore avversaria con uscite coraggiose e guidava la linea difensiva con un carisma borderline intimidatorio. Era un po’ portiere e un po’ goleador, appunto. Grazie a un mancino da 10, tanto potente quanto preciso, riuscì a realizzare qualcosa come 67 gol ufficiali (8 con la nazionale, 48 con la maglia del Velez, l'unico a realizzare una tripletta): statistiche importanti, ma nemmeno lontanamente paragonabili a quelle del numero uno dei numeri uno.

 

 

 

Rogerio Ceni e la scuola sudamericana

In Italia si potrebbe pensare a Provedel - l’ultimo portiere italiano a segnare un gol in Champions League ai tempi della Lazio contro l’Atletico Madrid - oppure al bergamasco Brignoli. Che nel 2017, al Vigorito, ai tempi del Benevento, regalò il primo punto stagionale ai giallorossi in Serie A nell’iconico 2-2 col Milan, l’ultima rete di un portiere goleador nel massimo campionato nostrano. In Sudamerica, invece, l'idea che un portiere possa trasformarsi nel primo rigorista o nello specialista delle punizioni è una realtà consolidata da decenni. Ma se nell'immaginario collettivo il paraguaiano José Luis Chilavert ha rappresentato la leadership carismatica e la potenza sui calci piazzati, il numero uno dei numeri uno è l’imbattibile e inimitabile Rogerio Ceni. Oltre mille partite con un unico club, quel San Paolo con cui ha giocato per 25 anni, dal 1990 al 2015, di cui oltre 900 caps da capitano: se per molti portieri segnare un gol è un evento eccezionale, figlio di un blitz nell’area avversaria o di una mossa disperata nei minuti di recupero, per il brasiliano di Pato Branco era una costante tattica. L’attuale tecnico del Bahia ha trasformato il calcio di punizione dal limite in un secondo rigore, lavorando per oltre vent'anni con una precisione maniacale. A differenza della potenza pura di Chilavert, la dote principale di Rogerio Ceni era il calcio piazzato a effetto, a rientrare. Si allenava calciando fino a 150 punizioni a sessione per perfezionare il momento dell'impatto sul pallone, puntando quasi sempre l'incrocio dei pali, sopra la barriera. Riflessi felini e un senso della posizione impeccabile sì, ma è passato alla storia più come goleador che come portiere: 61 punizioni vincenti, 69 penalty trasformati e una sola rete “su azione”, per un totale di 131 marcature certificate dalla FIFA, quasi il doppio di Chila. La scuola sudamericana dei portieri goleador, comunque, non si ferma a Brasile e Paraguay. Altri due interpreti sudamericani hanno segnato la storia di questo “ruolo speciale”. Come non nominare Rene Higuita: pioniere assoluto e simbolo dell'estro colombiano degli anni '90, El Loco ha collezionato 43 gol, ridefinendo la figura del "portiere-libero" e uscendo spesso dall'area di rigore palla al piede per impostare l'azione o tentare il dribbling (nel suo caso estremizzando, fino ad arrivare a inventare l’iconico gesto dello "Scorpione" nel 1995, e non in uno stadio qualsiasi, ma nel tempio di Wembley, proprio contro l'Inghilterra. Perfino il Perù ha forgiato un portiere-goleador: Johnny Vegas Fernández, autore di 45 gol, di cui 30 su rigore e 9 su punizione. Ronald Koeman Jr. è ora a quota tre, su altrettanti penalty tirati. La lista dei portieri-goleador continua comunque ad allungarsi grazie al figlio di Rambo.

 

 

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