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Kalinic, presenza fissa

Kalinic, presenza fissa

«Mi adatto a più posizioni, l’importante è giocare. Qui giocherò per aiutare la squadra e vedremo quanti gol riuscirò a segnare»

Redazione

7 dicembre

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Ormai è diventato un habitué di questa classifica, suo malgrado. (Stra)vincitore del Calciobidone del 2018 (quando giocava nel Milan), riuscì quasi a bissare nel 2019, quando la mesta annata alla Roma lo fece arrivare al 2° posto, dietro al compagno di squadra Patrick Schick. In pratica, il positivo (ma non “eccezionale”) biennio alla Fiorentina gli ha permesso di godere di un certo credito, tuttavia a Milano lo ricordano come “erede” di Kluivert e Ricardo Oliveira, due che in rossonero hanno lasciato il segno ma... in senso inverso. Purtroppo, nei momenti di difficoltà ha evidenziato problemi di carattere, visto che sottoporta viene spesso divorato dall’insicurezza e i gol più facili da realizzare erano diventati un’utopia.

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Neanche il declassamento in provincia gli è servito a ritrovare la via del gol: al Verona, nonostante gli insuccessi personali collezionati in Italia, forse pensano che una realtà più piccola possa essere a lui più congeniale e auspicano una sua rinascita, tanto che viene considerato l’acquisto più importante per il tecnico Juric. Ma il primo anno veneto fatica a segnare (solo 2 reti), tanto che a gennaio corsero ai ripari acquistando Lasagna dall’Udinese. Finito ai margini con Di Francesco che gli preferisce Simeone, con l’arrivo di Tudor viene rispolverato dalla panchina, ma solo ogni tanto imbrocca la gara giusta (unico acuto la doppietta contro la Salernitana): decisamente, troppo poco. PERSISTENTE.

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