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Ramsey, “chef” da incubo

Ramsey, “chef” da incubo

RAMSEY (Juventus) – «Grazie a tutti di essere venuti qui oggi. Vorrei dire quanto sono contento di essere venuto alla Juventus, una delle squadre più grandi al mondo. Scusate il mio italiano, non è molto buono, ma sto studiando»

Redazione

29 dicembre

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Aaron Ramsey si è presentato a stampa e tifosi in un italiano stentato: poche parole, ma di spessore, pronunciate da un calciatore abituato a calcare campi importanti, così come lo è il suo ingaggio plurimilionario. Sceglie una maglia pesante, la numero 8, ereditata da Marchisio, uno che alla Vecchia Signora ha mostrato grandi giocate ed un attaccamento alla maglia senza pari. All’Arsenal la visione di gioco e la sua spiccata propensione alle giocate offensive lo hanno reso uno dei giocatori più interessanti della Premier League. A spingerlo alla Juve fu la china negativa intrapresa dalla squadra londinese, pur finalista di Europa League nel 2019 (contro il Chelsea del suo futuro allenatore Sarri), finale che, tra l’altro, lo stesso Ramsey non ha disputato, frenato da uno dei suoi numerosi infortuni muscolari. A Torino i tifosi si aspettavano prestazioni maiuscole e una mezza dozzina di gol, specialmente nelle partite più difficili, ma come spesso capita la realtà si rivela ben diversa: un solo gol “importante” per lui, contro l’Inter, nella partita che sarebbe stata l’ultima del pre-lockdown da Covid-19, a cui sono seguiti mesi ben al di sotto delle aspettative. Prima ancora, un altro paio di reti in campionato ed una fortunosa in Champions League, contro la tenace ma non irresistibile Lokomotiv Mosca. Pur con lo Scudetto in tasca, si è visto solo a sprazzi il suo talento, intervallato a sporadici stop per infortuni e a cronici ritardi di condizione. Per le aspettative che la Juventus nutriva, Ramsey ha fatto decisamente troppo poco. I tifosi si attendevano un nuovo Marchisio, invece hanno praticamente rivisto in lui un certo Ian Rush, suo connazionale, mai partecipe alle iniziative della squadra, poco rimpianto dai tifosi e con una nota di demerito anche in Italiano. Se fosse parente del noto chef Gordon, sarebbe un cuoco da “Cucine da Incubo”. ISOLATO.
Cristian Vitali e Redazione Calcio Gourmet per Calciobidoni.it

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