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I compagni di Maradona© LAPRESSE

I compagni di Maradona

A un anno dalla morte il più grande calciatore di sempre è più vivo che mai nel ricordo di compagni, avversasri, chiunque. Perché il calcio non è soltanto calcio...

Stefano Olivari

25 novembre

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Diego Maradona è morto un anno fa, ma sembra ancora vivo e non soltanto per l'osceno circo intorno alla sua eredità finanziaria e spirituale, su cui è meglio sorvolare vista la situazione in cui Maradona ha lasciato questo mondo. Maradona è vivo perché al di là delle discussioni sul più grande calciatore di sempre, che magari anche in senso strettamente tecnico è stato lui ma non si può mai dire, lui è stato quello che fra i grandi ha lasciato una traccia in ogni compagno o avversario.

Una traccia positiva. Perché, fateci caso, anche il più insignificante addetto ai lavori del calcio ha un aneddoto su Maradona e quasi mai con il fuoriclasse argentino che ne esca male. Pur essendo, e va ribadito in questo clima di santificazione, un uomo che nel privato ha commesso tantissimi errori ed anche alcune porcherie. Però gli avversari lo rispettavano, ammirati anche dalle botte incredibili che in quell'era pre-VAR prendeva, ed i compagni lo idolatravano. Non perché li facesse vincere, molti sono i campioni che hanno fatto vincere le loro squadre e molti lo hanno fatto anche più di Maradona, ma perché li rispettava in automatico. Mai una lamentela per uno stop sbagliato, mai un rimprovero per un lancio troppo lungo o per un errore difensivo che vanificava le sue prodezze.

Soprattutto disponbilità massima ad ascoltarli e non per modo di dire: la famosa amichevole di Acerra del 1985, pagando l'assicurazione di tasca propria e litigando con Ferlaino che temeva per la sua incolumità, solo perché Puzone gli aveva chiesto un favore per un bambino sfortunato, è un episodio conosciuto fra i tanti rimasti confinati a racconti di tante strade di Buenos Aires e Napoli.

Non facciamo un torto a Careca, Alemão, Crippa e a tutto il Napoli dello scudetto 1989-90, dove Zola era una riserva (!), dicendo che il vero Napoli di Maradona fosse quello del primo scudetto, quello che schierava spesso e volentieri Caffarelli, Volpecina, Sola, Muro... È probabile che questo rapporto di Maradona con i compagni meno forti fosse anche un limite, quello che lo ha tenuto fuori dai grandi giri tradizionali e fatto scappare da Barcellona, per non parlare di certe sue 'non conocazioni' nella nazionale argentina, ma è anche uno dei motivi per cui rimarrà amatissimo. A un anno dalla morte e crediamo anche a cinquanta.

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