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La notte di Bernard Tapie© Instagram @olympiquedemarseille

La notte di Bernard Tapie

Addio ad uno degli uomini più popolari di Francia, il cui nome nel calcio sarà per sempre legato all'Olympique Marsiglia. Tuttora unico club transalpino ad essere diventato campione d'Europa...

Stefano Olivari

3 ottobre

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Bernard Tapie è mortio a 78 anni ed è stato uno degli uomini più popolari di Francia, protagonista in più campi: l’economia, la politica e anche, venendo a noi, lo sport. Prima nel ciclismo con la Vie Claire di Bernard Hinault e poi nel calcio con l’Olympique Marsiglia. Che con Tapie diventò nel 1993 la prima squadra francese a conquistare la Coppa dei Campioni-Champions League, fra l’altro nella prima edizione della Champions League propriamente detta, rimanendo l’unica. Un record quasi incredibile se si pensa allo Stade Reims di Kopa e a quello immediatamente successivo di Fontaine, al Saint-Étienne di Robert Herbin, al Monaco di Deschamps e ovviamente al Paris Saint-Germain dell’ultimo decennio, quello delle spese senza limiti. Tutte finaliste, a volte con rimpianti. Ma per vincere, anche quando si è più forti, ci vuole qualcosa in più e Tapie lo aveva.

Quando nel 1986 Tapie diventò presidente dell’OM prese in mano una realtà calcistica molto amata, che però da tanti anni alternava Division 2 e bassa classifica nel campionato maggiore. Subito dichiarò che ne avrebbe fatto il primo club d’Europa ed in moltio sbeffeggiarono un uomo che in ogni contesto in cui poi ha vinto è stato all’inizio trattato come un parvenue. Evidenti la analogie (compresa una carriera giovanile di cantante, anche se quella di Tapie è stata molto migliore) con Berlusconi, un paragone che il francese ha sempre rifiutato: difficile amare chi ti somiglia, soprattutto se in certi campi è un tuo avversario.

Tapie fece seguire i fatti alle parole e i suoi primi grandi acquisti furono, subito dopo il Mondiale messicano, Karl-Heinz Forster e Giresse, cioè uno dei migliori difensori del pianeta e uno dei centrocampisti della più bella Francia di sempre, quella di Platini. Poi sarebbero arrivati Papin, Waddle, Klaus Allofs, Francescoli, Abedi Pele, Deschamps, Boli, Desailly, Völler, Boksic, Cantona e altri. Non tutti insieme, perché gli innamoramenti e i disamoramenti di Tapie erano repentini e spesso inspiegabili.

Discorso che a maggior ragione valeva con gli allenatori, quello che gli resistette meglio fu Raymond Goethals che nonostante il grande passato con Belgio e Anderlecht era dal suo presidente apertamente disprezzato. E del resto Tapie aveva la pretesa di spiegare il calcio a Beckenbauer, un altro dei stipendiati eccellenti... Tapie, nel frattempo diventato anche patron dell’Adidas e che di lì a poco sarebbe diventato anche ministro, riusciva ad arrivare a chiunque volesse ed il colpo non gli riuscì soltanto con Maradona. Non per volontà di Maradona, che nel 1989 si sentiva pronto a lasciare Napoli, ma per quella di Ferlaino che lo trattenne con la forza del contratto in un momento in cui al Marsiglia avrebbe potuto chiedere qualsiasi cifra.

Al di là dei quattro campionati vinti e di tante altre cose, il decennio di Tapie, chiuso dallo scandalo Valenciennes che costò una retrocessione a tavolino e tanti altri danni, ha avuto una sua indiscutibile notte magica: quella del 26 maggio 1993 a Monaco di Baviera, quando nella finale di Champions League la squadra di Goethals sconfisse il Milan di Capello che aveva avuto una eccellente stagione ed era favorito. In campo per Tapie c’erano Barthez, Angloma, Desailly, Deschamps, Völler e Boksic, mentre per Berlusconi invece Baresi, Maldini, Donadoni, Albertini, Rijkaard e un Marco van Basten purtroppo all’ultima partita della sua vita, a nemmeno ventinove anni. Insomma, una sfida stellare fra una squadra con tredici francesi su sedici ed un’altra con tredici italiani su sedici: un equilibrio quasi perfetto, che due anni dopo la sentenza Bosman avrebbe distrutto.

Una partita che il Milan giocò abbastanza bene, anche se aver preferito Van Basten mezzo rotto a Papin sano si sarebbe rivelato un errore, e che fu risolta da un colpo di testa di Basile Boli su cross di Pelé. Poche settimane di festeggiamenti e poi il Marsiglia di Tapie sarebbe stato travolto dagli scandali, non soltanto il tentato accomodamento della partita con il Valenciennes. Ma quel trionfo rimane e Bernard Tapie ne fu l’artefice principale. Non era soltanto un uomo molto ricco e spregiudicato, con questo metro i qatarioti avrebbero già otto Champions nella bacheca. Era uno che trasmetteva qualcosa, anche se ad un certo punto nemmeno lui sapeva bene che cosa. Un grandissimo, considerando il punto davvero basso da cui era partito.

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